Marina Aliverti on "Magnifica Humanitas"
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A path across generations for rebuilding our future is the most remarkable advice from Pope Leo XIV's encyclical letter for the Italian-Swiss artist. Aliverti's reflection dives into the core of the first pontifical encyclical with a passionate, as well as optimistic, approach. The challenge, now, is to reject the AI-driven myth of artificial perfection

Di Marina Aliverti
Leggendo l’introduzione all’Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, la prima sensazione che ho provato è stata quella di un sollievo profondo.
In un momento così buio e disorientante, dominato dall'avvento dell’Intelligenza Artificiale, ho avvertito le parole del Santo Padre come un’ancora di salvezza.
È un richiamo potente che ci ricorda una verità fondamentale, che rischiamo di dimenticare: la fraternità è sempre possibile, anche oggi.
Sento che la nostra generazione si trova davanti a un bivio decisivo, un'eredità storica da cui non possiamo sottrarci perché ognuno ha il compito di dare forma al proprio tempo. La "magnifica umanità" che Dio ha creato è oggi sospesa tra due possibilità: cedere alla tentazione di innalzare una nuova Torre di Babele, fatta di superbia tecnologica e isolamento, o impegnarsi a edificare una città comune, un luogo in cui Dio e l’umanità possano abitare insieme.
Il punto, a mio avviso, è che mai come oggi abbiamo avuto così tanto potere su noi stessi, sulla nostra mente e sul nostro futuro. Eppure, vedo intorno a me un grande pericolo: la maggior parte delle persone rimane in attesa. Osserviamo da lontano, quasi anestetizzati, sperando semplicemente che tutto vada per il meglio. Ma se ci limitiamo a inseguire le contingenze e a rincorrere l'ultima novità tecnologica, rischiamo di lasciare che sia il susseguirsi delle emergenze a decidere la direzione del cammino al posto nostro. Abbiamo bisogno, ora più che mai, di un discernimento condiviso, capace di andare a fondo, di penetrare le radici spirituali e culturali di questa trasformazione.
"Ricostruire", oggi, non significa omologare tutto. Anche se la pluralità di voci e di visioni che ci circonda a volte ci spaventa e ricorda la dispersione delle lingue di Babele, c’è sempre un’alternativa luminosa. Possiamo edificare insieme proprio a partire da questa complessità, trasformando la diversità in una risorsa preziosa. La strada è quella dell'ascolto e del dialogo, l'unico terreno comune su cui far crescere la giustizia.
Per fare questo, però, dobbiamo cambiare sguardo su noi stessi. L'Intelligenza Artificiale spesso ci spinge verso un mito di perfezione artificiale, ma noi dobbiamo accettare il limite e la fragilità dell’umanità, senza considerarli un errore da correggere. In quella fragilità è inscritto il nostro desiderio di felicità, un desiderio profondo che abbraccia tutte le dimensioni della vita e che nessuna macchina potrà mai replicare o soddisfare.
In conclusione, penso che la via maestra sia quella di una cooperazione totale: tra generazioni, popoli, discipline e culture diverse. È questo che porta stabilità e pace. E il primo passo, forse il più concreto, dobbiamo farlo nel nostro linguaggio quotidiano, in famiglia e in rete: evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Solo così l'ancora che ci è stata lanciata diventerà il punto di partenza per una nuova umanità.
L'autrice

Marina Aliverti, art director e autrice di Rekh Magazine e Rekh Magazine Papers, è un'artista, designer di moda e gioielli, fotografa e attivista ambientale di Cernobbio (Lago di Como) e Celerina (Svizzera). Direttore del Creative Think Tank Filorosso.net, è una "rainmaker" della moda con un profondo legame con l'universo tessile comasco, ereditato dalla famiglia fondatrice di storiche aziende tessili. La sua carriera spazia dal design tessile di livello mondiale alle collaborazioni con top player del lusso (Capucci, YSL, Dior, Armani) fino alla creazione di linee personali (ALISEI, Marina Aliverti) e al progetto di upcycling sostenibile BackAgainShirts. Come artista e fotografa, dedica il suo lavoro a sensibilizzare sulla bellezza e fragilità del nostro pianeta, riflettendo un impegno costante per l'interazione sistemica su temi ambientali complessi.
Abstract in English
For Italian-Swiss artist, activist and author Marina Aliverti, reading Pope Leo XIV’s Encyclical, Magnifica Humanitas, brings a profound sense of relief in a dark, disorienting era dominated by the rise of Artificial Intelligence. The Holy Father’s words serve as a lifeline, Aliverti notes, reminding us of a fundamental truth: fraternity remains possible. Our generation stands at a decisive crossroads. Humanity is suspended between two futures: yielding to the temptation of building a new Tower of Babel rooted in technological pride, or committing to construct a shared city where God and humanity dwell together.
While we possess unprecedented power over our minds and future, as Aliverti underlines, a dangerous passivity prevails; many watch from afar, hoping for the best while chasing technological novelty. To prevent emergencies from dictating our path, we urgently need shared, deep discernment regarding the spiritual and cultural roots of this transformation.
Rebuilding does not mean imposing uniformity. While diversity can seem like Babel’s confusion, it can be transformed into a resource through listening and dialogue—the only ground where justice grows. In her passionate reading of the encyclical letter, Aliverti says that we must reject the AI-driven myth of artificial perfection and embrace human fragility, where our unique desire for happiness resides. Ultimately, the path forward requires total cooperation across generations and cultures. (The Editor)



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