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Education, Autonomy, and the State

  • 4 days ago
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Education is the topic discussed in Professor Segalerba's paper today. He examines the tension between individual autonomy and communal rights through Wisconsin v. Yoder. On one side, thinkers like Gutmann argue that education must foster critical thinking and social participation to ensure a child's future freedom. Conversely, Galston defends liberal pluralism, arguing that the state should respect cultural diversity over mandated autonomy


Studente e insegnante di scuola primaria (Wix Pics)
Studente e insegnante di scuola primaria (Wix Pics)

Di Gianluigi Segalerba


Nella mia indagine analizzerò alcune posizioni riguardanti la formazione culturale, il concetto di autonomia dell’individuo, i rapporti tra autonomia ed educazione, ed il possibile ruolo dello Stato rispetto alla formazione culturale. Il tema dell’indagine concerne, pertanto, il diritto degli alunni a decidere della propria educazione, i doveri dei genitori riguardo alla formazione culturale dei figli, ed il diritto dei genitori a scegliere il tipo di educazione dei propri figli. Diverse interpretazioni dello stato, dei possibili modi di vivere, dei modelli di cittadinanza, della società e dei rapporti tra individui e gruppi sono possibili. L’autonomia sarà interpretata in questo testo come la capacità dell’individuo di dirigere la propria vita: l’autonomia si configura come lo sviluppo delle capacità riflessive che implicano l’esame dei valori tradizionali. Le diverse posizioni che indagherò sono vicendevolmente connesse in virtù del comune riferimento al caso della Corte Suprema degli Stati Uniti Wisconsin contro Jonas Yoder (406 U.S. 205, 1972).


Una sentenza che fece epoca


La Corte Suprema degli Stati Uniti si pronunciò nel 1972 contro l’estensione dell’obbligo scolastico alla durata di dieci anni da parte del Wisconsin Board of School ed a favore del diritto delle famiglie Amish di ritirare i propri figli dalla scuola all’età di 14 anni.

Nonostante la sentenza riguardi solo un caso particolare, vale a dire, la presenza o l’assenza del diritto da parte dei membri della comunità Amish di ritirare i propri figli dalla scuola dell’obbligo in Wisconsin a 14 anni invece che a 16 anni (la nuova legge del Wisconsin a quel tempo prevedeva che il periodo obbligatorio della scuola dovesse essere esteso fino ai 16 anni per un periodo totale di obbligo scolastico di dieci anni), le diverse posizioni assunte da coloro che hanno commentato la sentenza della Corte Suprema suggeriscono numerosi spunti di riflessione a proposito della formazione culturale in quanto tale ed a proposito delle finalità della formazione culturale.

Il tema della mia indagine è lo scopo della formazione culturale, cioè se la formazione culturale debba avere come scopo primo e principale lo sviluppo dell’autonomia degli alunni e la preparazione degli alunni ad una vita di partecipazione alla vita sociale, o se la formazione culturale non debba avere questi scopi (almeno, non principalmente). Ho concentrato la mia attenzione su tre differenti posizioni, espresse nei seguenti testi:


− Arneson, R., – Shapiro, I., Democratic Autonomy and Religious Freedom: A Critique of Wisconsin v. Yoder, in: Democracy’s Place, edited by I. Shapiro, Ithaca and London, 1996, pp. 137–174.


− Gutmann, A., Children, Paternalism, and Education: A Liberal Argument, in: Philosophy & Public Affairs, vol. 9, n. 4 (summer, 1980), pp. 338–358.


− Galston, W. A., Liberal Pluralism: The Implications of Value Pluralism for Political Theory and Practice, Cambridge, UK, 2002.


Differenti prospettive teoretiche


In particolare, Gutmann dà la possibilità di vedere che la potestà dei genitori sui figli dovrebbe sempre essere diretta al benessere dei figli; la potestà dei genitori non può mai essere utilizzata a vantaggio dei genitori. Arneson e Shapiro espongono un modello di educazione che mira alla preparazione degli alunni alla partecipazione degli alunni medesimi alla vita sociale. Galston offre l’occasione per riflettere sulla reciproca incommensurabilità dei beni sociali: la formazione culturale è un bene tra gli altri beni.

Dal momento che nessuna gerarchia tra i beni sociali è, secondo Galston, possibile, la formazione culturale non può essere considerata il supremo bene sociale. I principi dello studio di Gutmann sono:


− esistono beni primari;


− l’istruzione è uno dei beni primari;


− la dimensione della vita dei bambini non può limitarsi alla comunità od alla famiglia; − i bambini hanno il diritto di venire socializzati;


− la potestà dei genitori sui figli deve essere usata con esclusiva attenzione al benessere dei figli medesimi; la potestà non può essere utilizzata a vantaggio dei genitori.


Le posizioni di Gutmann sono a favore della socializzazione dei bambini, dello sviluppo dell’autonomia dei bambini e di un sistema di scolarizzazione che favorisca lo sviluppo del pensiero critico. I genitori possono esercitare una potestà nei confronti dei propri figli: i bambini sono individui che non sono ancora in grado di prendere autonomamente tutte le decisioni per quanto attiene al proprio futuro.

Riconoscere ai genitori una potestà sui figli non significa, tuttavia, che i genitori possano indirizzare i figli a ciò che i genitori vogliano.

La potestà va esercitata in modo che i genitori facciano conoscere ai figli una pluralità di beni sociali ed una pluralità di possibilità di vita. La potestà è subordinata al dovere dei genitori di offrire ai figli una pluralità di prospettive di vita: non è, pertanto, una potestà incondizionata. La potestà sui figli è funzionale allo sviluppo culturale dei figli: scopo esclusivo dell’esercizio della potestà genitoriale è lo sviluppo culturale dei figli. Gutmann sottolinea l’importanza di una forma di educazione che permetta agli individui di scegliere tra le opportunità disponibili e di diventare cittadini informati.

Nel caso che agli individui venga impedita la possibilità di diventare cittadini informati, gli individui vengono privati della capacità di orientarsi nel mondo in cui vivono. La potestà dei genitori è ammessa da Gutmann dato che i figli non possono aver raggiunto la maturità necessaria per prendere da soli le decisioni che riguardano la propria vita. Dotare i bambini di beni primari come l’istruzione è lo scopo cui deve tendere l’esercizio della potestà genitoriale. Gutmann pone alcuni principi per una strategia educativa:


− I genitori hanno il dovere di lasciare liberi i figli di scegliere altri modi di vivere; pertanto, i genitori non hanno il diritto di isolare i bambini in una comunità, tenendoli lontani da modi di vita alternativi rispetto a quelli della comunità di appartenenza.


− I bambini devono essere messi in contatto con modi di vita diversi da quelli che sono adottati nelle loro famiglie.


Gutmann sottolinea l’insufficienza dell’ambiente familiare rispetto alla società: una famiglia non può offrire la pluralità di prospettive che la società offre. I genitori hanno il dovere di introdurre i propri figli nella pluralità dei modi di vita presenti nella società: non possono tenere i figli lontani dalla società. Pertanto, una comunità non può isolare i propri membri all’interno della comunità medesima. Secondo Gutmann, il dovere dei genitori di far conoscere ai propri figli una pluralità di scelte di vita costituisce un principio fondamentale di una corretta educazione. I bambini, secondo Gutmann, hanno il diritto a venire socializzati; in modo corrispondente, i genitori hanno il dovere di introdurre i figli nella società. Il diritto all’istruzione è una condizione per poter diventare un essere razionale ed un cittadino a pieno titolo.

Senza un’educazione adeguata, non c’è possibilità di una corretta formazione degli individui. Il diritto del bambino all’istruzione è connesso alla capacità di una vita nella società, alla capacità di scelta tra diversi beni ed alla partecipazione alla vita sociale. La formazione culturale è un presupposto per l’esercizio della vita politica. Passando alle riflessioni contenute nell’articolo di Arneson – Shapiro, uno degli aspetti fondamentali nella meditazione di Arneson e Shapiro è, a mio avviso, che i figli non sono proprietà dei genitori. In tutto l’articolo di Arneson e Shapiro possiamo vedere che i due autori rifiutano ogni concezione del patriarcato.

I bambini non sono una proprietà; pertanto, i bambini non possono essere utilizzati per alcuno scopo da parte dei genitori. La relazione tra figli e genitori dovrebbe essere, secondo Arneson e Shapiro, una relazione di amministrazione fiduciaria: poiché i bambini dovrebbero vivere in una relazione di amministrazione fiduciaria con i genitori, essi dovrebbero ricevere una formazione culturale che miri al raggiungimento dell’autonomia di pensiero.


Autonomia ed educazione civica


L’obiettivo della formazione culturale è l’autonomia. Se i bambini non vengono educati all’autonomia, non sono liberi. Il modello educativo di Arneson e Shapiro mira a dotare gli alunni di un’educazione civica: i bambini dovrebbero ricevere un’educazione che consenta loro di partecipare alla vita della sfera pubblica. Naturalmente, gli individui possono, da adulti, decidere autonomamente di non partecipare alla vita pubblica. Una cosa è, comunque, poter partecipare alla vita pubblica e decidere di non avvalersi di 4 questa capacità, altra cosa è non poter partecipare alla vita pubblica poiché tale capacità non è stata raggiunta a causa di un’istruzione insufficiente. Arneson e Shapiro considerano come carattere costitutivo della cittadinanza la capacità di votare in modo informato e di partecipare alla vita democratica. Per raggiungere un grado di competenza che consenta agli individui di partecipare alle decisioni democratiche, gli elettori devono possedere i seguenti tipi di conoscenza: − Conoscenza della storia del mondo moderno. − Conoscenza della storia delle istituzioni democratiche. − Conoscenza della cultura della propria società. Questi campi di conoscenza sono indispensabili affinché un individuo possa raggiungere un orientamento nella società. Inoltre, ogni individuo, per potere partecipare alla vita democratica, dovrebbe possedere capacità di pensiero critico onde essere in grado di rappresentare a sé stesso la situazione degli altri concittadini, onde immedesimarsi nell’esperienza delle altre persone, onde analizzare e valutare senza pregiudizi gli atteggiamenti, i principi e gli argomenti delle altre persone: ogni individuo dovrebbe essere in grado di uscire dai propri schemi mentali ed entrare negli schemi mentali di altre persone. Questo tipo di educazione è necessario per raggiungere un minimo di educazione civica: è pertanto indispensabile un’educazione che vada oltre l’alfabetizzazione di base.

Arneson e Shapiro riconoscono che un’istruzione superiore non può risolvere tutti i problemi connessi alle difficoltà di una deliberazione democratica.

Certamente il titolo di studio conseguito attraverso l’istruzione superiore non può risolvere tutte le difficoltà che un cittadino possa incontrare nel processo di deliberazione democratica: l’istruzione superiore non può dare una risposta a tutte le domande che i cittadini possono trovarsi ad affrontare nell’esercizio dei propri diritti democratici e delle proprie responsabilità di cittadini. L’istruzione superiore può tuttavia fornire almeno alcuni strumenti di orientamento senza i quali un individuo non riuscirebbe a comprendere la situazione ed i problemi che deve affrontare. La formazione culturale è indispensabile per l’esercizio della cittadinanza.

Galston adotta una posizione differente da quelle esposte. La formazione culturale, per Galston, è un bene tra gli altri: non è il sommo bene. In generale, per Galston non esiste un bene sociale supremo. Pertanto, alcune comunità nelle quali una società è organizzata possono dare più valore alla formazione culturale, mentre altre comunità possono conferire un minore valore alla formazione culturale. Lo Stato non ha il diritto di interferire nei valori delle comunità. La formazione culturale e la formazione culturale non sono considerate da Galston come un valore assoluto. L’orientamento di Galston ha origine nell’interpretazione data da Galston del liberalismo come diversità: questa interpretazione del liberalismo si oppone alla concezione del liberalismo come 5 autonomia. Mentre il liberalismo è stato interpretato come una concezione che promuove e che dovrebbe promuovere lo sviluppo dell’autonomia negli individui, Galston interpreta il liberalismo come una concezione che dovrebbe rispettare la diversità tra gruppi e che dovrebbe garantire le condizioni di convivenza tra le diverse comunità che vivono in uno Stato. Lo stato non deve promuovere l’autonomia nell’individuo, ma deve mirare al raggiungimento di una soglia minima di realizzabilità che promuova la pace sociale tra i diversi gruppi. La promozione dell’autonomia dei cittadini, pertanto, non è un valore assoluto cui lo Stato ed il sistema educativo debbano tendere.


Un bene tra altri beni


L’autonomia non è il bene assoluto, ma soltanto un bene tra diversi beni. Lo stato non è legittimato ad intervenire all’interno delle comunità con il pretesto che queste comunità hanno principi e modi di comportarsi diversi rispetto ai principi ed ai modi di comportarsi dominanti nella sfera pubblica: ogni comunità ha il diritto di regolarsi autonomamente. Galston è per un’interpretazione del liberalismo che coincida con il pluralismo liberale: da questo punto di vista, le istituzioni pubbliche devono sempre esercitare un’estrema circospezione ogni qualvolta le istituzioni pubbliche abbiano a che fare con le comunità. Non vi è un solo modo di interpretare la società: pertanto, nessuna autorità centrale ha il diritto di imporre alle comunità i propri valori. Galston sostiene il principio della divisione dell’autorità tra i genitori e lo stato. Lo stato, secondo Galston, ha esclusivamente il diritto di stabilire standard minimi di istruzione. Il diritto di intervenire nelle comunità da parte dello stato, in una dimensione liberale, ha, secondo Galston, limiti precisi; lo stato ha limiti ben precisi anche nel caso che lo stato debba affrontare il tema della formazione culturale dei cittadini. Le esigenze della formazione culturale non possono essere considerate prevalenti rispetto ai diritti dei genitori e delle comunità. L’uso del vocabolario di Galston è interessante. Galston assegna allo stato il diritto di stabilire standard minimi, e non massimi, per quanto attiene alla formazione culturale dei cittadini; analogamente, lo stato ha il diritto di determinare contenuti minimi di istruzione, non già contenuti massimi. Tutto il resto spetta ai genitori ed alle forme di comunità. La sfera di competenza dello stato è limitata; lo stato può stabilire solo una misura minima per quanto concerne la formazione culturale. La priorità nelle questioni di formazione spetta ai genitori ed alle comunità, non allo stato.


Chi è l'autore


Gianluigi Segalerba è nato a Genova il 24 giugno 1967. Si è laureato in Filosofia presso l'Università di Pisa nel 1991 e ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia presso la stessa università nel 1998. È stato ricercatore ospite (visiting scholar) presso le Università di Tubinga, Berna e Vienna. Ha insegnato presso l'Istituto di Filosofia dell'Università di Vienna.

La sua prima pubblicazione è stata Note su Ousia (Pisa 2001). Successivamente è stato co-editor del volume Substantia – Sic et Non (Francoforte sul Meno 2008) ed è l'autore del libro Semantik und Ontologie: Drei Studien zu Aristoteles (Berna 2013). Attualmente vive e lavora a Vienna. Tra le pubblicazioni recenti, segnaliamo: Kochetkova, T. & Segalerba, G. (2024). Environmental Personhood: Philosophical Foundations in Tantric Ecology. In S. Kanojia (Ed.), Bridging Health, Environment, and Legalities: A Holistic Approach (pp. 1-24). IGI Global Scientific Publishing. https://doi.org/10.4018/979-8-3693-1178-3.ch001


© Rekh Magazine


English abstract:


This investigation explores the complex relationship between cultural formation, individual autonomy, and the state's role in education, using the 1972 U.S. Supreme Court case Wisconsin v. Yoder as its primary focal point. At the heart of the debate is whether education should prioritize the development of a child's autonomy and social participation or respect the rights of parents and communities to preserve their specific ways of life. The text defines autonomy as the capacity for self-direction through reflective thought and the critical examination of traditional values, contrasting this against the state's power to mandate schooling.

Amy Gutmann offers a liberal argument centered on the welfare of the child, asserting that education is a primary good that grants children the right to be socialized into a broader society. She contends that parental authority is not an absolute right to control a child’s future but a fiduciary duty to expose them to a plurality of perspectives, ensuring they can eventually function as informed citizens. Similarly, Arneson and Shapiro reject any patriarchal view of children as property. They frame the parent-child relationship as one of "trusteeship," where the ultimate goal of education is to equip the individual with the historical knowledge and critical thinking skills necessary for democratic participation. For these thinkers, an education that fails to foster autonomy leaves the individual unfree and incapable of navigating a modern public sphere.

In contrast, William Galston presents a model of liberal pluralism that challenges the supremacy of autonomy. He argues that education is merely one social good among many and that the state should prioritize diversity over coerced autonomy. From Galston’s perspective, the state’s role is strictly limited to enforcing "minimum standards" rather than "maximum" cultural goals, thereby protecting the rights of communities to regulate themselves. This tension highlights a fundamental disagreement: while some see education as a liberating force that must transcend the family unit, others view it as a limited public service that must yield to the diverse moral and cultural identities of specific groups. (The Editor)


 
 
 

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