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In Search for Cultural Identities

  • Writer: Primavera Fisogni
    Primavera Fisogni
  • 3 days ago
  • 8 min read

The first contribution of professor Gianluigi Segalerba, leading Italian philosopher, to the anthropological inquiry of Rekh Magazine concerns 'cultural identity'. Segalerba focuses on Amartya Sen's theory: it indicates that the possibility of authentic dialogue resides in identifying the intersections present between diverse cultural identities. These intersections are the shared attributes—the commonalities between individuals and groups—that serve as points of contact


Un intreccio di fili di colore diverso come metafora di un'intersezione di culture (Wix Pics)


di Gianluigi Segalerba


In questo intervento analizzerò alcuni aspetti della critica di Amartya Sen a specifiche interpretazioni dell’identità culturale. Secondo Sen possono essere date diverse interpretazioni dell’identità culturale.


  • Un’interpretazione, che è quella di Sen medesimo, vede l’identità culturale come il risultato di differenti componenti che hanno avuto uno sviluppo storico, hanno uno sviluppo storico ed avranno uno sviluppo storico. Ogni identità culturale è un fenomeno che ha uno sviluppo storico. L’identità culturale non sorge formata, costituita una volta per tutte. L’identità culturale è, in quanto tale, una pluralità di elementi. L’identità culturale, poiché è qualcosa che vive, assorbe elementi da altre culture. Questa è l’interpretazione flessibile, dinamica e inclusiva dell’identità. L’identità culturale come fenomeno assolutamente originale ed originario non esiste. Questo concetto corrisponde all’interpretazione dell’identità di Sen.


  • Il secondo concetto di identità interpreta l’identità come una formazione monodimensionale. L’identità culturale, secondo questa interpretazione, è un tutto assoluto, un tutto non storicamente divenuto, un tutto originale ed assolutamente originario, che non va contaminato con altre culture. Questa è la concezione rigida, statica ed escludente dell’identità. Il secondo concetto di identità corrisponde allo scopo ideologico e politico di produrre individui, popoli e gruppi come sistemi isolati. Questo concetto è connesso all’azione politica di isolare gli individui, i popoli e i gruppi gli uni dagli altri: ha in sé una potenzialità di odio, violenza e conflitto. Nell’ambito di questa interpretazione, l’identità culturale è assolutizzata in quanto viene considerata come un fenomeno isolato da tutte le altre culture; l’identità culturale è considerata come qualcosa di originale, che non ha, e che non deve avere, alcuno scambio con altre culture. Ogni contatto con altre culture viene interpretato come una contaminazione ed un tradimento nei confronti della propria cultura.


Nelle proprie analisi, Sen vuole illustrare che la possibilità di un dialogo tra le persone consiste nel trovare le intersezioni presenti tra le diverse identità culturali: le intersezioni sono aspetti comuni tra individui e gruppi e, di conseguenza, costituiscono punti di contatto tra individui diversi e tra gruppi diversi. Le intersezioni costituiscono modi per trovare una comunicazione tra gli individui e per non considerare gli individui in gruppi vicendevolmente isolati.

Sen fa notare che una società formata da comunità parallele che non vogliono avere nulla in comune tra loro è condannata ad incontrare difficoltà nella comunicazione reciproca tra i propri cittadini: questa società è condannata a essere esposta a un clima di potenziale violenza tra i diversi gruppi.


Uno dei fondamenti del dibattito concernente l’identità culturale consiste nell’interpretazione che si dà dell’individuo. L’individuo può essere considerato esclusivamente per quanto attiene alle tradizioni ereditate, oppure può essere considerato nel suo avere identità diverse a seconda delle affiliazioni che l’individuo si trova ad acquisire nel corso della propria vita.

Sen fa presente che gli individui possono essere facilmente manipolati. Gli individui possono essere indotti a credere di avere una sola identità sebbene, a ben vedere, essi siano sempre composti da una pluralità di identità culturali; gli individui possono essere altresì indotti a credere di essere formati una volta per tutte, laddove invece gli individui esperiscono sempre modificazioni nella loro cultura: gli individui sono costitutivamente entità dinamiche per quanto attiene alla loro identità culturale.

Sen analizza con grande attenzione la formazione di gruppi artificiali: un gruppo artificiale si crea attraverso la costituzione di un’identità culturale artificiale in cui elementi specifici vengono indebitamente isolati da altri elementi. Si procede poi all’isolamento del gruppo creato rispetto ad altri gruppi. Il processo consiste quindi in alcuni passaggi fondamentali:


  • isolamento di determinati elementi culturali;

  • creazione di un gruppo sulla base di detti elementi culturali;

  • tendenziale istigazione contro tutti coloro che non possiedono questi elementi culturali.


Questo tipo di identità è un’identità per l’inimicizia e l’ostilità, per la divisione e la separazione, per la discordia e il dissenso. Questo tipo di identità culturale è artificiale poiché isola un elemento tra i tanti elementi che compongono l’identità di una persona: questo tipo di identità culturale è costruito per incitare all’odio del gruppo creato, attraverso questa identità, contro altri gruppi.

Per quanto riguarda la relazione tra individuo, da una parte, ed identità culturale, dall’altra, Sen vede una precisa responsabilità dell’individuo: la questione è se l’individuo voglia privilegiare un solo elemento culturale, o se sia invece disposto a riconoscersi come un essere composto da diversi elementi culturali. Nella visione di Sen, non si può dimenticare la responsabilità dell’individuo: l’individuo è responsabile del modo in cui vive la propria identità culturale.

I caratteri collegati all’identità assoluta sono i seguenti:


  • Gli individui sono determinati dalla propria identità.

  • La cultura determina lo sviluppo degli individui e dei gruppi.

  • Gli sviluppi storici degli stati devono essere spiegati come la realizzazione della cultura a cui appartengono gli stati; le culture determinano le evoluzioni storiche di un paese.

  • Gli individui non possono uscire dalla loro identità; l’identità culturale costituisce per loro una seconda natura.

  • Gli individui sono proprietà delle tradizioni e dei gruppi.

Amartya Sen (Wikipedia)
Amartya Sen (Wikipedia)

Sen si oppone risolutamente a questa interpretazione dell’identità. La corretta interpretazione dell’identità è, secondo Sen, che ognuno ha in sé una pluralità di diverse componenti culturali, cioè una pluralità di identità. Gli aspetti principali della posizione di Sen sono i seguenti:


  • Le culture non determinano. Non esiste un determinismo culturale per quanto riguarda lo sviluppo storico o economico degli individui, dei gruppi, dei popoli e dei paesi. Le culture hanno aspetti diversi: non possono essere considerate come sistemi che influenzano un individuo in una sola direzione.

  • L’identità culturale non è qualcosa di assolutamente originale od originario; la cultura non è qualcosa che nasca e cresca come un sistema isolato. Ogni cultura prende elementi da altre culture, deriva da culture preesistenti e dà elementi ad altre culture. C’è uno scambio tra le culture. Una forma culturale cambia. Le culture hanno uno sviluppo.


Chi è l'autore


Gianluigi Segalerba è nato a Genova il 24 giugno 1967. Si è laureato in Filosofia presso l'Università di Pisa nel 1991 e ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia presso la stessa università nel 1998. È stato ricercatore ospite (visiting scholar) presso le Università di Tubinga, Berna e Vienna. Ha insegnato presso l'Istituto di Filosofia dell'Università di Vienna.

La sua prima pubblicazione è stata Note su Ousia (Pisa 2001). Successivamente è stato co-editore del volume Substantia – Sic et Non (Francoforte sul Meno 2008) ed è l'autore del libro Semantik und Ontologie: Drei Studien zu Aristoteles (Berna 2013). Attualmente vive e lavora a Vienna. Tra le pubblicazioni recenti, segnaliamo: Kochetkova, T. & Segalerba, G. (2024). Environmental Personhood: Philosophical Foundations in Tantric Ecology. In S. Kanojia (Ed.), Bridging Health, Environment, and Legalities: A Holistic Approach (pp. 1-24). IGI Global Scientific Publishing. https://doi.org/10.4018/979-8-3693-1178-3.ch001


© Rekh Magazine


English text


In this discourse, I shall interrogate specific dimensions of Amartya Sen’s critique regarding certain hermeneutic frameworks of cultural identity. Sen posits that cultural identity is susceptible to divergent interpretations, each carrying profound philosophical and social implications.

The first interpretation, championed by Sen himself, conceives of cultural identity as the synthesis of multifaceted components shaped by a continuous historical trajectory. In this view, identity is an emergent phenomenon, devoid of a static or primordial essence; it does not arrive in the world fully formed or immutable. Rather, identity is inherently a plurality of elements—a living entity that flourishes by assimilating influences from "the other." This represents a flexible, dynamic, and inclusive vision of the self, wherein the notion of an "absolutely original" or "autochthonous" culture is dismissed as a historical fiction. This concept constitutes Sen’s own interpretation of identity.

Conversely, a second paradigm interprets identity as a monodimensional formation. Here, cultural identity is viewed as an absolute totality—a non-historical "given," an original and primordial whole that must remain shielded from the perceived contamination of external influences. This rigid, static, and exclusionary conception serves a specific ideological and political teleology: the fabrication of individuals, peoples, and collectives as isolated systems. Such a framework is intrinsically linked to the political project of sequestering groups from one another; it harbours a latent potential for enmity, violence, and discord within it. Within this hermeneutic, cultural identity is "absolutized," regarded as a phenomenon hermetically sealed from all other cultures. This pristine entity neither possesses nor desires any exchange with the outside world. Every intercultural encounter is thus interpreted as a profanation and a betrayal of one’s own essence.

In his analyses, Sen illustrates that the possibility of authentic dialogue resides in identifying the intersections present between diverse cultural identities. These intersections are the shared attributes—the commonalities between individuals and groups—that serve as points of contact. They constitute the modes through which communication is established, resisting the reduction of humanity into mutually isolated enclaves.

Sen observes that a society structured as a collection of "parallel communities" that refuse to acknowledge any common ground is predestined for communicative failure among its citizens. Such a society is condemned to exist in a climate of potential violence between its disparate groups.

A fundamental pillar of the debate concerning cultural identity lies in the interpretation of the individual. The subject may be viewed exclusively through the lens of inherited traditions, or conversely, as a being defined by a plurality of identities according to the various affiliations acquired throughout the course of a life.

Sen points out that individuals are highly susceptible to manipulation. They may be induced to believe they possess but a single identity, even though, upon closer inspection, they are always composed of a multiplicity of cultural layers. Furthermore, they may be led to believe their nature is fixed and immutable, whereas, in reality, individuals perpetually experience modifications in their culture. The individual is, constitutively, a dynamic entity regarding their cultural identity.

Sen scrutinizes the formation of artificial groups with great care. An artificial group is birthed through the construction of an artificial cultural identity, wherein specific elements are unduly isolated from the broader whole. The process then moves toward the sequestration of the newly created group from others. This trajectory consists of several fundamental stages:

  1. The isolation of specific cultural elements.

  2. The creation of a group based upon said elements.

  3. The systematic instigation of hostility toward all who do not possess these markers.

This species of identity is an "identity for enmity"—designed for division, separation, and discord. It is artificial because it isolates a single variable from the many that compose a human life, constructed specifically to incite the hatred of the fabricated group against the "other."

Regarding the nexus between the individual and cultural identity, Sen identifies a precise moral responsibility. The crux of the matter is whether the individual chooses to privilege a solitary cultural element or is instead willing to recognize themselves as a composite being. In Sen’s vision, one cannot abdicate this responsibility: the individual is accountable for the manner in which they inhabit and live their cultural identity.

The characteristics associated with an absolute identity are as follows:

  • Individuals are predetermined by their identity.

  • Culture dictates the development of both individuals and collectives.

  • The historical development of states is explained as the realization of their respective cultures; cultures determine a country’s historical evolution.

  • Individuals cannot transcend their identity; it constitutes a "second nature."

  • Individuals are the property of traditions and groups.

Sen resolutely opposes this interpretation. The correct understanding, according to Sen, is that every person harbors a plurality of diverse cultural components. The salient aspects of Sen’s position are:

  • Cultures do not determine. There is no cultural determinism regarding the historical or economic development of people. Cultures are multifaceted and cannot be viewed as systems influencing a subject in a single, linear direction.

  • Culture is not primordial. It does not emerge as an isolated system. Every culture borrows from others, derives from pre-existing forms, and contributes to external traditions. There is a perpetual exchange; cultural forms are in a state of constant development. (The editor)


 
 
 

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