Uno spot per rilanciare il senso del peccato / A Tv commercial and the sense of sin
How can a Catholic person react to the TV commercial that turns a church, confession, and even absolution into a humorous backdrop for selling football? For philosopher Primavera Fisogni, this ad designed to mock or play with Catholic imagery, may actually force believers to confront a question they have been avoiding: whatever happened to our sense of sin?

Di Primavera Fisogni
Le vie del Signore sono infinite. Forse ci voleva proprio lo spot di una piattaforma tv a pagamento per parlare di un tema che non soltanto sembra desaparecido dal mondo contemporaneo, ma risulta un perfetto sconosciuto anche a quanti (i credenti in Dio) di fronte a quella parola dovrebbero sentirsi tremare le gambe. Parlo del peccato. Sì, della più temibile insidia per le anime, ormai messa alla porta anche tra tanti battezzati, per non dire anche in qualche sacrestia, a fronte delle maglie larghissime della fede-fai-da te, per la quale peccare ha poco senso. Perché ormai si è fatta strada l’idea di un Dio dalla misericordia extralarge che, a prescindere dal pentimento del peccatore, alla fine ci metterà una pezza. Non è una critica a Papa Francesco che, al contrario, ha sempre collegato l’anelito misericordioso del Signore a chi si apre ad esso.
Semplicemente, la fede fai-da-te ha adattato a suo uso e consumo la dottrina di Dio-misericordia. Tutto più facile, di qui all’eternità. Amen.
Se, dunque, lo spot che promuove l’abbonamento al calcio in tv suscita un immediato senso di fastidio in chi crede, evoca molto di più il peccato di quanto se ne parli tra cattolici. Spiace riconoscerlo, ma è così.
La pubblicità in questione funziona perché si regge su una sceneggiatura sofisticata, si avvale di interpreti popolari tra gli appassionati di calcio e ha quel ritmo veloce che i pubblicitari più abili sanno imprimere quando si vuole raggiungere la testa, il cuore ed emozioni del pubblico. Poco importa allo spot declassare la blasfemia ( “Sta scritto: « Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto »” (Mt 4,10). ) da peccato a gag. Se il peccato è uscito di scena, che dire della condizione dell’anima che si macchia? Vita eterna? Che sarà mai… facciamo fatica a pensare alla fine del mese, con i costi del carburante e del carrello della spesa, figuriamoci se ci passa per la mente l’eternità.
Ma proprio per queste ragioni non si può restare indifferenti di fronte a un micro-film che, oltre a ferire il cuore di chi crede, mette il coltello in una piaga antica con un tocco apparentemente ironico e sorridente. «Il più grande peccato di oggi è che gli uomini hanno perduto il senso del peccato», diceva papa Pio XII nel 1946. Parole rilanciate da Papa Francesco in almeno una celebre catechesi e dal suo predecessore, Benedetto XIV, che ha indicato la principale ragione di questo collasso (da lapsus, brutta scivolata) nel “secolarismo” o modernismo.
Nel settembre 2026, che cos’è mai il peccato? Ce lo racconta uno spot. Siamo in una chiesa, dove le sagome delle coppe europee di calcio hanno scalzato il Signore Gesù, la Vergine Maria, i Santi dalle vetrate, con un effetto di luogo di culto sconsacrato da videogioco, ideale contesto per messe di un colore particolare, il nero del maligno. In confessionale un attore abbigliato da sacerdote, viene colto nel momento in cui ascolta il penitente, dialoga con lui/lei, fino al momento dell’assoluzione. Questa ed altre scene, oltre a scimmiottare in modo decisamente blasfemo il Sacro, propinano a chi guarda, credenti e non credenti, un’idea di peccato insostenibilmente ridicola e pericolosa.
Pensiamo, per un attimo, all’impatto che questa ambigua sceneggiatura può avere sui giovanissimi. Su quei ragazzi che, anche nelle famiglie cattoliche, disertano la messa e i sacramenti dopo la Cresima, ai quali nemmeno l’esempio di genitori praticanti spesso dà motivazione per riallacciare l’amicizia con Gesù. Parlare di peccato non va di moda. Chi se la sente, anche nelle famiglie cattoliche, di dire con chiarezza che i rapporti sessuali fuori dal matrimonio sono peccato, secondo la dottrina della Chiesa? O che la contraccezione, per non dire l’aborto, va nel medesimo solco, proprio mentre cresce la disaffezione verso i sacramenti (matrimonio in primis)? Sarebbe facile usare, nei confronti di questo spot, la solita retorica del “cosa direbbe un musulmano se si facesse uno spot per la TV a pagamento sul Corano?”. Meglio accogliere, di buon grado anche uno spot che prende in giro la fede cattolica se in palio c’è una riflessione in più sul senso del peccato. Che, ci piaccia o no, si va perdendo, con la conseguenza di un’umanità alla deriva.
Abstract in English
The ways of the Lord are infinite, as philosopher Primavera Fisogni writes. Perhaps it took a TV ad for a paid sports streaming service to bring up a subject that seems to have almost disappeared from the modern world — and, even more surprisingly, from the lives of many believers: sin.
The ad uses a slick, fast-paced script and popular football personalities to turn a church, confession, and even absolution into a humorous backdrop for selling football. The sacred is transformed into a joke, while sin itself becomes something almost ridiculous and harmless. For many Catholics today, this may hit an uncomfortable nerve, precisely because the idea of sin has gradually faded from everyday faith. In its place, a kind of “do-it-yourself” religion has emerged, built around an idea of God’s limitless mercy that can sometimes seem to make repentance unnecessary.
Yet the real issue goes far beyond one provocative commercial. If sin has become something we barely talk about, what does that mean for the way believers understand their own spiritual lives — and especially for younger generations who are increasingly distant from Mass and the sacraments? The Church’s traditional teaching on sin, repentance, sexuality, contraception and abortion is rarely discussed openly, even within Catholic families.
The irony is that an ad designed to mock or play with Catholic imagery may actually force believers to confront a question they have been avoiding: whatever happened to our sense of sin? As Pius XII famously put it in 1946, “The greatest sin today is that people have lost the sense of sin.” Perhaps, uncomfortable as it may be, this football commercial has brought that forgotten question back into the spotlight. (The Editor)


Comments