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Ambiguity of AI: A Multifaceted Investigation

  • Writer: Primavera Fisogni
    Primavera Fisogni
  • Jun 15
  • 7 min read

The latest issue of Exagere, the review of SIPP (Società Italiana di Psicologia e Pedagogia), dives deep into the most debated topic of the time through the lens of a team of specialists. The interview with Dr Gianfranco Brevetto, the editor-in-chief, introduces the readers of REKH MAGAZINE LEISURE to the publication


Immagine simbolica di interazione con un chatbot (Wix Pics)
Immagine simbolica di interazione con un chatbot (Wix Pics)


Di Primavera Fisogni




Nel nuovo numero di Exagere (https://www.exagere.it/), la rivista della Società Italiana di Psicologia e Pedagogia (SIPP), va in scena un appassionante viaggio interdisciplinare tra intelligenza artificiale e condizione umana. Sorprende che un contributo, proprio quello a firma del suo direttore - il sociologo Gianfranco Brevetto - sia dedicato a Napoli.


Il suo dialogo con Marino Niola sembra portarci a questa conclusione: possiamo chiedere ai chatbot di tutto, ma non di restituirci i luoghi. Lì funziona soltanto la relazione. È così?


Un chatbot esiste per la funzione per la quale è stato programmato, cioè fornire delle risposte più o meno esatte, più o meno utili e a cui ci si rivolge o si è costretti a rivolgersi. Per quanto si possa progredire con l’IA, questa non potrà mai restituirci i luoghi. I profumi, i suoni, la luce naturale, le architetture, i colori e come questi si combinano tra loro. Non per avventurarsi in citazioni, ma nessun artificio ci potrà mai riproporre il “tutto-avvolgente” di cui parla Jaspers, l’orizzonte ultimo che ci include. Napoli, come tutti i luoghi che ci coinvolgono, consente esperienze che, almeno per ora, non sono affatto riproducibili al di fuori della presenza fisica.


Ormai sembra che tutto giri intorno all’intelligenza artificiale: dal linguaggio all’interazione, dalle paure alle speranze. Anche Papa Leone XIV ha declinato l’AI nella prospettiva della dottrina sociale della Chiesa…


Il Papa ha affrontato, come suo primo atto, un tema sfidante e di prioritaria attualità. Il vero problema, messo in luce in modo chiaro dall’enciclica, è quello di un mutamento repentino e sostanziale nel rapporto tra umano e tecnologia. Mutamento che si rafforzerà e velocizzerà con la diffusione dei computer quantistici. Nel campo del lavoro, il rapporto di questo con le nuove tecnologie è sempre apparso molto complesso e delicato. Ma ora, non si tratta più di sostituire il lavoratore con delle macchine, cosa avvenuta nel corso delle passate rivoluzioni tecnologiche, quando sostanzialmente i macchinari si facevano carico delle mansioni ripetitive o nocive. Il rischio, oggi, è quello dell’asservimento materiale dell’uomo alla macchina. Senza andare molto lontano, è quello che oggi avviene già nel campo delle consegne a domicilio: il lavoratore risponde in primo luogo agli implacabili algoritmi che scandiscono ogni momento della sua giornata.


Gianfranco Brevetto, direttore della rivista culturale Exagere
Gianfranco Brevetto, direttore della rivista culturale Exagere

Né apocalittici né integrati. Qual è la rotta che gli autori di Exagere ci indicano in questo lavoro collettivo?


Abbiamo discusso molto su questo argomento. Occorre stare attenti a demonizzare tutte le novità. Sappiamo bene che non basta rinchiudersi in atteggiamenti nostalgici e protettivi. La sfida dell’IA va affrontata, in primo luogo, rafforzando le capacità umane. Ma non basta. Quello che sta accadendo, occorre ribadirlo, non è qualcosa di divino che siamo costretti a subire: tutti i passaggi vanno governati con norme appropriate che regolino. Vi è poi l’aspetto etico sul quale occorre avere idee chiare sfuggendo ad ogni ambiguità. Al centro della vita politica, economica e sociale c’è l’uomo o un ipotetico progresso senza regole apparenti al quale affidarci?


In questo numero sono presenti anche due psichiatri: i dottori Angelo Grossi e Valter Cascioli. L’AI intercetta profondamente anche il disagio antropologico. Perché, a suo giudizio?


Gli autori provengono, come nella tradizione di questa rivista, da ambiti e contesti diversi, si tratta di professionisti per la maggior parte impegnati ogni giorno con realtà diverse tra loro. E ogni giorno ne intuiscono e verificano, concretamente le implicazioni e le insidie.

L’IA, ma questo è un mio modesto parere dopo aver con interesse letto gli articoli ai quali lei fa riferimento, ci pone di fronte al verosimile, a qualcosa che, a ben guardare, mostra il suo volto ambiguo, una madre che è nello stesso tempo una matrigna. Il disagio antropologico e il connesso rischio stanno proprio in questo: delegare e confidare, a presunte oggettività, scelte, affetti, interessi, con la speranza di evitare fatiche, dolori, ansie, che sono proprie della condizione umana.


Intelligenza emotiva e cognitiva sono uno scontro-incontro per Fratesi. Nell’ambito dell’educazione, però, l’AI sembra fare gravi danni. Lei che pensa?


Non gravi ma gravissimi. Nel campo dell’educazione ci sono moltissimi interessi in gioco. Non mi voglio sostituire ai bravissimi pedagogisti che collaborano con la rivista, ma mi sento di affermare che insegnare, o meglio educare, non può essere sostituito da uno scaricabarile, da un gioco del cerino. Ogni apprendimento e ogni conseguente valutazione sono fondati su rapporti continuativi tra persone. Il problema è sempre quello del farsi sedurre da scorciatoie, spesso improbabili, con il relativo prezzo da pagare per percorrerle. Non bisogna farsi prendere dalla fretta dovuta da una tecnologia invasiva e dalla fretta di adeguarsi. Vi è sempre, ricordiamocelo, una responsabilità personale che fa capo a educatori, famiglie, ecc.


Il problema dell’AI, secondo lei, è più orientato all’aspetto conoscitivo oppure a quello agentico / dell’agire?


Tutti e due i campi, ma il problema resta squisitamente antropologico.

Per tornare all’enciclica, il vero pericolo per la comunità ecclesiale è quello della rottamazione di un Dio trascendentale a favore di una divinità gestita da interessi di poche aziende. Diciamocela tutta, e occorre parlare chiaro, l’economia capitalistica si fonda su meccanismi di alienazione. I critici di Hegel, anche in altri campi, avevano messo ben in luce questa problematica. In campo religioso è stata messa ben in evidenza la nocività del religioso. Con Nietzsche, inutile ricordarlo, la morte di Dio. L’IA, oggi, rischia di sostituire il divino con un dio di derivazione umana e al servizio di pochi, questo spaventa molto di più dell’ateismo, di un mondo senza Dio. Vi è però, a mio parere, un aspetto che non è affatto secondario e residuale. Solo l’uomo, in quanto uomo, ha la capacità di scegliere. Solo l’uomo può scegliere o non scegliere il proprio dio, soprannaturale o tecnologico. Il libero arbitrio è di squisita pertinenza umana: Dio fa un passo indietro. L’uomo può scegliere e questa scelta, non alienabile, è costitutiva dell’essere uomo. In conclusione, possiamo costruirci o non costruirci un dio o Dio, ma non possiamo delegare la scelta di farlo.


L'indice del numero di Exagere / giugno 2026


Entre sophismes, subjectivité et séduction artificielle : penser l’IA au-delà des mirages Pascal Neveu

GorgIAs ou le sophisme et la duperie à l’ère de l’intelligence artificielle Thémélis Diamantis

AI tra allucinazioni e seduzione Vera Fisogni

La citta dell’eterno compresente. Intervista a Marino Niola Gianfranco Brevetto

Linguaggi senzienti. Per una fenomenologia dei codici Angelo Grossi

L’intelligenza cognitiva a confronto con quella emotiva, uno scontro incontro nell’AI Claudio Fratesi

Avere una sorella ci aiuta ad interrogarci sul femminile. Intervista a Laura Pigozzi Federica Biolzi

Homo Insipiens. A proposito di IA e transumanesimo Valter Cascioli

Le illusioni della conoscenza e il prezzo delle certezze: la crisi della cognizione distribuita nelle società complesse Maria Pecchinenda

Le Petit Chaperon rouge: le danger n’est pas dans la forêt. Interview avec Lucile Novat Gianfranco Brevetto

Civitacampomarano o del basso stato fragile di noi altri Marinella Ciamarra

L’Intelligence Artificielle comme miroir contemporain : un nouvel Autre pour se penser ? Pascal Neveu

Foto di Marinella Ciamarra


Abstract in English


In the latest issue of Exagere (www.exagere.it), sociologist and editor-in-chief Gianfranco Brevetto provides a crucial critique of Artificial Intelligence, framing it not merely as a technological leap, but as a profound anthropological challenge. Moving beyond a simplistic dichotomy of techno-pessimism or blind optimism, Brevetto advocates for a path that centers human agency, ethical governance, and physical reality. A striking element of his reflection, arising from his dialogue with Marino Niola, focuses on the city of Naples to illustrate a fundamental limitation of AI. In the interview with Primavera Fisogni, Brevetto argues that chatbots, regardless of their algorithmic advancement, are bound to functional tasks and can never recreate or substitute the essence of a physical place. AI cannot replicate sensory realities—the specific light, sounds, smells, and architectural interplay that define an environment. Citing Karl Jaspers’ concept of the "all-enveloping" ultimate horizon, Brevetto maintains that authentic human experiences require physical presence and genuine relationship, components that remain entirely outside the reach of digital artifice.

This limitation extends into the social and economic impact of technology, where Brevetto highlights a radical shift in how humans interact with machines. Unlike past technological revolutions, which primarily relieved workers of repetitive or dangerous tasks, modern AI poses the risk of material subjugation. We see this manifested today in the gig economy, where delivery workers are entirely subservient to the unyielding rhythms of algorithms. With the impending arrival of quantum computing, this sudden imbalance between human autonomy and technological control will only accelerate if left unregulated.

Brevetto identifies a deep anthropological distress underlying this widespread adoption of AI, warning that it seduces individuals with the promise of a friction-free life. The danger lies in delegating decisions, emotions, and human interests to an ambiguous, supposedly objective machine out of a desire to evade the anxieties, pains, and efforts that are intrinsically part of the human condition. In the sphere of education, he labels the use of AI as deeply damaging; true learning and evaluation rely entirely on continuous interpersonal relationships and personal responsibility, which cannot be bypassed through technological shortcuts.

Concluding on a philosophical and spiritual note, Brevetto warns against the ultimate alienation: replacing a transcendental God with a man-made deity controlled by corporate capitalism. While AI threatens to establish a new, human-derived idol to serve the interests of a select few, Brevetto reminds us that the capacity for choice remains exclusively human. Free will is an inalienable, defining feature of mankind. Ultimately, while humanity may choose to build or reject various concepts of divinity—whether supernatural or technological—the responsibility of making that choice can never be delegated to an algorithm. (The Editor)

 
 
 

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