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Long Life to Non-Contradiction Principle

  • Writer: Primavera Fisogni
    Primavera Fisogni
  • 1 day ago
  • 6 min read

Italian philosopher Professor Gianluigi Segalerba authors the second paper about leading ontological and anthropological questions, by offering cogent arguments to support Aristotle's celebrated doctrine. The principle of non-contradiction has never been so deeply in question within the frame of the Onlife environment, where offline and online reality intersect, and we can be here and there at the same time...


Contrasting images (Wix Pics)
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di Gianluigi Segalerba


In questo intervento vorrei analizzare alcuni elementi tratti dalla strategia di Aristotele concernente la difesa della validità del principio di non contraddizione con particolare riferimento ad alcune affermazioni contenute nei capitoli Metafisica Gamma 3 e 4.

Il principio viene difeso nei capitoli Metafisica Gamma 3, 4, 5, 6; in questa circostanza mi concentrerò sui capitoli Metafisica Gamma 3 e 4. Il principio di non contraddizione è formulato nel modo seguente: «È impossibile che lo stesso attributo allo stesso tempo appartenga e non appartenga alla stessa cosa sotto il medesimo rispetto».

 Lo scopo di queste note è mostrare che l’attacco dell’avversario alla validità del principio di non contraddizione rappresenta una così grande minaccia per l’esistenza dell’ontologia che Aristotele è costretto, in difesa del principio medesimo, ad adoperare temi centrali dell’ontologia medesima proprio per difendere la validità del principio di non contraddizione.

La difesa della validità del principio di non contraddizione si presenta, secondo me, sia come fondata sulla possibilità del significato delle espressioni, sia come fondata sull’ontologia. In altri termini, il principio di non contraddizione costituisce sia il principio della significatività delle espressioni sia il principio fondamentale della realtà. Se il principio di non contraddizione non valesse, non avremmo la possibilità di esprimere discorsi sensati, da una parte, dato che potremmo affermare e negare qualunque contenuto.

D’altra parte, in assenza di validità del principio di non contraddizione, non vi sarebbe un’autentica possibilità di esistenza per la realtà: ad ogni entità potrebbe essere assegnata e negata qualunque proprietà. Di conseguenza, il principio di non contraddizione ha, secondo me, un doppio aspetto: riguarda sia la possibilità del discorso sensato, da una parte, sia la costituzione della realtà in sé e per sé, dall’altra. In assenza di validità del principio di non contraddizione, ad ogni elemento della realtà possono essere assegnate proprietà contraddittorie e, pertanto, reciprocamente incompatibili: ogni elemento della realtà scompare. Di conseguenza non esiste più alcuna entità: ad esempio non potranno esistere né proprietà né singole entità, poiché il contenuto di qualsiasi proprietà e, conseguentemente, l’essenza di ogni singola entità verranno perse a causa della presenza di elementi contraddittori; tutta la realtà scompare. Nessuna entità può avere una definizione, dato che ogni definizione viene ad essere composta da attributi reciprocamente contraddittori.

Non vi è quindi un domani per l’ontologia se cade 2 il principio di non contraddizione; nel caso in cui la validità del principio di non contraddizione venga annullata, ciò significa la fine per l’intera ontologia.

Secondo me, nell’ambito della difesa del principio di non contraddizione, Aristotele utilizza come strumenti di difesa quelle strutture della realtà che sono minacciate dalla perdita di validità del principio di non contraddizione: la perdita di validità del principio di non contraddizione mette in pericolo, ad esempio, l’esistenza delle proprietà in generale e quella delle essenze in particolare, dato che il venir meno del principio di non contraddizione comporterebbe una costellazione tale da annullare il contenuto in sé di una qualunque proprietà.

Dal momento che esistono proprietà ed essenze, il principio di non contraddizione deve mantenere la propria validità. In altri termini, dato che le conseguenze della non validità del principio di non contraddizione non sono accettabili, in quanto eliminerebbero sia le proprietà sia le essenze, il principio di non contraddizione deve mantenere la propria validità. In altri termini, la rinuncia alla validità del principio di non contraddizione comporta la rinuncia alle proprietà, alle essenze, alla differenza tra sostanza ed accidente, alla pluralità di entità distinguibili per essenza, e via dicendo.

Dato che tutte queste conseguenze non sono accettabili, il principio di non contraddizione deve mantenere la propria validità. Tutti gli argomenti a favore del principio di non contraddizione costituiscono, per così dire, “assi” della meditazione aristotelica: Aristotele, consapevole della gravità del momento, utilizza per la difesa della validità del principio di non contraddizione argomenti che costituiscono i fondamenti della sua stessa ontologia.


Chi è l'autore


Gianluigi Segalerba è nato a Genova il 24 giugno 1967. Si è laureato in Filosofia presso l'Università di Pisa nel 1991 e ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia presso la stessa università nel 1998. È stato ricercatore ospite (visiting scholar) presso le Università di Tubinga, Berna e Vienna. Ha insegnato presso l'Istituto di Filosofia dell'Università di Vienna.

La sua prima pubblicazione è stata Note su Ousia (Pisa 2001). Successivamente è stato co-editor del volume Substantia – Sic et Non (Francoforte sul Meno 2008) ed è l'autore del libro Semantik und Ontologie: Drei Studien zu Aristoteles (Berna 2013). Attualmente vive e lavora a Vienna. Tra le pubblicazioni recenti, segnaliamo: Kochetkova, T. & Segalerba, G. (2024). Environmental Personhood: Philosophical Foundations in Tantric Ecology. In S. Kanojia (Ed.), Bridging Health, Environment, and Legalities: A Holistic Approach (pp. 1-24). IGI Global Scientific Publishing. https://doi.org/10.4018/979-8-3693-1178-3.ch001


© Rekh Magazine



English text:


In this paper, I intend to analyze specific elements of Aristotle’s strategy regarding the defense of the validity of the Principle of Non-Contradiction (PNC), with particular reference to certain claims found in Metaphysics Gamma 3 and 4. While the principle is defended throughout chapters 3 to 6 of Metaphysics Gamma, the present inquiry will focus specifically on chapters 3 and 4. The Principle of Non-Contradiction is formulated as follows: "It is impossible for the same attribute at once to belong and not to belong to the same thing and in the same respect."

These notes aim to demonstrate that the opponent's assault on the validity of the PNC represents such an existential threat to ontology that Aristotle is compelled, in his defense of the principle, to employ the very core tenets of his ontology to safeguard its validity.

In my view, the defense of the PNC's validity is grounded both in the semantic possibility of expression and in ontology. In other words, the PNC constitutes both the principle of meaningful discourse and the fundamental principle of reality itself. On the one hand, were the PNC not valid, the possibility of engaging in coherent discourse would be foreclosed, given that one could simultaneously assert and deny any content whatsoever.

On the other hand, absent the validity of the PNC, there would be no authentic possibility for the existence of reality: any entity could be assigned and denied any property. Consequently, I maintain that the PNC possesses a dual aspect: it concerns both the possibility of meaningful logos and the constitution of reality qua reality. Without the PNC, contradictory and thus mutually incompatible properties could be assigned to every element of reality, resulting in the dissolution of every such element.

Consequently, no entity would remain: for instance, neither properties nor individual entities could exist, as the content of any property—and by extension, the essence of every individual entity—would be lost through the presence of contradictory elements; the whole of reality would vanish. No entity could possess a definition, since every definition would be composed of mutually contradictory attributes. There is, therefore, no future for ontology if the PNC fails; the nullification of its validity signals the demise of the entire ontological project.

I contend that, within the scope of his defense of the PNC, Aristotle utilizes as defensive instruments those very structures of reality that are threatened by the principle's loss of validity. The collapse of the PNC jeopardizes, for example, the existence of properties in general and essences in particular, given that its absence would create a state of affairs that annuls the intrinsic content of any property.

Since properties and essences do exist, the Principle of Non-Contradiction must maintain its validity. To put it another way: since the consequences of the PNC's invalidity are unacceptable—insofar as they would eliminate both properties and essences—the PNC must remain valid. Abandoning the PNC entails abandoning properties, essences, the distinction between substance and accident, and the plurality of entities distinguishable by essence. Because these consequences are untenable, the PNC must be upheld. All arguments in favor of the PNC constitute, so to speak, the "pivots" of Aristotelian meditation: Aristotle, cognizant of the gravity of the stakes, defends the Principle of Non-Contradiction by deploying arguments that constitute the very foundations of his own ontology. (The Editor)

 
 
 

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