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Kymlicka: Why Group Rights Matter

  • Writer: Primavera Fisogni
    Primavera Fisogni
  • 3 days ago
  • 11 min read

Rekh Magazine's philosophical conversation about the most relevant anthropological issue continues with a deep analysis by Professor Gianluigi Segalerba about individual rights and group rights: under the spotlight, the theory of Will Kymlicka, a philosopher who deserves to be better known, at least in Italy


Immagine simbolica di gruppo di persone (Wix Pics)


Di Gianluigi Segalerba


In questo contributo vorrei esprimere alcune osservazioni concernenti Will Kymlicka e la questione della concessione o meno di diritti a gruppi. Baserò le mie note sul testo di Will Kymlicka Multicultural Citizenship: A Liberal Theory of Minority Rights (Oxford: Oxford University Press, 1995). Le posizioni di Kymlicka danno la possibilità di riflettere sui limiti di tutte quelle concezioni dei diritti che considerano esclusivamente l’esistenza di diritti individuali. Kymlicka considera la concessione dei diritti a gruppi come estensione, integrazione e completamento dei diritti individuali: secondo Kymlicka, l’estensione dei diritti individuali attraverso la concessione di specifici diritti per i gruppi si rivela necessaria a causa dell’insufficienza inerente ai diritti individuali medesimi per quanto attiene a tutte le questioni connesse alla tutela delle minoranze.

Kymlicka afferma che uno stato può trovarsi a dover affrontare questioni e far fronte a problemi che non si lasciano risolvere sulla base dei diritti individuali, dal momento che tali questioni e problemi vanno oltre la sfera dei diritti individuali o non sono comunque riconducibili alla sfera dei diritti individuali. I diritti individuali, ad esempio, non risultano adeguati per quanto concerne la difesa delle minoranze all’interno di uno stato: detti diritti sono infatti stati pensati come una forma di difesa degli individui; essi sono, pertanto, concentrati sulla dimensione individuale.

Kymlicka è consapevole del fatto che il riconoscimento e la concessione dei diritti di gruppo all’interno di uno stato non possono significare che gli individui diventino proprietà di un gruppo, o che i diritti di gruppo prevalgano sui diritti individuali. I diritti individuali devono rimanere il fondamento di tutti i diritti; esclusivamente i diritti concessi ai gruppi che siano compatibili con i diritti individuali possono essere ammessi all’interno di uno stato liberale. Kymlicka è consapevole del fatto che, in un contesto liberale, la libertà degli individui che sono membri di un gruppo deve in ogni caso essere tutelata: il gruppo non può essere o diventare una prigione per l’individuo. Un individuo è un membro di un gruppo; non è proprietà del gruppo. L’individuo non è mai sacrificabile nei confronti del gruppo; i diritti individuali non sono mai sacrificabili nei confronti dei diritti dei gruppi.

I diritti di gruppo sono interpretati da Kymlicka come un completamento dei diritti individuali: i diritti concessi ai gruppi riguardano anche essi, a ben vedere, aspetti della dimensione individuale: essi, infatti, riguardano l’individuo in quanto ogni individuo vive in una specifica forma di vita, cioè in quanto l’individuo vive in un ambiente caratterizzato da tradizioni, abitudini ed espressioni culturali specifiche. Il riconoscimento di specifici diritti di gruppo assicura la continuità di quelle forme culturali in cui l’individuo vive – a cominciare, ad esempio, dalla lingua e dalle forme culturali connesse alla lingua in cui l’individuo vive –. I diritti di gruppo corrispondono al modo di vivere dell’individuo. I diritti di gruppo costituiscono il completamento e l’integrazione della concezione tradizionale dei diritti individuali in quanto essi sono connessi al modo concreto di vivere dell’individuo: i diritti di gruppo sono relativi all’individuo come entità storica; si riferiscono all’individuo in quanto l’individuo vive in un ambiente culturale specifico. I diritti di gruppo, pertanto, sono connessi all’individuo in quanto essere storico, in quanto partecipe di una tradizione, in quanto vivente in un contesto specifico. Si riferiscono all’individuo in quanto membro di una cultura.

Secondo Kymlicka, i diritti individuali sono necessari ma non sufficienti dal momento che numerosi problemi delle società contemporanee non possono essere risolti attraverso i diritti individuali. Per esempio, le rivendicazioni delle minoranze che vivono in uno stato non possono essere risolte attraverso i diritti individuali; i diritti individuali non contemplano i problemi delle minoranze dato che non si occupano dei problemi delle minoranze. I diritti di gruppo sono connessi ad una dimensione differente rispetto a quella individuale. Kymlicka asserisce che i diritti individuali mostrano la propria inadeguatezza per quanto riguarda i seguenti problemi:

  • I diritti individuali non possono risolvere la questione relativa alle lingue che dovrebbero essere riconosciute come lingue ufficiali nel caso in cui in uno stato sia presente una pluralità di lingue.

  • I diritti individuali non possono risolvere il problema se i diversi gruppi linguistici presenti in un medesimo stato possano o debbano ricevere sovvenzioni per quanto attiene al loro sistema educativo.

  • I diritti individuali non possono essere utilizzati per determinare i confini delle regioni di uno stato nel caso esistano differenze linguistiche nelle differenti regioni componenti uno stato.

  • I diritti individuali non possono aiutare a determinare se debba esservi o meno una devoluzione di poteri alle regioni.

  • I diritti individuali non possono fornire soluzioni ove si debba decidere se la distribuzione degli incarichi pubblici debba tener conto o meno della composizione etnica o linguistica di uno stato.

In uno stato in cui siano presenti più gruppi linguistici, una corretta politica linguistica dovrebbe tenere conto dei gruppi presenti nello stato. Una politica linguistica che voglia essere efficace non può basarsi esclusivamente sugli individui e sui diritti individuali: ad esempio, un diritto individuale tradizionale come il diritto alla libertà di parola non può fornire elementi atti a suggerire od a stabilire come dovrebbe essere organizzata la politica linguistica in uno stato. Inoltre, il diritto alla libertà di parola non aiuta a determinare come dovrebbe essere organizzata la politica linguistica di uno stato nel caso in cui una minoranza linguistica debba essere tutelata contro una maggioranza. Il diritto alla libertà di parola non può fornire gli elementi necessari al fine di determinare i corretti rapporti tra minoranze linguistiche e maggioranze linguistiche in uno stato. Pertanto, onde risolvere questioni e problemi legati alla presenza di diversi gruppi linguistici in uno stato risulta inevitabile il ricorso a un campo di diritti diverso dai diritti individuali. Occorrono quindi un’opportuna integrazione, estensione e completamento dei diritti individuali: integrazione, estensione e completamento sono, a parere di Kymlicka, rappresentate da forme di riconoscimento dei diritti di gruppo. I diritti di gruppo devono rispettare i diritti individuali. I diritti individuali sono e restano i fondamenti dell’ordinamento statale: i diritti di gruppo hanno la funzione di completarli. Pertanto, i diritti di gruppo non possono in nessun caso contraddire i diritti individuali. I diritti individuali non possono essere sacrificati a vantaggio dei diritti di gruppo. Individui e diritti individuali non sono sacrificabili. La teoria di Kymlicka è una teoria liberale dei diritti di gruppo: pertanto, i diritti di gruppo riconosciuti e concessi all’interno di un ordinamento liberale devono avere come fondamento i diritti individuali; in caso contrario, non possono essere né riconosciuti né concessi.

I diritti di gruppo hanno quindi limiti specifici; devono essere compatibili con i diritti individuali. La questione è quindi determinare i diritti di gruppo in modo che essi non limitino o danneggino i diritti individuali. La dimensione dei diritti di gruppo deve essere definita in modo che essa non rappresenti una limitazione dei diritti individuali.

I diritti di gruppo costituiscono uno strumento di difesa delle minoranze contro le maggioranze. Ad esempio, il diritto all’autogoverno significa, per le minoranze, la possibilità di non essere oppresse dalla maggioranza quando le questioni da decidere riguardino la minoranza medesima: la cultura, il sistema educativo e la lingua della minoranza costituiscono aspetti che devono essere tutelati dai diritti di gruppo. Il diritto a specifiche pratiche religiose e culturali tutela la cultura di determinate minoranze dagli svantaggi che le tradizioni della maggioranza potrebbero rappresentare per le minoranze.

Tutte le forme di diritti di gruppo hanno come fine la tutela e la promozione delle minoranze nei loro rapporti con le maggioranze. Allo stesso tempo, queste forme di diritti costituiscono un’estensione dei diritti individuali; l’individuo appartenente ad una minoranza può essere tutelato per quanto attiene ai propri interessi culturali in virtù del riconoscimento di diritti culturali. I diritti di gruppo non sono esclusivamente diritti per il gruppo in quanto tale: essi sono funzionali alla tutela di tutti quegli aspetti che costituiscono la cultura e le tradizioni in cui l’individuo vive.

Sarebbe errato, quindi, considerare i diritti di gruppo in quanto diretti esclusivamente ai gruppi in quanto tali; questi diritti sono rivolti anche all’individuo in quanto tale. Essi considerano l’individuo come essere storico. I diritti di gruppo tutelano il modo concreto di vivere dell’individuo: salvaguardano la dimensione dell’individuo come essere storico, che, in quanto essere storico, vive in forme specifiche di cultura, di tradizioni, di lingua, e così via.

Secondo Kymlicka, una strategia di non intervento dello stato, cioè di neutralità dello stato, a ben vedere, non è neutrale. Una strategia di neutralità in presenza di disuguaglianze tra gruppi si rivela come una scelta a favore della conservazione e della promozione delle disuguaglianze. La neutralità dello stato rispetto ai diversi gruppi che costituiscono la nazione si rivela essere una scelta precisa a favore di gruppi specifici: ad esempio, il non intervento dello stato rappresenta immediatamente un vantaggio per la maggioranza culturale che sia presente nello stato medesimo.

Una politica di non intervento dello stato comporta che le minoranze siano esposte alle decisioni della maggioranza: in caso di presenza di gruppi linguistici diversi, ciò potrebbe significare che la lingua della maggioranza venga imposta a tutti i cittadini senza alcuna considerazione o rispetto per le minoranze, la loro lingua, le loro tradizioni e la loro cultura.

Una strategia di neutralità non riequilibra la posizione della maggioranza attraverso forme di tutela delle minoranze e della loro cultura. Una politica di neutralità lascia immutati i rapporti tra maggioranza e minoranze all’interno di uno stato; una politica che tenga conto dei diritti e degli interessi delle minoranze limita il potere della maggioranza. La questione dei diritti di gruppo si configura, pertanto, come una questione di affermazione e promozione dell’uguaglianza tra i cittadini di uno stato.

Esclusivamente il riconoscimento di diritti specifici di gruppo in materia di istruzione, autonomia locale e lingua può garantire che le minoranze nazionali presenti in uno stato multinazionale non siano danneggiate dalla decisione della maggioranza. I diritti di gruppo costituiscono pertanto strumenti di difesa della minoranza contro il pericolo della dittatura della maggioranza: sono limiti a ciò che una maggioranza possa fare in uno stato.

In assenza del riconoscimento di diritti di gruppo, non vi sarà autentica uguaglianza tra i cittadini di uno stato dal momento che i membri della maggioranza si troveranno sempre in una posizione di privilegio rispetto ai cittadini appartenenti alle minoranze. Pertanto, la concessione dei diritti di gruppo alle minoranze si rivela indispensabile affinché si realizzi e si promuova l’uguaglianza tra gli individui di uno stato.

Il riconoscimento dei diritti di gruppo si rivela essere, inoltre, una forma di compensazione per tutte quelle forme di ingiustizia che siano state commesse nei confronti dei diversi gruppi che vivono in uno stato. Il riconoscimento dei diritti di gruppo all’interno di uno stato è un messaggio preciso rivolto a tutti i cittadini: questo riconoscimento significa che lo stato appartiene ugualmente a tutti i cittadini. Lo stato non è il possesso di un singolo gruppo. Lo stato non appartiene ad alcun gruppo particolare. Grazie al riconoscimento dei diritti di gruppo, le minoranze non sono costrette a nascondere la propria esistenza o la propria presenza.


Chi è l'autore


Gianluigi Segalerba è nato a Genova il 24 giugno 1967. Si è laureato in Filosofia presso l'Università di Pisa nel 1991 e ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia presso la stessa università nel 1998. È stato ricercatore ospite (visiting scholar) presso le Università di Tubinga, Berna e Vienna. Ha insegnato presso l'Istituto di Filosofia dell'Università di Vienna.

La sua prima pubblicazione è stata Note su Ousia (Pisa 2001). Successivamente è stato co-editor del volume Substantia – Sic et Non (Francoforte sul Meno 2008) ed è l'autore del libro Semantik und Ontologie: Drei Studien zu Aristoteles (Berna 2013). Attualmente vive e lavora a Vienna. Tra le pubblicazioni recenti, segnaliamo: Kochetkova, T. & Segalerba, G. (2024). Environmental Personhood: Philosophical Foundations in Tantric Ecology. In S. Kanojia (Ed.), Bridging Health, Environment, and Legalities: A Holistic Approach (pp. 1-24). IGI Global Scientific Publishing. https://doi.org/10.4018/979-8-3693-1178-3.ch001


© Rekh Magazine


English text:



In this contribution, I wish to offer a series of observations concerning Will Kymlicka’s framework regarding the granting of group rights. These notes are predicated on Kymlicka’s seminal work, Multicultural Citizenship: A Liberal Theory of Minority Rights (Oxford: Oxford University Press, 1995). Kymlicka’s positions provide a vital opportunity to reflect upon the limitations of rights-based conceptions that exclusively recognize individual rights. He posits the granting of group rights as an extension, integration, and completion of individual rights. According to Kymlicka, this expansion is rendered necessary by the inherent insufficiency of individual rights in addressing matters of minority protection. He asserts that a state may encounter challenges that cannot be resolved solely through the prism of individual rights, as these issues transcend or are otherwise irreducible to the purely individual sphere. For instance, individual rights prove inadequate for the defense of minorities within a state, because these rights were originally conceived to shield the individual; they remain fundamentally concentrated on the atomistic dimension of personhood.

Kymlicka is acutely aware that the recognition of group rights must not imply that individuals become the "property" of a group, nor that collective rights should override individual liberties. Individual rights must remain the bedrock of all legal entitlements; consequently, only those group rights compatible with individual autonomy can be admitted within a liberal state. In a liberal context, the freedom of individuals as group members must be safeguarded at all costs: the group cannot, and must not, become a "prison" for the individual. The individual is a member of a community, not its possession. Thus, the individual is never sacrificeable to the collective, just as individual rights are never subordinate to group prerogatives.

In Kymlicka’s interpretation, group rights serve as a completion of the individual dimension. Upon closer inspection, rights granted to groups also pertain to facets of individual existence, as every person inhabits a specific "form of life"—an environment defined by particular traditions, customs, and cultural expressions. The recognition of specific group rights ensures the continuity of the cultural frameworks in which the individual resides, beginning with language and its attendant cultural forms. In this sense, group rights correspond to the individual’s lived experience. They complement traditional individual rights by acknowledging the person as a historical entity situated within a specific cultural milieu.

Kymlicka argues that while individual rights are necessary, they are not sufficient, as numerous contemporary societal problems remain outside their scope. Minority claims, for example, cannot be adjudicated through individual rights alone, as the latter do not account for the specific vulnerabilities of minority populations. Kymlicka asserts that individual rights reveal their inadequacy regarding the following issues:

  • Official Languages: Individual rights cannot determine which languages should be recognized as official in a multilingual state.

  • Educational Funding: They cannot resolve whether diverse linguistic groups should receive subsidies for their specific educational systems.

  • Territorial Boundaries: They offer no mechanism for determining regional borders when linguistic differences exist across a territory.

  • Devolution of Power: They cannot assist in deciding whether administrative powers should be devolved to specific regions.

  • Public Appointments: They provide no guidance on whether the distribution of public offices should reflect the ethnic or linguistic composition of the state.

In a state housing multiple linguistic groups, a coherent language policy must account for the collective presence of these groups. An effective policy cannot rely solely on traditional individual rights, such as freedom of speech. Freedom of speech does not provide the criteria for organizing a state’s linguistic infrastructure, nor does it protect a linguistic minority against the pressures of a majority. Consequently, resolving these issues necessitates recourse to a sphere of rights distinct from the individual. This requires an integration of group-differentiated rights, which, while respecting individual foundations, function to complete them. In Kymlicka’s liberal theory, group rights are only permissible if they are grounded in, and compatible with, individual autonomy.

Group rights function as a defensive instrument for minorities against the "tyranny of the majority." For example, the right to self-government allows a minority to avoid being overwhelmed by the majority on matters central to its own identity, such as education and language. Furthermore, Kymlicka argues that state "neutrality" or non-intervention is, in fact, a misnomer. In the presence of group inequalities, state neutrality acts as a choice to preserve and promote those very disparities. Such "neutrality" invariably benefits the dominant cultural majority.

A policy of non-intervention leaves minorities exposed to the dictates of the majority, which may lead to the imposition of a majority language and culture without regard for minority traditions. Conversely, a policy that accounts for group rights limits the power of the majority and frames the issue as one of promoting genuine equality between citizens. Only the recognition of specific group rights regarding education, local autonomy, and language can ensure that national minorities are not disadvantaged by majority rule.

Ultimately, the granting of group rights serves as a form of compensation for historical injustices and sends a clear message: the state belongs equally to all its citizens. It is not the exclusive possession of any single group. Through the recognition of group rights, minorities are no longer compelled to obscure their existence, ensuring that the state functions as a truly inclusive and egalitarian political community. (The Editor)



 
 
 

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