Between Symbols and Jewellery
- Primavera Fisogni
- 3 days ago
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A literary journey into a dimension that, while eluding the constraints of conceptual logic, belongs deeply to the human condition. This is the narrative of the book "Gioielli Arcani – I Tarocchi da Indossare" (Arcane Jewels – Tarot to Wear), subtitled: "In this collection, every Arcanum is not merely a symbol, but a representation that reveals a fragment of the infinite."
The volume is co-authored by Roberto Zanon—architect, professor, and coordinator of the Master’s in Jewelry Design at the Academy of Fine Arts in Venice—and Elisabetta Rossi, journalist, film critic, and scholar of esoteric symbology. Rekh Magazine interviewed them within the framework of the anthropological path to which is dedicated the January issue.

di Primavera Fisogni
Un viaggio letterario in una dimensione che, pur sfuggendo alla griglia del concetto, appartiene profondamente alla condizione umana. È quello che racconta il libro “Gioielli Arcani – I Tarocchi da Indossare”, sottotitolo: “In questa collezione, ogni Arcano non è solo un simbolo, ma una rappresentazione che svela un frammento di infinito” (Fontana Editore). Ne sono coautori Roberto Zanon, architetto, docente e coordinatore del Master in Design del Gioiello all'Accademia di Belle Arti di Venezia con Elisabetta Rossi, Giornalista, critica cinematografica e studiosa di simbologia esoterica. Rekh Magazine, quasi al culmine del percorso antropologico che ha caratterizzato il mese di gennaio, li ha intervistati.
Quali sono le origini della simbologia dei tarocchi?
Roberto Zanon - Più che uno studioso della storia dei Tarocchi, mi considero un progettista che ne indaga il potenziale visivo e semantico. Proprio per garantire un rigore filologico al progetto, ho cercato la sinergia con Elisabetta Rossi, la cui profonda competenza nel settore ha permesso di ancorare la mia ricerca progettuale a una solida analisi storico-simbolica. L'unione delle nostre visioni ha permesso di trasformare un materiale iconografico complesso in un sistema di gioielli contemporanei, dove la storia dei simboli diventa la struttura portante della forma.
Elisabetta Rossi - Gli Arcani dei Tarocchi sono idee innate, inscritte nel DNA della vita. Attraversano la storia e le culture dei popoli e assumono forma e potere anche diversi, senza però cambiare significato. Si interpretano con il sentire, sintonizzandosi con l’esistenza, coi piedi ben piantati per terra e la testa fuori dai confini della ragione.
Nel Rinascimento la lettura delle carte era uno dei passatempi delle corti. Ma al tempo dell’Intelligenza Artificiale generativa, come si posiziona questa cultura segreta?
RZ - Attualmente l'IA si pone come un potente acceleratore del lavoro creativo, ma osservandone l'evoluzione è inevitabile porsi il dubbio su una futura sostituzione del ruolo del progettista. In questo scenario, la cultura degli Arcani si posiziona come un ritorno all'archetipo e all'essenza dell'uomo. Se l'IA lavora su algoritmi di probabilità, il gioiello simbolico lavora su "forme significanti" che richiedono un'intenzione e una presenza fisica che la macchina, per definizione, non possiede.
ER - I Tarocchi sono generatori di significati quando la coscienza sospende il limite del pensiero razionale. L’Intelligenza Artificiale, pur attingendo a tutto il sapere del mondo, non può accedere a questo livello di esperienza. Almeno non ancora. O forse non è stata programmata per farlo, se non per pochi, perché sarebbe un superpotere in mano al popolo. Come il fuoco che gli Dei non volevano concedere all’uomo. Serve un nuovo Prometeo.
I 21+1 simboli degli Arcani maggiori o trionfi sono sostanzialmente archetipi. Com’è possibile leggere, attraverso il Matto, l’Imperatrice, l’Appeso… tracce di realtà, addirittura di presentire gli accadimenti?
RZ - Leggere tracce di realtà attraverso l’Appeso o l’Imperatrice è possibile perché questi simboli agiscono come catalizzatori di senso. Pur mantenendo un atteggiamento razionale, come progettista, è difficile negare la forza magnetica che sprigionano. Più che di "premonizione", direi di una capacità delle carte di riordinare il caos della realtà in una narrazione coerente. Il gioiello ispirato a questi archetipi diventa quindi un oggetto che "sintonizza" chi lo indossa su una determinata frequenza interiore, rendendo visibili dinamiche che altrimenti resterebbero latenti.
ER - Nello stesso modo in cui gli uccelli abitano il volo senza domandarsi perché. È una conoscenza immediata, non mediata. Le donne, in questo, sono spesso più predisposte, perché vivono nell’irrazionale con maggiore naturalezza e meno pregiudizi.
L’associazione Arcani e gioielli, tema del libro, come nasce?
RZ - L’unione tra Arcani e gioielli nasce da una felice convergenza di percorsi. Da un lato, il mio persistente interesse per l’esoterismo e la dimensione simbolica, che già in passato mi aveva spinto a reinterpretare la struttura delle Sibille attraverso l'ideazione di un mazzo di carte dedicato alla moda e al design. Dall’altro, l’incontro con Elisabetta Rossi, che ha portato in questa ricerca una conoscenza profonda e rigorosa del valore dei segni. Abbiamo così deciso di far dialogare queste due sfere: la potenza archetipica dei Tarocchi e la concretezza materica del gioiello, inteso non solo come ornamento, ma come catalizzatore di significati.
ER - Nasce dal fatto che la bellezza di un gioiello risiede nel suo mistero. Gli Arcani lo rappresentano perfettamente.
Vorrei che ci dicesse qualcosa sull’ambiente veneziano in cui si è sviluppata la cultura dell’arcano così centrale anche nel libro…
RZ - La cultura dell’arcano trova in Venezia un terreno fertile e millenario. La mia assidua frequentazione della città, legata alla mia attività di docente e progettista, mi ha permesso di respirare quella 'venezianità' fatta di simboli e rimandi occulti che permea anche i progetti dei gioielli. Nel libro, però, Venezia non è sola: Genova appare come il suo ideale opposto. Se Venezia rappresenta la magia dell'acqua e del riflesso, Genova incarna una forza più solida e austera, offrendo un contrappunto necessario alla narrazione.ER - I racconti avevano bisogno di un palcoscenico coerentemente simbolico. Ho scelto le mie città dell’anima, dedicandole alla bellezza eterna di Genova e di Venezia, rivali e specchi l’una dell’altra, simili nel destino e opposte nella natura. Una, superba e fiera, chiusa nelle sue torri di pietra; l’altra, serenissima e ingannevole, stesa sull’acqua come un miraggio. Questa narrazione invita a riflettere sui grandi temi che da sempre attraversano l’umanità e, grazie agli archetipi e alla contemporaneità, ci spinge a interrogarci.
A chi si rivolge questa pubblicazione?
RZ: -Questa pubblicazione si rivolge a un pubblico eterogeneo, ma accomunato dalla ricerca di senso. In primo luogo, intercetta gli appassionati di esoterismo e coloro che riconoscono nel simbolo un linguaggio profondo e universale. Parallelamente, il volume parla al mondo del gioiello contemporaneo, offrendo nuove chiavi di lettura a chi ne apprezza il valore semantico e non solo estetico. Infine, il libro ha un’anima pragmatica: si rivolge a chi desidera passare dal pensiero all'azione, mettendo a disposizione fustelle e schemi per cimentarsi nella costruzione fisica dei gioielli, riscoprendo attraverso forbici e taglierino il valore dell'ingegno manuale.
ER - A coloro che sono attratti da un libro anti-convenzionale che sfugge alle definizioni e si muove sul confine tra letteratura, design ed esoterismo. Gioielli Arcani è un progetto ibrido e visionario, in cui il simbolo prende forma e la parola diventa esperienza.
Qual è il vostro campo di ricerca? Come si arriva a studiare questa materia, sicuramente affascinante, ma all’apparenza intrecciata alla superstizione e alle credenze?
RZ - La mia ricerca si concentra sulla possibilità di trasmettere un messaggio attraverso una forma significante. Considero il progetto del gioiello uno strumento per dare corpo a concetti immateriali. L'interesse per materie apparentemente "magiche" o esoteriche nasce dalla volontà di recuperare la funzione narrativa dell'oggetto: oltre la credenza o la superstizione, ciò che mi affascina è il sistema dei simboli come linguaggio universale. Arrivo a studiare questi temi perché credo che il gioiello, storicamente, non sia mai stato solo un ornamento, ma un amuleto di significato, un ponte tra l'individuo e il suo mondo interiore e anche esteriore.
ER - Ho studiato tra Parigi e Londra alla corte di Alejandro Jodorowsky, regista, drammaturgo e conoscitore della via dei Tarocchi e di Liz Greene, psicoanalista americana, che rilegge il significato degli Arcani attraverso i miti greci.
La mia ricerca dialoga anche con l’esperienza di Italo Calvino su due piani distinti. Il primo riguarda la scrittura combinatoria: la possibilità di disporre gli Arcani come un alfabeto simbolico e, attraverso le loro combinazioni, generare storie. Il secondo riguarda le ampolle di Calvino, contenitori alchemici di un sapere universale, porose e aperte alla contaminazione, in cui si conservano esperienze, visioni, intuizioni e conoscenze di tutti i tempi. Il loro contenuto fluisce liberamente: passato, presente e futuro si mescolano, si trasformano e si risignificano ogni volta che vi si accede.
Per quanto mi riguarda, la superstizione, intesa come esperienza che si tramanda in tutte le culture, non è una visione cieca se la si contestualizza. Infine, chi studia i Tarocchi, come altri strumenti medianici, non crede ma, al contrario, sperimenta.
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Gli intervistati
Roberto Zanon Architetto e PhD, è docente e coordinatore del Master in Design del Gioiello all'Accademia di Belle Arti di Venezia; autore di numerose monografie, indaga il rapporto tra forma e significato attraverso la sperimentazione materica.
Elisabetta Rossi
Giornalista, critica cinematografica e studiosa di simbologia esoterica. Genovese per formazione accademica, veneziana per destino.
English text:
A literary journey into a dimension that, while eluding the constraints of conceptual logic, belongs deeply to the human condition. This is the narrative of the book "Gioielli Arcani – I Tarocchi da Indossare" (Arcane Jewels – Tarot to Wear), subtitled: "In this collection, every Arcanum is not merely a symbol, but a representation that reveals a fragment of the infinite." (Published by Fontana Editore).
The volume is co-authored by Roberto Zanon—architect, professor, and coordinator of the Master’s in Jewelry Design at the Academy of Fine Arts in Venice—and Elisabetta Rossi, journalist, film critic, and scholar of esoteric symbology. Rekh Magazine interviewed them within the framework of the anthropological path dedicated to the January issue.
What are the origins of Tarot symbology?
Roberto Zanon: Rather than a historian of Tarot, I consider myself a designer investigating its visual and semantic potential. To ensure philological rigor, I sought a synergy with Elisabetta Rossi; her profound expertise allowed me to anchor my design research in solid historical-symbolic analysis. The union of our visions transformed complex iconographic material into a system of contemporary jewellery, where the history of symbols becomes the structural backbone of the form.
Elisabetta Rossi: The Tarot Arcana are innate ideas, inscribed in the DNA of life. They traverse history and cultures, assuming different forms and powers without ever changing their core meaning. They are interpreted through feeling—tuning into existence with one’s feet firmly on the ground and one’s head beyond the boundaries of reason.
In the Renaissance, card reading was a courtly pastime. In the age of Generative AI, where does this "secret culture" stand?
RZ: Currently, AI acts as a powerful accelerator for creative work, but observing its evolution, one inevitably wonders if it might eventually replace the designer’s role. In this scenario, the culture of the Arcana represents a return to the archetype and the essence of humanity. While AI works on algorithms of probability, symbolic jewellery works on "significant forms" that require an intention and a physical presence that a machine, by definition, does not possess.
ER: Tarot cards generate meaning when consciousness suspends the limits of rational thought. Artificial Intelligence, despite drawing from the world's collective knowledge, cannot access this level of experience—at least not yet. Or perhaps it hasn't been programmed to do so, except for a few, because it would be a "superpower" in the hands of the people. Like the fire the Gods did not want to grant to man. We need a new Prometheus.
The 21+1 symbols of the Major Arcana are essentially archetypes. How is it possible to grasp traces of reality—or even foresee events—through The Fool, The Empress, or The Hanged Man?
RZ: Reading traces of reality through these symbols is possible because they act as catalysts for meaning. Even while maintaining a rational stance as a designer, it is difficult to deny the magnetic force they release. Rather than "premonition," I would call it the cards' ability to reorder the chaos of reality into a coherent narrative. Jewellery inspired by these archetypes becomes an object that "tunes" the wearer to a specific internal frequency, making visible dynamics that would otherwise remain latent.
ER: In the same way that birds inhabit flight without asking why. It is an immediate, unmediated knowledge. Women are often more predisposed to this, as they live within the irrational with greater naturalness and fewer prejudices.
How did the association between the Arcana and jewellery begin?
RZ: It was a fortunate convergence of paths. On one hand, my persistent interest in esotericism and the symbolic dimension, which had previously led me to reinterpret the "Sibille" cards through a deck dedicated to fashion and design. On the other, meeting Elisabetta, who brought a rigorous understanding of the value of signs. We decided to create a dialogue between these two spheres: the archetypal power of the Tarot and the material concreteness of jewellery, intended not just as ornament, but as a catalyst for meaning.
ER: It stems from the fact that the beauty of a jewel lies in its mystery. The Arcana represent this perfectly.
Would you please tell us about the Venetian environment where this culture of the "Arcane" developed...
RZ: The culture of the arcane finds fertile, millenary ground in Venice. My frequent presence in the city as a professor and designer allowed me to breathe in that "Venetian-ness" composed of symbols and occult references. In the book, however, Venice is not alone: Genoa appears as its ideal opposite. If Venice represents the magic of water and reflection, Genoa embodies a more solid, austere strength, offering a necessary counterpoint to the narrative.
ER: These stories required a consistently symbolic stage. I chose the "cities of my soul," dedicating them to the eternal beauty of Genoa and Venice—rivals and mirrors of one another, similar in destiny and opposite in nature. One is proud and fierce, enclosed in stone towers; the other is "Serenissima" and deceptive, stretched over the water like a mirage. This narrative invites reflection on the great themes of humanity through archetypes and modernity.
Who is this publication for?
RZ: It targets a diverse audience united by a search for meaning. Firstly, enthusiasts of esotericism and those who recognize the symbol as a deep, universal language. Simultaneously, it speaks to the world of contemporary jewellery, offering new interpretations for those who appreciate semantic value over mere aesthetics. Finally, it has a pragmatic soul: it provides templates and schemes for readers to physically construct the jewellery themselves, rediscovering the value of manual ingenuity.
ER: For those attracted to an unconventional book that defies definition, moving along the border of literature, design, and esotericism. Arcane Jewels is a hybrid, visionary project where the symbol takes shape, and the word becomes an experience.
What is your field of research? How does one come to study a subject that, while fascinating, seems intertwined with superstition?
RZ: My research focuses on the possibility of transmitting a message through a "significant form." I view jewellery design as a tool to give body to immaterial concepts. My interest in "magical" subjects arises from a desire to recover the narrative function of the object. Beyond belief or superstition, I am fascinated by the system of symbols as a universal language. I believe jewellery has never been just an ornament, but an amulet of meaning—a bridge between the individual and their inner and outer worlds.
ER: I studied in Paris and London under Alejandro Jodorowsky—the director and master of the Way of the Tarot—and Liz Greene, the psychoanalyst who reinterprets the Arcana through Greek myths.
My research also dialogues with the work of Italo Calvino on two levels: combinatory writing (using the Arcana as a symbolic alphabet to generate stories) and Calvino’s "glass vials"—alchemical containers of universal knowledge where experiences, visions, and intuitions flow freely. For me, superstition is not a blind vision if contextualized. Ultimately, those who study the Tarot do not "believe"; on the contrary, they experience.



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