It's Raining (Weather) Proverbs...
- Primavera Fisogni
- Jun 21
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The interview with Carlo Lapucci on his book “Cielo a pecorelle” explores the deep ties between Italian weather lore and science. Both stem from the human need to read the atmosphere. Lapucci notes that meteorology is not an exact science; its modern failures stem from overly ambitious, long-range forecasts, whereas old proverbs thrived on hyper-local, immediate observations

Di Primavera Fisogni
In queste giornate torride d’inizio estate, il “cielo a pecorelle” che anticipa un bel temporale rinfrescante, vorremmo scorgerle tutti o quasi. Ma, almeno per le prossime ore dovremo accontentarci di avvertirne la frescura sfogliando le pagine del bel libro di Carlo Lapucci sulla meteorologia popolare, intitolato appunto “Cielo a pecorelle” (Graphe.it Edizioni, 256 pag., 17,90 euro). Una pregevole pubblicazione che, alla forza della divulgazione scientifica, unisce la ricerca nelle molteplici tradizioni del nostro Paese collegate all’osservazione degli stati climatici prima che la meteorologia irrompesse nelle vite quotidiane di ognuno. Prima e “unica enciclopedia completa dei detti meteorologici italiani”, il saggio spazia dalla Grecia classica ai satelliti, per mostrare come sapienza contadina e scienza non parlino una lingua poi molto distante.
Dottor Lapucci, oggi ci sono le previsioni meteo, ieri si ascoltavano i proverbi sul tempo. Chi ci azzecca di più?
La meteorologia non è mai stata una scienza esatta: il suo discredito non nasce dalle difficoltà naturali d’interpretare fenomeni complessi, come la temperatura, l’aria, i venti, i comportamenti delle acque e le loro interazioni. Tutti comprendono le difficoltà di previsione: il ridicolo nasce solo quando si pretende di possedere uno strumento preciso e ci si arroga una certa infallibilità. (Il culo e il tempo hanno sempre fatto quello che gli pare, dice un vecchio adagio).
Logicamente, disponendo di satelliti che fotografano intere plaghe dell’atmosfera terrestre e di altri strumenti prodigiosi, la meteorologia scientifica ha raggiunto un’attendibilità molto maggiore di quella basata sul canto delle civette e degli allocchi, che tuttavia aveva il proprio valore.
Avendo però aumentato la potenza dei mezzi, la scienza meteorologica attuale ha aumentato anche le proprie ambizioni, abbracciando spazi molto più vasti e tempi molto più lunghi: qui le difficoltà aumentano e di nuovo la precisione scarseggia. Altro è prevedere il tempo per sbarcare in Normandia, altro è chiedersi, dopo la colazione, se si deve uscire con l’ombrello o senza.
Fin dal tempo dei Romani, la civiltà contadina ha forgiato lingua, cultura, pensiero. Quanto è stata significativa per la percezione / comprensione della meteorologia?
La civiltà contadina è una parte di quella popolare, certamente più sensibile ai fatti meteorologici per lo stretto contatto con la natura ed è stata certamente determinante per l’osservazione e l’accumulazione del bagaglio d’esperienza, soprattutto nel campo della previsione, fondamentale per le faccende essenziali: semine, falciature, potature, raccolte, arature, essiccazioni, mietiture, riproduzione degli animali. Ma anche i potenti avevano bisogno di previsioni per i viaggi, gli spostamenti, le battaglie e altro.

La cultura dotta, la ricerca degli uomini colti si è giovata moltissimo delle cognizioni dei contadini, lasciando poche tracce di questo debito. A sua volta la gente della campagna ha attinto alle ricerche, alle scoperte che si facevano in mondi più colti e sofisticati. In particolare la meteorologia antica era, come tanto altro, strettamente collegata alla visione religiosa. Basti dire che Giove era detto Pluvio (della pioggia) e scagliava i fulmini; il sole era Apollo, la luna Selene o Diana. Per questo le previsioni erano collegate alla sacralità, il vaticinio e gli studi erano fatti in luoghi di dottrina, filosofica e sacerdotale. Già Esiodo (VII sec. a, C.) ha trattato l’argomento ne Le opere e i giorni. Aristotele ha scritto un libro fondamentale su questa materia: Meteorologica. Il libro più famoso dedicato all’argomento fu scritto in una corte, per ordine d’un re ed è un poema, naturalmente in versi: Arato di Soli (315-245 a. C.), infatti, scrisse I Pronostici alla corte di Pella, per ordine dello stesso sovrano Antigono. Non si contano gli scienziati antichi, come Eudosso di Cnido, che hanno trattato la materia, insieme ai poeti, a cominciare da Virgilio nella prima Georgica, che hanno incluso questo argomento nelle loro opere.
Quali zone d’Italia hanno una maggiore densità di detti meteorologici?
I proverbi, particolarmente quelli meteorologici, oggi sono persistenti nelle zone che hanno risentito meno della rivoluzione industriale e quindi dei mutamenti drastici dei modi di vita. Nel periodo antecedente non si può dire che ci siano state zone particolarmente proverbiose: il proverbio era un ingrediente linguistico e di pensiero, come gli arnesi, le stoviglie o gli strumenti agricoli, comuni a tutti.
Si può dire che oggi si usano ancora facilmente i proverbi nelle zone campestri, dove i lavori agricoli legano tuttora la vita e la mente ai fenomeni naturali e alla terra, che è la culla delle metafore proverbiali. Viceversa l’ambiente cittadino e i mondi pervasi dai modi di vivere industrializzati, vedono una rarefazione dei proverbi, che peraltro mantengono una vivacità e una presenza sorprendente: basti pensare all’uso che ancor oggi ne fanno i messaggi pubblicitari. Il processo di aggiornamento del patrimonio proverbiale avviene con l’assorbimento dei moderni aforismi.
Qual è l’origine del detto: "Cielo a pecorelle / acqua a catinelle?"
Qualche citazione mostra la grande diffusione del detto in Italia.
In s'aria brebéis, / aqua finzas a peis (Sardegna). Cioè: “Pecore in cielo acqua in terra”.
Ciel fait a lana / a pieuv ant' la smana; Ciel fait a pan / o cha pieuv ancoi o duman (Piemonte). Ovvero: “Cielo di lana / se non piove oggi piove nella settimana” e “Cielo pecorino / se non piove la notte piove al mattino”.
Il motto è nato dall’osservazione pratica e, se non è del tutto attendibile, è assai probabile. A ciò si unisce l’opportunità offerta dalla rima, che permette di fare un distico felice e facilmente ricordabile. Pare sia la forza, la natura, la direzione del vento che dispongono le carovane di nuvole, il colore biancastro e l’ordine sparso simile a un gregge, che provoca un rapido raffreddamento dei vapori e quindi la precipitazione.
Perché “Rosso di sera bel tempo si spera”?
Sono conosciutissimi i primi due versi del detto, che completo dice: “Rosso di sera / bel tempo si spera; rosso di mattina / acqua vicina”. Il proverbio è nato dall’esperienza ed è diffuso fin dall'antichità in forme diverse in gran parte dell’Europa: il cielo rosso a tramonto, la sera è indizio di bel tempo. La straordinaria diffusione deriva in gran parte dalla presenza nei classici e soprattutto nel Vangelo, dove Cristo dice (Matteo XVI 2 - 3): "Voi dite che farà tempo sereno perché il cielo rosseggia. E la mattina dite: Oggi sarà tempesta perché il cielo tutto rosseggia".
Manzoni nell'Adelchi (vv. 115-120) ripete: “Dalle squarciate nuvole / si svolge il sol cadente, / e, dietro il monte imporpora / il trepido occidente: / al pio colono augurio / di più sereno dì”.
Il fenomeno non è assoluto, ma attendibile e verificato, la spiegazione è ricercata nell’umidità dell’aria che verte al rosso la luce riflessa del sole, indicando alla sera per le ore successive una probabile mancanza di turbamenti dei venti che portano nubi.
Nell’epoca dell’intelligenza artificiale si coniano ancora proverbi meteorologici?
I proverbi non vengono coniati, ma sono frasi indovinate, provenienti da vari settori, che una comunità adotta impercettibilmente e, in base a un particolare gradimento, si diffondono per quanta è la loro forza e l’utilità. Oggi i proverbi non derivano più da un’osservazione diretta della natura, in quanto l’uomo ne va perdendo lentamente il contatto e sempre più si affida agli strumenti scientifici, che osservano i fenomeni, associandovi calcoli, osservazioni globali, prendendo in considerazione grandi spazi e distanze: tutto tradotto in astrazioni logiche, basate su osservazioni dei satelliti dal cielo. Il proverbio aveva l’occhio a un ristretto territorio, a un’osservazione di fenomeni locali limitati.
Nelle culture occidentali troviamo detti simili sul tempo?
I principali proverbi meteorologici sono pressoché tutti presenti in quei territori che si trovano compresi in un sistema meteorologico omogeneo, in cui gli elementi e i fenomeni si comportano in modi simili. Variano secondo la diversa posizione dei luoghi sul globo terraqueo e risentono molto della configurazione del terreno, se si trova in forma di costa marittima, pianura, montagna, clima continentale, ecc.
L’Europa costituisce un complesso in cui la relativa omogeneità ha permesso la presenza contemporanea di molti detti simili o di valore equivalente.
Così si può dire di altre zone, altri continenti. Credo che anche i pinguini formulano previsioni meteorologiche, o qualcosa di simile. Gli animali, che con i loro comportamenti sono fondamentali spie meteorologiche, hanno istinti più precisi e sicuri dei nostri per decidere quando stare al riparo, quando pascolare, quando partire per le migrazioni.
Proviamo a fare un giro d’Italia dei proverbi sul tempo? Quale è il più famoso del Nord, del Centro del Sud e delle Isole?
I proverbi non conoscono confini convenzionali, ma occupano zone omogenee per clima, configurazione, sviluppo soprattutto latitudinale. Uno dei proverbi conosciuti in tutta l’area italiana è quello che ho scelto come titolo al mio studio: Cielo a pecorelle, acqua a catinelle.
Un altro proverbio che ha una diffusione completa è quello che ha lo schema: Quando il monte ha il cappello, prima d’uscire prendi l’ombrello. Questo lo hanno quasi tutte le località italiane, con le opportune modifiche per cui ognuna lo formula con la propria montagna: Milano ha il Monte Mombaro, presso Sondrio; Mantova il Baldo; Como il Legnone. Esemplificativamente: Maniago il Fara, Genova ha Portofino; Firenze ha Monte Morello; la zona aretino-senese ha l’Amiata; la Versilia ha la Pania; Ascoli l’Ascenzione; Napoli il Vesuvio; Alcamo ha il Monte Bonifato.
Le località che non hanno montagne disponibili si servono delle torri, dei campanili e delle cupole: Nebbia ai campanili, pioggia a barili. Oppure: Nebbia alle torri, acqua nei borri. Di comincia da Roma: Quanno S. Pietro ha messo er cappello, lass’er bastone e pija l’ombrello. Bologna prende il pronostico dalla Garisenda, torre di modesta altezza; Torino da Superga.
Altri proverbi di diffusione generale possono essere: Rosso di sera bel tempo si spera; L’estate di S. Martino dura tre giorni ed un pochino. S. Benedetto (un tempo il 21 marzo) la rondine sotto il tetto. Per la santa Candelora, se tempesta o se gragnola, dell’inverno semo fora, ma se è sole o soliciello, semo solo a mezzo inverno.
Volendo fare un tour proverbiale, possiamo indicare proverbi ancora ricordati e un tempo diffusissimi nelle varie zone.
Nord
Per San Valentino (14 febbraio) la primavera sta arrivando.
Quando canta il merlo, siamo fuori dall’inverno.
Centro
Giugno la falce in pugno.
Natale al fuoco, Pasqua al gioco.
Sud
Marzo, mezzo sano e mezzo pazzo.
Aprile ogni goccia un barile.
Le due grandi isole non hanno tra loro molta omogeneità meteorologica. Hanno però conservato molti elementi della cultura tradizionale e proverbi relativi alla meteorologia e alla tempimensura.
Sicilia
Arcu matinali jimchi pùzzura e funtani: Arcobaleno mattutino riempie i pozzi e le fontane.
Terzu brillanti quaranta duranti: Terzo aprilante quaranta dì durante. Se piove il tre d’aprile, il maltempo dura per quaranta giorni.
Sardegna
Chelu ruju ‘e mare, bae massaiu ad arare. Arias rujas de sole, prepara linna, o pastore. Cielo rosso dal mare, vai contadino ad arare; nubi rosse di sole, prepara la legna, o pastore.
Febbraio corto, maligno e storto. Con il freddo che va e ritorna e con le imprevedibili gelate improvvise, pericolose per i raccolti, febbraio non è un mese piacevole.
Chi è l’intervistato
Carlo Lapucci è tra i massimi esperti italiani di tradizioni popolari e linguistica. Autore del monumentale Dizionario dei proverbi italiani (25.000 proverbi, Mon dadori) e delle celebri Fiabe toscane (Mondadori), ha dedicato oltre 60 anni allo studio della memoria culturale italiana. Premio Fiorino d'Oro alla carriera (2018).
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Abstract in English
The interview with Carlo Lapucci on his book “Cielo a pecorelle” explores the deep ties between Italian weather lore and science. Both stem from the human need to read the atmosphere. Lapucci notes that meteorology is not an exact science; its modern failures stem from overly ambitious, long-range forecasts, whereas old proverbs thrived on hyper-local, immediate observations.
Historically, agrarian society accumulated weather knowledge for daily survival—a data pool high culture frequently borrowed without credit. In antiquity, the climate was tied to faith and literature, from Hesiod and Aristotle to Virgil. Today, industrialization has eroded this rural wisdom, leaving urban areas with a sparse heritage recycled mostly in ads.
Many adages hold physical backing. The classic "Mackerel sky, rain in buckets" reflects wind patterns shaping altocumulus clouds that precede rain. "Red sky at night" correctly indicates high pressure and stable conditions. These sayings spread globally through practical use, classical poetry, and religious texts like the Gospel of Matthew.
In the era of AI, Lapucci believes humans can no longer coin authentic weather proverbs. True proverbs require an active, sensory connection to a shared landscape, which satellite data and global modeling have replaced with mathematical abstractions. Interestingly, this hyper-local observation is shared by animals, whose instincts act as living barometers superior to our own.
Geographically, proverbs follow climate zones rather than political borders. The universal format "When the mountain wears a hat, take your umbrella" is localized across Italy using regional peaks (Vesuvius in Naples, Monte Morello in Florence) or architectural landmarks like St. Peter's dome in Rome. From the seasonal proverbs of the North and Center to the rich seafaring and agricultural tempimensura of Sicily and Sardinia, Lapucci’s encyclopedia salvages a vital, visual science that regulated human life for centuries. (The Editor)



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