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The Soundtrack of Lake Como on Stage: It Celebrates Liszt

  • Writer: Primavera Fisogni
    Primavera Fisogni
  • Jun 14
  • 14 min read

Composer and musician Rossella Spinosa, the artistic director of FESTIVAL DI BELLAGIO E DEL LAGO DI COMO, introduces the readers of Rekh Magazine Leisure to the sparkling programme 2026 of the event, which connects the most remarkable historical locations of the lake


Rossella Spinosa
Rossella Spinosa


Di Primavera Fisogni


La colonna sonora del lago di Como sta per essere eseguita, in un viaggio emozionale in luoghi storici di assoluto charme. Venerdì 26 giugno prende il via la 15ª edizione del Festival di Bellagio e del Lago di Como, la rassegna estiva promossa dall’Associazione TEMA – con la direzione artistica della Maestra Rossella Spinosa, musicista e compositrice –, che trasforma il Lario in un palcoscenico diffuso tra le province di Como e Lecco. Chiese, parchi e ville storiche (con Bellagio centro nevralgico) non saranno semplici cornici, ma parte integrante di un’esperienza magica. Il cartellone 2026 si sdoppia in due percorsi affascinanti: "Soundtrack", un tuffo tra celebri colonne sonore e cineconcerti dal vivo, e "LISZTmania", un viaggio visionario nella genialità di Franz Liszt. Dai capolavori barocchi alla musica contemporanea, l’Orchestra del Festival, insieme a prestigiosi solisti e direttori ospiti, vi aspetta per un’estate dove la grande musica sposa la bellezza del paesaggio. Cartellone e info: https://www.bellagiofestival.com/


Dottoressa Spinosa, quest'anno il Festival di Bellagio e del Lago di Como si sviluppa lungo due percorsi molto diversi ma affascinanti, "Soundtrack" e "LISZTmania". Qual è il filo conduttore che unisce il mondo del cinema e quello di Franz Liszt?


Il filo conduttore che unisce le due sezioni (Soundtrack e LISZTmania) è la visionarietà della musica. Franz Liszt è stato un artista capace di trasformare la musica in esperienza, di trascinare gli ascoltatori in un universo di immagini, sentimenti e suggestioni, di inventare il poema sinfonico. Allo stesso modo, le colonne sonore rappresentano oggi un linguaggio musicale efficace nel creare emozioni e nel lasciare un segno nella memoria collettiva. Con questi due percorsi il Festival propone quindi due prospettive diverse, ma complementari, su una stessa idea: la musica come viaggio. Un viaggio che attraversa epoche, stili e sensibilità differenti, ma che conserva intatta la sua capacità di parlare direttamente alle persone. Che si tratti delle pagine virtuosistiche e visionarie di Liszt o delle melodie che hanno accompagnato alcuni dei film più amati, l'obiettivo è offrire al pubblico un'esperienza emotiva intensa e coinvolgente, capace di creare connessioni, evocare ricordi e aprire nuovi orizzonti di ascolto.


Il Festival di Bellagio arriva alla sua quindicesima edizione. Guardando indietro, com'è cambiata la manifestazione rispetto agli inizi e quali sono oggi le sue principali ambizioni?


Raggiungere la quindicesima edizione rappresenta per noi un traguardo importante, che testimonia la solidità di un progetto cresciuto anno dopo anno grazie alla qualità artistica delle proposte e al costante dialogo con il territorio. Rispetto agli inizi, il Festival si è progressivamente ampliato sia dal punto di vista della programmazione sia della capacità di coinvolgere pubblici diversi, mantenendo però intatta la propria identità: quella di un luogo di incontro tra eccellenza musicale, valorizzazione del patrimonio culturale e apertura a nuove forme di espressione. In questi anni abbiamo costruito una rete di collaborazioni sempre più ampia, ospitando artisti di prestigio internazionale e sviluppando progetti capaci di mettere in relazione musica, arte, storia e paesaggio. Il Festival è diventato così non solo una rassegna di concerti, ma un'esperienza culturale diffusa che dialoga con le straordinarie bellezze del Lago di Como, rendendosi portatrice di un messaggio forte di turismo culturale. Oggi la nostra ambizione è quella di continuare a crescere come punto di riferimento culturale a livello nazionale e internazionale, promuovendo programmi di rilevante qualità artistica ma al tempo stesso accessibili e coinvolgenti. Vogliamo consolidare il legame con il territorio, investire sempre sui giovani talenti e favorire l'incontro tra tradizione e innovazione, affinché il Festival continui a essere uno spazio vivo di scoperta, condivisione e crescita culturale.


Il cartellone riunisce direttori, solisti, orchestre e giovani talenti provenienti da percorsi molto diversi. Quali criteri guidano la scelta degli artisti da invitare e come si costruisce l'equilibrio tra nomi affermati e nuove promesse?


La costruzione del cartellone nasce sempre da una visione artistica precisa e dalla volontà di offrire al pubblico esperienze musicali di profilo altamente professionali. Nella scelta degli artisti guardiamo certamente all'eccellenza interpretativa, ma anche alla capacità di ciascuno di portare una prospettiva originale, di dialogare con il tema del Festival e di creare un rapporto autentico con il pubblico e con i luoghi che ospitano i concerti. Per me è fondamentale mantenere un equilibrio tra artisti di consolidata fama internazionale e giovani musicisti che stanno emergendo nel panorama concertistico. I grandi nomi rappresentano un punto di riferimento (soprattutto per le nuove generazioni) e contribuiscono ad attrarre un pubblico ampio e diversificato; al tempo stesso credo che un Festival abbia anche la responsabilità di sostenere i nuovi talenti, offrendo loro occasioni concrete di visibilità e crescita professionale. Più che una contrapposizione tra esperienza e gioventù, ci interessa creare un dialogo tra generazioni, sensibilità e percorsi artistici differenti. È proprio da questo incontro che spesso nascono le esperienze più stimolanti, sia per gli artisti stessi sia per il pubblico. Un Festival deve essere capace non solo di celebrare il talento già riconosciuto, ma anche di intercettare quello che sarà il futuro della musica.


Quanto lavoro c'è dietro il contatto con gli artisti e la costruzione del programma? Ci racconta come nasce concretamente il cartellone e quanto tempo richiede la sua preparazione?


Dietro ogni edizione del Festival c'è un lavoro lungo e articolato che inizia molti mesi prima dell'apertura della stagione. La costruzione del cartellone è un processo che richiede sicuramente visione, capacità organizzativa e un costante dialogo con artisti, agenzie, istituzioni e partner del territorio. In realtà, mentre un'edizione è ancora in corso, stiamo già iniziando a progettare quella successiva. Tutto parte dall'idea artistica che vogliamo sviluppare: individuare i temi, i percorsi culturali e le linee programmatiche che caratterizzeranno il Festival e, a partire da queste, iniziare a immaginare gli interpreti più adatti. Il contatto con gli artisti richiede tempo, perché bisogna conciliare disponibilità, esigenze logistiche, repertori e progetti specifici. Accanto agli aspetti organizzativi, c'è poi un importante lavoro di costruzione dell'equilibrio complessivo del programma. Ogni concerto deve avere una propria identità, ma al tempo stesso contribuire a un racconto coerente che accompagni il pubblico lungo tutta la manifestazione. È un lavoro che si sviluppa – come può immaginare - nell'arco di molti mesi e che coinvolge numerose professionalità. Proprio questa complessità rende particolarmente gratificante vedere il Festival prendere forma e trasformarsi, concerto dopo concerto, in un'esperienza condivisa tra artisti, pubblico e territorio.



Tra gli appuntamenti ospitati nelle ville del lago spiccano concerti in luoghi iconici come Villa Serbelloni, Villa Lario e Villa Manzoni. Quanto conta il dialogo tra musica e luogo nella progettazione degli eventi?


Il dialogo tra musica e luogo è uno degli elementi fondanti dell'identità del Festival. Non consideriamo le ville, i giardini e gli spazi storici del Lago di Como come semplici cornici dei concerti, ma come parte integrante dell'esperienza artistica. Ogni luogo possiede una propria storia, una propria atmosfera e una propria voce, e il nostro obiettivo è creare un incontro armonioso tra queste caratteristiche e la proposta musicale. Nella progettazione degli eventi cerchiamo sempre di valorizzare il rapporto tra repertorio, interpreti e contesto. Un concerto a Villa Serbelloni, a Villa Lario o a Villa Manzoni non è soltanto un'esecuzione musicale in una location prestigiosa: è un'occasione per vivere la musica in modo immersivo, lasciandosi ispirare dalla bellezza del paesaggio, dall'architettura e dalla memoria culturale che questi luoghi custodiscono. Crediamo che questa dimensione contribuisca a rendere ogni appuntamento unico e irripetibile. La musica acquista nuove sfumature quando entra in relazione con uno spazio ricco di storia e di significati, mentre il luogo stesso viene riscoperto attraverso l'esperienza dell'ascolto. È proprio questa sintesi tra concept artistico e straordinario patrimonio culturale che rende il Festival un'esperienza speciale e profondamente legata all'identità del territorio.


Se dovesse indicare due appuntamenti nelle ville che meglio rappresentano lo spirito di questa edizione, quali sceglierebbe e perché?


È difficile davvero scegliere soltanto due appuntamenti, perché ogni concerto contribuisce a raccontare un aspetto diverso dell'identità del Festival. Se però dovessi perentoriamente indicarne due particolarmente rappresentativi dello spirito di questa quindicesima edizione, sceglierei il concerto di apertura nel Salone Reale del Gran Hotel Villa Serbelloni, che racchiude perfettamente la nostra idea di dialogo tra arte, bellezza del luogo e capacità della musica di creare un'esperienza condivisa e coinvolgente. Accanto a questo, indicherei forse uno degli appuntamenti dedicati al percorso LISZTmania, poiché rappresenta la volontà del Festival di approfondire la figura di un grande protagonista della storia della musica attraverso una prospettiva non solo concertistica, ma anche culturale e narrativa. Liszt incarna perfettamente lo spirito di innovazione, curiosità e apertura che caratterizza questa edizione.


Il festival coinvolge oggi numerosi comuni delle province di Como e Lecco. Quali sono stati i passaggi più importanti che hanno permesso questa crescita territoriale?


La crescita territoriale del Festival è stata il risultato di un percorso graduale, costruito nel tempo attraverso relazioni di fiducia, collaborazioni istituzionali e una visione condivisa del valore della cultura come strumento di valorizzazione del territorio. Fin dalle prime edizioni abbiamo cercato di sviluppare un progetto capace di dialogare con le diverse realtà del Lago di Como, mettendo in rete luoghi, amministrazioni, associazioni e soggetti privati accomunati dalla volontà di investire nella qualità culturale. Uno dei passaggi più importanti è stato proprio il superamento di una dimensione esclusivamente locale per costruire una proposta diffusa, capace di coinvolgere progressivamente un numero crescente di comuni delle province di Como e Lecco. Questo è stato possibile grazie alla credibilità che il Festival ha acquisito negli anni, alla continuità del lavoro svolto e alla capacità di proporre iniziative che generano valore non soltanto sul piano artistico, ma anche su quello culturale, turistico e sociale. Fondamentale è stata anche la scelta di valorizzare le specificità di ogni territorio, evitando modelli standardizzati. Ogni territorio coinvolto porta infatti, come dico sempre, la propria identità, la propria storia e i propri luoghi simbolici, contribuendo ad arricchire il progetto complessivo. Oggi il Festival è una realtà che unisce territori diversi attraverso il linguaggio universale della musica, creando una rete culturale che rappresenta una delle sue maggiori ricchezze e uno dei suoi più importanti punti di forza per il futuro


Negli anni avete ampliato non solo la geografia del festival ma anche i linguaggi artistici, dai concerti tradizionali ai cineconcerti. In che direzione immagina l'evoluzione del festival nei prossimi cinque anni?


Credo che la sfida dei prossimi anni sarà continuare a crescere senza perdere l'identità che abbiamo costruito in questi quindici anni. L'evoluzione del Festival non passa necessariamente attraverso un aumento delle dimensioni, ma attraverso la capacità di proporre esperienze culturali sempre più significative, inclusive e in dialogo con il nostro tempo. L'apertura a linguaggi diversi, come i cineconcerti e i percorsi tematici che caratterizzano questa edizione, rappresenta una direzione che intendiamo continuare a esplorare. La musica classica resta il cuore del Festival e continua a dialogare in modo naturale con il cinema, la letteratura, le arti visive, la storia e le nuove forme di comunicazione culturale. Nei prossimi cinque anni immagino un Festival sempre più capace di consolidare il proprio profilo internazionale, rafforzando al tempo stesso il legame con il territorio. Vorremmo investire ulteriormente nella valorizzazione dei giovani talenti, nello sviluppo di progetti speciali pensati per le nuove generazioni. L'obiettivo rimane quello di offrire non soltanto una programmazione di alto livello, ma una vera esperienza culturale diffusa, capace di generare conoscenza, emozione e partecipazione. Se il Festival saprà continuare a essere un luogo di incontro tra tradizione e innovazione, tra patrimonio e creatività, allora avrà tutte le condizioni per affrontare con successo le sfide del futuro.


Lei sarà protagonista anche di diversi cineconcerti con sonorizzazioni dal vivo. Che cosa la affascina maggiormente nel dialogo tra immagini e musica, e quali sfide comporta esibirsi in perfetta sincronia con un film?


Il cineconcerto è per me una delle forme di spettacolo che trovo più affascinanti perché unisce due linguaggi artistici straordinariamente potenti: quello delle immagini e quello della musica. In questo dialogo, la musica non si limita ad accompagnare il film, ma diventa parte integrante della narrazione, contribuendo a definire atmosfere, emozioni e significati. È un'esperienza che coinvolge il pubblico in modo molto diretto, perché permette di riscoprire il cinema attraverso l'immediatezza e l'energia dell'esecuzione dal vivo. Ciò che mi affascina maggiormente è proprio questa dimensione di incontro tra arti diverse. Ogni proiezione diventa un evento unico, in cui l'interpretazione musicale dialoga costantemente con il ritmo delle immagini, creando una relazione viva e dinamica che non può essere replicata esattamente allo stesso modo. Dal punto di vista esecutivo, la sfida principale è naturalmente la sincronia. Nei cineconcerti ogni gesto musicale deve rispettare tempi estremamente precisi, seguendo il fluire della narrazione cinematografica senza perdere qualità interpretativa ed espressiva. È un lavoro che richiede grande concentrazione, preparazione e una profonda conoscenza sia della partitura sia della struttura del film. Proprio questa complessità rende il cineconcerto profondamente stimolante: da un lato è necessario mantenere il rigore richiesto dalla perfetta coordinazione con le immagini, dall'altro bisogna conservare quella spontaneità e quella capacità comunicativa che caratterizzano ogni esecuzione dal vivo. Quando questi elementi trovano un equilibrio, si crea una forma di spettacolo davvero speciale, capace di coinvolgere il pubblico in un'esperienza immersiva e di forte impatto emotivo.


Se Franz Liszt potesse assistere a uno degli eventi del festival 2026 e un grande regista del cinema, come Tornatore, a un altro, quali appuntamenti consiglierebbe loro e perché? Questa edizione li farebbe incontrare o discutere?


È una suggestione molto stimolante, perché in fondo il Festival nasce proprio dall’idea di mettere in dialogo immaginari diversi e di far incontrare sensibilità artistiche lontane nel tempo e nei linguaggi. Immagino che a Franz Liszt consiglierei un appuntamento del percorso LISZTmania, in particolare un concerto che metta in luce non solo il virtuosismo pianistico, ma anche la sua dimensione più visionaria e narrativa. Credo che Liszt sarebbe profondamente interessato a vedere come la sua idea di musica come racconto, come trasformazione dell’immaginazione in suono, trovi oggi nuove forme di espressione e continui a vivere nel presente. A un grande regista come Giuseppe Tornatore suggerirei invece uno dei nostri cineconcerti o un concerto del percorso Soundtrack, dove la musica diventa elemento costitutivo dell’immagine e della memoria cinematografica. Sarebbe interessante per lui osservare come il linguaggio musicale, eseguito dal vivo, possa restituire nuove sfumature emotive a immagini già note o farne emergere di inaspettate. Credo che sì, questa edizione li farebbe idealmente incontrare, o quantomeno dialogare. Liszt riconoscerebbe forse nel cinema una prosecuzione della sua idea di arte totale, mentre un regista come Tornatore potrebbe ritrovare nelle intuizioni di Liszt una forma primigenia di narrazione per immagini sonore. Il Festival, in questo senso, diventa uno spazio di confronto tra epoche e visioni diverse, dove la musica è il linguaggio comune che rende possibile l’incontro.


L'intervistata


Rossella Spinosa, direttrice artistica del Festival di Bellagio e del Lago di Como, è una delle figure più autorevoli del panorama musicale contemporaneo. Diplomata in Pianoforte, Clavicembalo e Composizione, e laureata in Legge e Musicologia, si è perfezionata in prestigiose istituzioni tra cui l’Accademia di Imola e la Chigiana di Siena. Vincitrice di concorsi nazionali e internazionali, affianca alla carriera artistica un rilevante impegno nella divulgazione culturale: per la direzione del Festival di Bellagio e del Lago di Como ha ricevuto ben cinque Medaglie di Rappresentanza del Presidente della Repubblica Italiana.

Come pianista si è esibita in templi della musica come la Carnegie Hall di New York, l'Accademia Liszt di Budapest e il Parco della Musica di Roma, collaborando con autori storici ed eseguendo molte opere a lei dedicate; tra queste spicca il sodalizio artistico con il Premio Oscar Luis Bacalov. Apprezzata interprete del Novecento, incide per etichette quali Stradivarius, Tactus e Amadeus.

Come compositrice riceve commissioni da importanti orchestre e festival internazionali (I Pomeriggi Musicali, Milano Musica, Nuova Consonanza). È specializzata nella sonorizzazione del cinema muto, con oltre cento colonne sonore all'attivo per capolavori come Metropolis e La corazzata Potëmkin. Il suo cd monografico (Stradivarius) è stato inserito da Il Manifesto tra i 10 dischi del decennio 2011-2020. Già componente del CdA del Conservatorio di Mantova come esperta AFAM, è docente di ruolo in Conservatorio e tiene masterclass in tutto il mondo.


Resumé in English


The Festival di Bellagio e del Lago di Como celebrates its milestone 15th edition under the artistic direction of Rossella Spinosa. A renowned musician and composer, Spinosa (here interviewed by the editor Primavera Fisogni) has spent over a decade shaping this event into a premier cultural highlight on the Italian and international music calendars. In this expansive interview, she shares her insights into the driving concepts behind the 2026 season, the delicate balance of programming, the profound connection between music and the local landscape, and her personal passion for live cinema-concerts.

This year, the festival unfolds along two seemingly distinct yet deeply interconnected paths: "Soundtrack" and "LISZTmania." When asked about the common thread binding the cinematic world to the 19th-century romanticism of Franz Liszt, Spinosa points to a single, powerful concept: the visionary nature of music. Franz Liszt was an artist capable of transforming music into an experience, dragging listeners into a universe of images, feelings, and suggestions. He essentially invented the symphonic poem. In the same way, modern soundtracks represent a musical language that effectively creates emotions and leaves a permanent mark on our collective memory. Through these twin paths, the festival approaches music as a journey—an emotional voyage that spans different eras, styles, and sensibilities while retaining its core ability to speak directly to the human heart. Whether through the virtuosic, forward-looking piano pages of Liszt or the beloved melodies of cinema, the goal remains to evoke memories, forge connections, and open new listening horizons for the audience.

Reflecting on the festival’s journey to its 15th anniversary, Spinosa notes a significant evolution. While the scale and programming have expanded enormously, the core identity has remained completely intact. The festival continues to be a meeting place for musical excellence, cultural heritage, and new artistic expressions. By building a vast network of collaborations, hosting international artists, and engaging multiple municipalities across the provinces of Como and Lecco, the festival has transformed into a diffused cultural experience. It serves as a vehicle for sustainable cultural tourism, celebrating the natural beauty of Lake Como while investing heavily in young talents and balancing tradition with innovation.

Curating a lineup that blends world-renowned maestros with emerging stars requires a precise artistic vision. Spinosa evaluates artists not just for their technical excellence, but for their ability to bring an original perspective, engage with the festival's themes, and build an authentic relationship with the audience. Established icons act as vital reference points for younger generations and pull in a broad, diverse audience. Meanwhile, emerging talents are supported by the festival, which assumes the responsibility of offering concrete visibility and professional growth to the future leaders of music. Spinosa views this not as a clash between youth and experience, but as an ongoing intergenerational dialogue.

Behind the scenes, the work is tireless. While an edition is still running, the team is already designing the next one. The logistics involve balancing artist availability, travel, specific repertoires, and financial sustainability over many months. Each concert must possess its own unique identity while contributing cohesively to the festival’s overarching narrative.

A hallmark of the Festival di Bellagio e del Lago di Como is its use of historic lakeside venues, including Villa Serbelloni, Villa Lario, and Villa Manzoni. For Spinosa, these locations are far from mere backdrops; they are active components of the artistic experience. Each venue possesses its own history, atmosphere, and voice. Listening to a concert in these spaces allows the audience to experience music in an immersive way, inspired by architecture, landscape, and cultural memory. The music takes on new nuances, and the historic spaces are rediscovered through the act of listening. When pressed to choose two flagship events for this edition, Spinosa highlights the opening concert in the Royal Hall of the Grand Hotel Villa Serbelloni for its sheer beauty and communal impact, alongside any of the focal events in the LISZTmania series, which look at the composer through a narrative and cultural lens rather than a purely technical one.

As a performer, Spinosa is deeply involved in the festival's live cine-concerts, providing live piano accompaniments to silent films. She finds the dialogue between moving images and live music incredibly potent. The primary challenge of the cine-concert is absolute synchronization. Every musical gesture must strictly respect the timing of the film without sacrificing interpretive quality or expressive spontaneity. It demands immense concentration and a deep, dual understanding of both the musical score and the film's structural editing. When done right, it creates an unforgettable, highly emotional spectacle.

To conclude, Spinosa addresses a fascinating hypothetical scenario: What if Franz Liszt and the Oscar-winning director Giuseppe Tornatore were to attend the 2026 festival? For Liszt, she would recommend a visionary LISZTmania concert to show him how his concept of music-as-narrative lives on. For Tornatore, she would suggest a Soundtrack event or a live cine-concert to observe how live music uncovers unexpected emotional layers in moving images. Ultimately, Spinosa believes this edition would bring the two minds into perfect harmony. Liszt would recognize cinema as a continuation of his beloved total work of art, while a director like Tornatore would find a primitive form of visual storytelling in Liszt's sonic architecture. The festival serves exactly as this meeting ground across centuries. (The Editor)


 
 
 

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