A Novelist or AI? Whose the authorship Is?
Sociologist Gianfranco Brevetto, the editor-in-chief of Exagere, writes that the controversy surrounding Haitian-born writer Thélyson Orélien and allegations of AI-assisted authorship raises fundamental questions about literary creativity, publishing, and the future of the author

Di Gianfranco Brevetto
Ha destato scalpore il caso letterario legato a Thélyson Orélien, autore haitiano poi trasferitosi in Canada, finalista al prestigioso premio letterario francese Goncourt col suo ultimo romanzo C’était ça ou mourir.
Orbene, le importanti vendite, i premi letterati ottenuti nel corso del 2026 (tra questi il premio FNAC), i giudizi entusiasti di autorevoli colleghi scrittori, non sono bastati a sollevarlo dall’accusa di aver scritto il romanzo di cui sopra, quello che poteva cambiargli la vita e la carriera, con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale.
Apriti cielo! Come si può immaginare, le conseguenti polemiche, a cui hanno partecipato anche alcuni organi di stampa nel nostro paese, hanno annoverato numerosi interventi di esperti internazionali sia nel campo letterario che in quello dell’IA.
Ci vorremmo tenere fuori da queste controversie.
Faremo quindi a meno di stracciarci le vesti di fronte all’ennesimo atto sacrilego, tantomeno non ce la sentiamo di condividere il pensiero di quanti ritengono che sia in qualche modo lecito l’utilizzo dell’IA soprattutto in campo letterario. Per quanto ci è possibile cercheremo di contenere queste note di commento all’interno di una realtà editoriale, solo una piccola nota finale di carattere più propriamente filosofico.
Torniamo al nostro Orélien.
Nei giorni scorsi, dopo i primi smarrimenti ed a seguito di evidenze sempre più circoscritte, la casa editrice canadese Boréal, primo editore del racconto, ha riconosciuto l’esistenza di metadati all’interno del testo consegnato ed ha rescisso il contrato con l’autore, che già era stato escluso del premio Goncourt. Inoltre, a carico dello stesso, si sono aggiunte altre accuse di plagio anche relativamente a testi precedentemente pubblicati.
Infine, Orélien stesso ha poi giustificato l’esistenza di questi metadati a suo dire dovuti alle ricerche storiche effettuate durante la redazione. Ma non è bastato a evitare il peggio.
I fatti, al di là della vicenda narrata, sembrano dirci altro.
Sorvolando sulla questione puramente etica, che può apparire della stessa consistenza del coraggio di don Abbondio, resta da affrontare quella di più difficile soluzione perché riguarda proprio i meccanismi (e le motivazioni) di produzione, di selezione e commercializzazione dei testi in ambito editoriale.
In fondo Thélyson Orélien non ha fatto altro che fornire un testo che ha pienamente soddisfatto i canoni correnti di produzione e valutazione dello storytelling e della sua ampia commercializzazione.
Il testo, comunque prodotto con o senza IA, è stato in grado di dosare tutte le componenti (operazione questa volta non proprio ben riuscita) con il fine di ottenere un prodotto eccellente. Apprezzato da critica e lettori. Ha pienamente risposto ai desideri del vasto pubblico e a quelli delle giurie letterarie. Commercializzabile e premiabile. Un libro perfetto.
In fondo, si sa: le ricerche di mercato sono essenziali anche in campo editoriale, e magari fossero fatte secondo criteri validi e non spannometrici….
Si pubblica ciò che si pensa il pubblico voglia, ergo vendibile, ergo consente di avere margini soddisfacenti di ricavi, e magari fosse così. Pensando alla crisi dell’editoria, verrebbe da riflettere sulla differenza tra lavatrici e libri.
Certo, si tratta solo di risolvere alcuni problemi tecnici come la persistenza dei metadati, ma è solo questione di tempo e di inesperienza dei neofiti.
È il mercato bellezza! Si può dire parafrasando Humphrey Bogart.
Di fronte ad una bella storia avvincente, e per certi versi confezionata alla perfezione, non interessa veramente come sia stata scritta, considerando, spesso non ci si sovviene nemmeno del nome dell’autore.
Siamo ad un passo dalla scomparsa dell’autore? Non della persona, ma del suo lavoro così come lo abbiamo inteso storicamente fino ai nostri giorni.
Dopo di che, dobbiamo rispettare sia quelli che lavorano con l’IA che quelli che ostinatamente producono opere dell’ingegno, e che quindi vengono generate dall’interno.
Il rischio evidente è che quest’ultimi, in assenza di seri filtri editoriali e meccanismi di mercato adeguati al campo editoriale, siano i penalizzati.
Comunque, se proprio si vuole salva la pelle, possiamo dire, come fanno tanti, che la colpa è di nessuno ma, in fondo, è la tecnologia che, inesorabile, lo vuole, non ci si può fa nulla. Così vanno le cose.
Allora, eccoci ad una possibile ulteriore considerazione l’unica citazione.
E se il problema fosse proprio nella scrittura?
Platone, nel Fedro, ci presenta il mito del dio egizio Theuth che presenta al re la sua invenzione: la scrittura, essa è il farmaco che guarirà i problemi della memoria.
La risposta del re Thamus non si fa attendere, la scrittura ci dice, è solo apparenza di sapienza ma non reale comprensione.
Il farmaco, nella sua doppia accezione, di cura e veleno, e nelle sue declinazioni di mercato e di tecnologia, ci mostra ancora una volta tutte le sue ambiguità, a millenni di distanza.
Chi è l'autore
Gianfranco Brevetto, laureato in sociologia, giornalista e narratore, ha ricoperto incarichi per attività didattiche presso le università di Napoli e Pisa. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni. È stato ideatore e curatore dei volumi Albert Camus. Mediterraneo e conoscenza (2003) e Georges Brassens. Una cattiva reputazione (2007). Autore di Mosche!, Letteratura, metamorfosi, presentimento (2008). Ha tradotto dal francese: Maurice Halbwachs, I quadri sociali della memoria (1997), Pascal Bruckner, La tentazione dell’innocenza (2001), Emmanuel Bove, La coalizione (2011) ed Emmanuel Bove, Il presentimento (2012). Ha curato la prefazione del volume di Primavera. Fisogni, Into the Void. The experience of emptiness between the Real and the Digital (2020). Ha scritto recentemente il romanzo Facundo (o del provvisorio) (2024). Dirige, dal 2016, la rivista “Exagere” (www.exagere.it) della SIPP Società Italiana di Pedagogia e Psicologia.
Abstract in English
The controversy surrounding Haitian-born writer Thélyson Orélien and allegations of AI-assisted authorship raises fundamental questions about literary creativity, publishing, and the future of the author. In his article for Rekh Magazine, Dr. Gianfranco Brevetto, director of Exagere (the review of SIPP, Società Italiana di Psicologia e Pedagogia), moves beyond the ethical debate to examine the commercial mechanisms shaping contemporary literature. Orélien’s apparent success highlights a troubling paradox: a novel may satisfy readers, critics, and literary juries while its creative origins remain contested. Brevetto argues that a publishing industry increasingly driven by market expectations risks prioritising commercially effective storytelling over originality and human creativity. The result? As Brevetto underlines, it may be the marginalisation of writers whose work emerges from personal intellectual and imaginative effort. Drawing on Plato’s Phaedrus and the ambiguity of writing as both remedy and poison, the article questions whether technology enhances human understanding or undermines it. Ultimately, the challenge is not simply AI’s presence in literature, but the values governing its production and reception. (The Editor)



Comments