top of page

The Last Point is Never the Last

  • Writer: Primavera Fisogni
    Primavera Fisogni
  • May 31
  • 7 min read

Maria Casartelli, textile entrepreneur and tennis amateur, explains why this sport has ever influenced her life philosophy. The author's competitive journey spans decades, from the intense national third-category team tournaments of the nineteen seventies with Tennis Como to her experienced role as a player captain for the Over-fifty team at Delle Vigne di Tavernola


Particolare di una partita di tennis femminile (Wix Pics)
Particolare di una partita di tennis femminile (Wix Pics)

Di Maria Casartelli



Tutto quello che ho imparato sul campo di gioco l’ho utilizzato per affrontare le situazioni che mi sono presentate nella vita.

E posso dire con convinzione che se non avessi praticato il tennis, la mia vita, sia come donna che come imprenditrice, sarebbe stata molto diversa.

Questo sport è l’insieme di tante cose che trovi anche nella vita personale e nel lavoro: capacità tecniche, rapidità, attenzione continua, ragionamento, sapersi controllare quando si è in difficoltà, prendere tempo quando si è stanchi, modulare e cambiare rapidamente le decisioni da prendere.

È uno sport dove, come nella vita, se hai cuore, volontà, determinazione, costanza, passione, e naturalmente capacità tecniche, i risultati arrivano.

Insomma, davvero, non è uno sport, ma è un modo di interpretare e vivere la vita.

Entrare su un campo da tennis è come entrare in una stanza e cominciare a ragionare.

E, in effetti, io, quando entro nel rettangolo di gioco, la prima cosa che faccio è cominciare a palleggiare lentamente, poi gradualmente aumento il ritmo.

È in questo periodo di riscaldamento che prendo confidenza con le righe- che sono i limiti entro i quali si deve stare, perché se ne si esce è la fine: si perdono punti e la partita.

Le righe sono, nella vita, il corretto ragionamento del quale devi osservare le regole: certo, un po’ puoi forzare, per arrivare a pizzicare la riga, là dove altri non hanno osato arrivare - ma non devi andare fuori tema, non devi dire spropositi, non…devi farti fischiare l’out, altrimenti i tuoi progetti potrebbero naufragare.

E poi c’è il correre. Correre è importante, ma è determinante arrivare sulla palla con il tempo giusto e colpirla in modo adeguato. Altrimenti, correre non è servito a niente.

Ed è così anche nella vita: bisogna darsi da fare, muoversi, anticipare…. ma sempre sapendo quello che si fa. Correre alla rinfusa, muoversi senza una logica come una mosca al vento, fa solo perdere tempo ed energie.

Importantissimo è l’allenamento: colpo dopo colpo acquisisci padronanza del gioco e solo se ti alleni costantemente i tuoi colpi, i tuoi movimenti, il tuo stile diventano fluidi, spontanei.

A me è sempre piaciuto allenarmi: palestra, corsa, salto alla corda, giocare contro il muro quando non trovavo nessuno per allenarmi.

E anche per la vita l’allenamento è molto importante perché, a poco a poco, comprendi chi sei, irrobustisci i tuoi punti forti, individui e cerchi di aggiustare i tuoi punti deboli.

Poi, c’è la concentrazione: ogni volta che iniziava una partita di torneo, prima di entrare in campo, cercavo di svuotare la mente dai pensieri negativi.

Ed è così che si deve fare nella vita: concentrarti, sgombrare la propria mente e affrontare gli impegni, i problemi e le opportunità con una mente consapevole ma, al tempo stesso, impavida e non troppo caritatevole.

Le somiglianze tra il tennis, la vita e l'essere imprenditrice non si fermano qui.

Il tennis è uno sport individuale e chi sceglie di fare l’imprenditrice sa benissimo che è sola e che alla fine ogni decisione sulle scelte aziendali spetta solo a lei.

Il tennis ti dà anche gli strumenti per conoscere le persone.

Di ogni giocatrice che ho incontrato sui campi da tennis, ho capito molte cose della sua personalità giocandoci contro.


Maria Casartelli è prima da destra, in piedi
Maria Casartelli è prima da destra, in piedi

All’inizio non avevo idea di chi avessi di fronte, ma già nelle fasi di riscaldamento sul campo, intuivo alcuni tratti della sua personalità.

Se vuoi avere successo nel lavoro e sei un capo, devi conoscere le persone con cui lavori, capire i loro pregi, i loro difetti, le loro debolezze per creare un team vincente.

Il tennis è perennemente una sfida con te stessa. Come nella vita e nel lavoro, sei tu che sei sempre in gioco: devi capire l’avversaria che hai di fronte, cercando i punti forti e i punti deboli del suo gioco, e se vuoi portare a casa la partita, devi anche individuare le sue debolezze psicologiche e non farti irretire dai suoi atteggiamenti provocatori.


L'attività agonistica


Ogni partita del mio periodo agonistico è sempre stata diversa, mai una uguale a quella precedente. Sia che vincessi, sia che perdessi, ogni volta c’era da imparare e migliorare.

Ho partecipato con la squadra femminile del Tennis Como, il mio circolo, a tornei a squadre a livello nazionale della mia categoria, Terza categoria negli anni '70, periodo della mia attività agonistica, giocando sia in singolo che in doppio. Sono state esperienze bellissime perché abbiamo visto città, circoli di tennis e seppure le giornate fossero improntate alle gare, era l’occasione per conoscere meglio le mie compagne di squadra.

Il tennis non è solo giocare in singolo, ma per me il doppio era importante perché in più occasioni era il punto decisivo per il passaggio del turno. E a differenza di molti che anche oggi non considerano il doppio, ho sempre creduto e pensato che giocare il doppio accresce le tue competenze tecniche: migliori il tuo gioco a rete, usi necessariamente i lob, accresce il senso di posizione, perché devi tenere la tua parte in campo, ma devi anche intuire i necessari e repentini cambiamenti di posizione rispetto alla tua compagna e l’intesa con la tua compagna è determinante.

Finito il periodo di attività agonistica durato una decina di anni, ho sempre praticato il tennis in modo amatoriale e verso i 50 anni, per un altro circolo di Como, Delle Vigne di Tavernola, ho partecipato sia come giocatrice che come capitana a competizioni di squadra Over 50.


Ritaglio del 14 ottobre 1976
Ritaglio del 14 ottobre 1976

Molte volte decidevo con il maestro del circolo, Giorgio Schmidinger, di non fare il singolo ma di giocare solo il doppio per lasciare spazio a giocatrici più giovani di me. Spesso il punteggio era sull’1 pari e diventava determinante per il passaggio del turno giocare il doppio e grazie alla mia compagna più giovane e alla mia esperienza l’incontro veniva superato.

L’esperienza come capitana giocatrice ha accresciuto le mie conoscenze dal punto di vista umano della personalità delle giocatrici. C’erano giocatrici che andavano spronate, giocatrici a cui non era necessario dire niente, giocatrici molto emotive e per ognuna cercavo di dare il mio supporto da fuori. È molto facile criticare quando non si è in campo, ma per chi come me sul campo ci è stata, aveva il dovere di capire il perché di quel calo fisico, il perché di quegli errori impossibili, ma la stanchezza, le condizioni climatiche (il troppo caldo), il carattere stesso di ogni giocatrice, che conoscevo, giocavano a favore o no sul risultato finale.

E per concludere arriviamo agli ultimi 10 anni, dove a causa di problemi fisici, usura delle ginocchia in particolare, sono stata costretta a giocare meno e fare poche gare.

Ma una soddisfazione me la sono presa ancora. Ho ricevuto una targa come migliore giocatrice del torneo sociale del 2021 dal circolo Team Veneri San Fermo La Battaglia Como, dove ho giocato nelle ultime stagioni.

E già, non ho mai parlato del mio colpo migliore: è sempre stato il back di rovescio per il tipo di impugnatura che ho avuto, ma anche le mie smorzate e le mie volée non erano male.


Uno dei riconoscimenti sportivi ricevuti da Maria Casartelli
Uno dei riconoscimenti sportivi ricevuti da Maria Casartelli

Una cosa che ho sempre apprezzato è il silenzio durante la partita. C’è solo il rumore della pallina che va di qua e di là dal campo, e la concentrazione ha bisogno di silenzio per scegliere dove indirizzare il colpo. Hai pochissimi secondi, che però diventano minuti, poi ore, per arrivare alla fine della partita, naturalmente per vincerla, che è l’obiettivo finale per ogni giocatore e giocatrice.


Filosofia di vita


Il mio vero motto non è solo non mollare mai, ma “l’ultimo punto non è mai l’ultimo punto”. Puoi aver perso il primo set e essere nel secondo set sotto 5/1, 40-30 per l’avversario, ma puoi sempre ribaltare la situazione e vincere l’incontro al terzo set.

È questa la magia di questo meraviglioso sport e se il tennis viene riconosciuto come lo sport del diavolo, si dice anche che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e sta a te usare tutte le tue armi per sconfiggere il diavolo che nel caso del tennis è il tuo avversario di turno, niente di più!!!!!


Il tennis è stato, è e sarà sempre la mia vita.



Abstract in English


The text written by Maria Casartelli for REKH MAGAZINE reveals a profound life philosophy where the tennis court transforms into a mirror of human existence and entrepreneurial challenge, showing how a simple game can shape a woman's destiny and career because every single rule and movement on the red clay carries a deeper meaning applicable to everyday struggles and corporate leadership decisions alike

When an entrepreneur steps onto the court, she enters a space dedicated to pure reasoning where the lines drawn on the ground represent the ethical and logical boundaries of society, which must be respected at all costs since stepping outside means failure; yet allowing yourself to push those limits just enough to clip the line demonstrates the necessary courage to innovate where others hesitate to go

Movement without strategy is merely wasted energy because running frantically across the court without timing yields no results, just like chaotic hustle in business leads to exhaustion without progress, which highlights the absolute necessity of consistent training to sharpen strengths and fix weaknesses, while mental clarity and complete focus remain the ultimate tools to clear negative thoughts and face challenges fearlessly

Because tennis is fundamentally an individual sport, it perfectly mirrors the inherent solitude of entrepreneurship, where the weight of final decisions rests solely on the leader's shoulders yet it simultaneously serves as a masterclass in human relations since observing an opponent during a brief warm-up reveals their deepest personality traits strengths and psychological flaws which is exactly what a manager must do to understand their team and build a winning corporate structure

The author's competitive journey spans decades from the intense national third category team tournaments of the nineteen seventies with Tennis Como to her experienced role as a player captain for the Over fifty team at Delle Vigne di Tavernola where she championed the strategic beauty of doubles play as an essential tool for technical versatility adaptability and deep human empathy because leading a team requires understanding physical fatigue and emotional vulnerabilities rather than offering detached criticism.

Ultimately, the magic of this sport lies in the unwavering belief that the last point is never the last. It means that no matter how severe the deficit or how close the opponent is to victory, a dramatic turnaround is always possible if one possesses the heart, determination and psychological resilience to outsmart the devilish challenges of the game, making tennis an eternal blueprint for living life to its absolute fullest potential. (The Editor)


 
 
 

Comments


bottom of page