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The Good Samaritan and Us

  • 3 days ago
  • 4 min read

February 11th leads us to meditate on suffering, a component of all our lives. But it also prompts reflection on the value of assisting those who suffer. The occasion is the World Day of the Sick. Established in 1992 by St. John Paul II in memory of Our Lady of Lourdes—the patroness of the sick—this anniversary represents an important opportunity to draw attention to the value of care, comfort, and listening for those facing illness. Rekh Magazine speaks with Mario Antonio Clerici, author of Farsi prossimo



Soccorritore (Wix Pic)
Soccorritore (Wix Pic)

Di Primavera Fisogni


L’11 febbraio ci porta a meditare sulla sofferenza, componente della vita di tutti noi. Ma anche sul valore dell’assistenza a chi soffre. L’occasione è la Festa del malato, che appunto cade oggi. La ricorrenza, istituita nel 1992 da San Giovanni Paolo II in memoria della Madonna di Lourdes, patrona degli ammalati, rappresenta un'importante occasione per richiamare l'attenzione sul valore delle cure, del conforto e dell'ascolto di chi affronta la malattia. Colpisce lo scarso spazio che viene dedicato sui “social”. Eppure il tema di questa giornata è “Il Samaritano”, vale a dire quella figura generosa, sensibile, incurante dei pregiudizi, che si ferma a soccorrere un poveraccio derubato e pestato. Rekh Magazine interpella Mario Antonio Clerici, autore di “Farsi prossimo” (2025). Volontario della Croce Rossa, scrittore, giornalista proprio sul tema del volontariato per il blog della casa editrice “Shalom”, risponde volentieri alle nostre domande.


Signor Clerici, perché ha scritto “Farsi prossimo”?


Questo piccolo libro, pubblicato proprio da Rekh Magazine, non ha alcuna ambizione letteraria, ma sicuramente vuole promuovere il valore del volontariato e della cura nei confronti di chi soffre, o vive in condizioni di fragilità fisiche, psichiche, sociali, ambientali. In questa direzione va, infatti, da quasi mezzo secolo, la mia vita e da una stagione molto più lunga l’attività della Croce Rossa, della quale mi onoro di fare parte. Tuttavia i ricordi e le riflessioni di queste pagine non sono né un libro sulla storia (anche locale) della Cri, né a quell’associazione esclusivamente si riferiscono: esistono, infatti, volumi di storici professionisti e studi di ricercatori di primissimo livello ben più titolati di me a raccontare le vicende della Croce Rossa italiana e internazionale.


Lei è un “samaritano” da oltre quarant’anni...


Il mio è un contributo, umile, personale, intimo, che si propone di raggiungere lettori sensibili e soprattutto interlocutori giovani. Perché la mia passione per l’aiuto al prossimo in difficoltà sia in qualche misura motivante (per non dire “contagiosa”…), facendo nascere o risvegliare lo slancio al volontariato. La carenza di volontari, avvertita a partire dalla stagione della pandemia, ci ha fatto spesso ragionare su come portare nuova linfa all’associazionismo del soccorso. Tutte le strategie hanno valore. Penso, però, che non ci sia nulla di più efficace della comunicazione diretta dell’esperienza, perché è parlare una “stessa lingua”, indipendentemente dalle specializzazioni o dai percorsi scolastici, al di là dell’età e della condizione sociale. Lo stesso linguaggio è quello delle emozioni. Della meraviglia. Dell’empatia di fronte a chi si trova nel bisogno.


Come ha impostato questa riflessione?


Non sono filosofo, ma tutti, fin da quando siamo molto piccoli, ci poniamo delle domande esistenziali. Ecco, io non sono partito dalle domande, ma dalle risposte che la vita mi ha dato (oltre quarant’anni di volontariato ai sofferenti) per ragionare sulla condizione umana.


Lei è credente? Quali i suoi punti di riferimento quotidiani, nell’aiuto ai più fragili?


La mia bussola, da credente, è sempre il Vangelo. Penso che, al di là dell’avere o meno fede in Dio, nessuno possa restare indifferente di fronte alla parabola del Buon Samaritano narrata dall’evangelista Luca (Lc 10, 25-37), senza sentirsi toccato dalla sensibilità dell’uomo che, in viaggio, si ferma per prestare soccorso a un poveraccio bastonato e derubato. C’è chi passa oltre, ma l’uomo di Samaria prova compassione e va ben al di là del conforto momentaneo. Versa olio e vino sulle ferite del ferito, caricando il ferito sul proprio giumento e affidandolo alle cure di un albergatore. Episodi del genere sono continui. Siamo sempre, un po’ tutti, come il levita che passa accanto al poveraccio e non fa nulla. Non mi sento di giudicare nessuno, perché tante volte, pur con le migliori intenzioni, veniamo travolti dai nostri impegni o dalle preoccupazioni, senza renderci conto che, magari a due passi da noi, c’è qualcuno molto più gravato dalla vita. Forse quello di cui abbiamo bisogno è di fermarci a riflettere sulle domande: chi è il mio prossimo? Come farmi prossimo?


© Copyright Rekh Magazine


L'autore



Mario Antonio Clerici (1957) vive in provincia di Como, a Lurate Caccivio. Padre di quattro figli, da 45 anni opera come volontario nella locale Croce Rossa come volontario del soccorso. Dopo una carriera professionale nel settore tessile, dove ha ricoperto anche ruoli dirigenziali, Clerici ha scoperto la passione per la scrittura. Nel 2021 ha pubblicato "Un papà in cucina", nel 2022 "Fare famiglia. Il coraggio di essere genitori oggi", vincitore del Premio Internazionale Ovidio. Scrive di volontariato per le edizioni Shalom.


 
 
 

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