The Female Sexual Choice Within the Animal Realm
- Jul 18
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Naturalist and teacher Cristiana Fisogni authored "Femmine che dicono NO. La riluttanza sessuale negli animali," the first scientific book of the Rekh Magazine Papers collection. The book, with an introduction by neuropsychologist Chiara Panzeri and a postface by Marina Aliverti, environmental activist and artist, is now available on Amazon

Di Lelia Plebani
La naturalista Cristiana Fisogni, docente di liceo, presso il “Bachelet” di Oggiono, in provincia di Lecco, è un’attenta e critica osservatrice della natura. Dopo aver dato vita – con successo – all’esperienza dell’orto didattico, iniziativa che ha saputo coniugare botanica e inclusione e dopo aver fatto conoscere la complessità degli erbari, avvicinando i suoi studenti alla loro realizzazione, si orienta sul mondo animale. Fisogni firma, infatti, il primo saggio di divulgazione scientifica della collana Rekh Magazine Papers, hub editoriale bilingue e ibrido (online e cartaceo) di pensiero sistemico. L’opera, 157 pagine, con introduzione della neuropsicologa Chiara Panzeri e dell’attivista ambientale, e artista, Marina Aliverti, è acquistabile su Amazon.it (10,40 euro).
Professoressa, a colpire è il titolo del libro. Perché un saggio sul comportamento sessuale degli animali?
Con Femmine che dicono NO ho inteso realizzare un'operazione divulgativa che considero non soltanto utile, ma necessaria. Il mio obiettivo non è stato semplicemente quello di raccogliere e presentare al lettore una serie di studi zoologici recenti e autorevoli, bensì di portare alla luce una questione ancora poco conosciuta e raramente affrontata nel dibattito pubblico: l'esistenza di una vera e propria "questione femminile" nel mondo animale. Un tema che sorprende e, proprio per questo, merita attenzione, perché costringe a rimettere in discussione immagini, categorie e convinzioni che da lungo tempo orientano il nostro modo di guardare alla natura.
Per oltre un secolo, infatti, l'interpretazione della selezione sessuale è rimasta ancorata a una tradizione che, pur affondando le proprie radici nel pensiero darwiniano, ha finito spesso per irrigidirsi in uno schema semplificato: da una parte maschi attivi, competitivi e intraprendenti; dall'altra femmine passive, ritrose e sostanzialmente destinate a subire le dinamiche della riproduzione. Eppure, come mostrano con crescente evidenza le ricerche contemporanee, la realtà biologica è molto più complessa. Le femmine non sono semplicemente oggetto della selezione sessuale: ne sono protagoniste. Con le loro inclinazioni, i loro comportamenti e le loro strategie influenzano profondamente i processi evolutivi.
Fin dai paragrafi dedicati agli ambienti umidi emerge con chiarezza la centralità della riluttanza femminile… Mi ha sorpreso la fatica e pure la sofferenza di rane e femmine di rospo nella fase dell’accoppiamento. Ce ne vuole parlare?
Le strategie adottate dalle rane temporarie per sottrarsi agli accoppiamenti indesiderati — dalla rotazione del corpo ai richiami di rilascio, fino all'immobilità tonica — mostrano come il rifiuto non rappresenti una deviazione dall'ordine naturale, bensì una componente essenziale del benessere dell’animale nel contesto delle dinamiche riproduttive e, in definitiva, esistenziali. Analogamente, nelle popolazioni di rospi esaminate nel volume, il gonfiamento corporeo si trasforma in uno strumento attraverso il quale la femmina può influenzare l'esito della competizione tra i maschi, favorendo quelli più adatti. Anche la poliandria, lungi dall'essere un'anomalia, appare come una strategia evolutiva capace di offrire vantaggi genetici, ecologici e persino di sopravvivenza.

Il capitolo dedicato ai pesci amplia ulteriormente questo orizzonte.
Esattamente. Le femmine della bavosa Rhabdoblennius nitidus, pur sottoposte a forme di coercizione maschile, mostrano come l'accettazione dell'accoppiamento non coincida necessariamente con una preferenza. In altri casi, come nelle popolazioni di Gambusia, la resistenza femminile si rivela addirittura una forza capace di orientare i processi di isolamento riproduttivo e, quindi, di speciazione. La femmina emerge così come agente evolutivo a pieno titolo, protagonista di scelte che incidono non soltanto sul successo individuale, ma sul destino stesso delle popolazioni.
Particolarmente significativa è poi la scelta femminile criptica, cui ho dedicato la seconda parte del libro. Se la biologia tradizionale ha concentrato la propria attenzione soprattutto su ciò che accade prima dell'accoppiamento, gli studi più recenti mostrano che la selezione continua anche dopo la copulazione. Attraverso processi fisiologici, anatomici e comportamentali spesso invisibili all'osservatore, le femmine possono influenzare il destino degli spermatozoi, la fecondazione e, in ultima analisi, la trasmissione dei geni. La scelta, dunque, non si conclude con l'accoppiamento: continua in forme più sottili e meno appariscenti, mettendo ulteriormente in crisi l'immagine tradizionale della femmina passiva.

È proprio a questo punto che emerge uno degli aspetti più originali del suo saggio, professoressa Fisogni, vale a dire il dialogo tra biologia e filosofia...
La rilettura dell'istinto proposta in queste pagine si allontana da una concezione meccanicistica e lineare del comportamento animale. L'istinto non appare più come una semplice sequenza automatica di risposte predeterminate, ma come una disposizione dinamica che si realizza attraverso valutazioni, preferenze, compromessi e scelte. Le femmine che "dicono no", che evitano, resistono, selezionano o accettano strategicamente un partner, restituiscono l'immagine di animali ben più complessi di quanto generalmente si pensi.
Sotto traccia, questo lavoro vuole invitare il lettore a ripensare non soltanto la selezione sessuale, ma il nostro stesso sguardo sulla natura. La questione femminile animale si rivela, in questo senso, una questione epistemologica. Ci ricorda quanto i pregiudizi culturali possano influenzare la costruzione della conoscenza scientifica e quanto sia necessario interrogare continuamente i paradigmi attraverso cui osserviamo il mondo vivente. Femmine che dicono no, di conseguenza, non vuole essere soltanto un libro di divulgazione naturalistica: aspira piuttosto a diventare un'occasione di riflessione sul modo in cui comprendiamo l'evoluzione, il comportamento e, in definitiva, la vita stessa. Mi auguro che il lettore, giunto all'ultima pagina, possa cogliere un'eco che va oltre la zoologia e sfiora la storia culturale delle società umane. Per secoli la condizione femminile personale è stata raccontata attraverso categorie che enfatizzavano la passività, la dipendenza e la subordinazione delle donne all'iniziativa maschile in quasi ogni ambito dell’agire, non soltanto nel contesto della vita sessuale. Non sorprende, allora, che analoghe rappresentazioni siano state proiettate anche sul mondo animale, com’è successo, s’è detto, nel periodo Vittoriano. Il percorso ricostruito in queste pagine suggerisce che tale visione sia il portato di una lunga storia culturale. La vicenda della selezione sessuale è, da questo punto di vista, esemplare. Non intendo, sia ben chiaro, cedere alla tentazione dell'antropomorfismo.
Tuttavia, il parallelismo invita a riflettere su un dato fondamentale per chi ha davvero a cuore la divulgazione: la scienza non osserva mai la natura da un punto di vista completamente neutrale.
Sono d’accordo con lei. Le domande che formuliamo, gli aspetti che decidiamo di indagare e perfino ciò che consideriamo degno di attenzione risentono inevitabilmente del contesto storico e culturale in cui siamo immersi. Per questo la questione femminile animale assume un significato che supera i confini della biologia evolutiva. Essa diventa un esempio emblematico di come i pregiudizi possano condizionare la produzione della conoscenza e di come il progresso scientifico consista, spesso, nel rendere visibile ciò che per lungo tempo è rimasto nascosto. Le femmine che dicono no alle molestie e ad ogni forma di sopraffazione dei maschi, che orientano gli esiti della competizione sessuale o che continuano a selezionare il partner dopo la copulazione non sono allegorie della condizione umana. Sono animali che mettono in atto strategie evolutive proprie. Eppure la loro storia ci insegna qualcosa di prezioso: che la complessità emerge quando si ha il coraggio di abbandonare gli stereotipi e di osservare la realtà per ciò che è, anziché per ciò che ci aspettiamo di vedere.
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Summary
The interview authored by Lelia Plebani, editor at Rekh Magazine, examines the scientific and epistemological significance of female agency in animal sexual behaviour through an analysis of Femmine che dicono NO by Cristiana Fisogni, a science teacher and naturalist. The work challenges the long-standing paradigm inherited from Victorian interpretations of Darwinian sexual selection, according to which males are portrayed as active competitors while females are considered passive recipients of reproductive dynamics. Drawing on recent findings in evolutionary biology, behavioural ecology, and zoology, the book demonstrates that females play a decisive role in shaping reproductive outcomes through active behavioural, physiological, and post-copulatory strategies. Female choice thus emerges not as an exception to biological rules but as a fundamental evolutionary force.
The volume, the first concerning a scientific topic within Rekh Magazine Stories' collection, illustrates this perspective through a broad range of case studies. Amphibians, including common frogs and toads, display sophisticated mechanisms to resist unwanted mating attempts, such as body rotation, release calls, tonic immobility, and body inflation. These behaviours are interpreted as adaptive strategies that preserve female welfare while influencing male competition and mate selection. Likewise, polyandry is presented not as an anomaly but as an evolutionarily advantageous strategy capable of enhancing genetic diversity, ecological resilience, and offspring survival.
Fish provide further evidence of female reproductive autonomy. In species such as Rhabdoblennius nitidus, female acceptance of mating under male coercion cannot be equated with genuine preference, while in Gambusia populations female resistance contributes to reproductive isolation and speciation. These examples reveal females as active evolutionary agents whose decisions shape not only individual reproductive success but also the evolutionary trajectories of populations.
Particular attention is devoted to cryptic female choice, highlighting that sexual selection extends beyond copulation. Through subtle anatomical, physiological, and behavioural mechanisms, females influence sperm competition, fertilization, and gene transmission after mating, thereby expanding the concept of mate choice beyond pre-copulatory interactions. Such evidence further undermines the traditional representation of passive female behaviour.
Beyond its zoological contribution, the book proposes a philosophical reconsideration of instinct. Rather than a rigid sequence of automatic responses, instinct is described as a dynamic disposition involving evaluation, preference, negotiation, and adaptive decision-making. This reinterpretation invites a broader reflection on the relationship between biology and philosophy by questioning mechanistic models of animal behaviour.
Ultimately, the study argues that the “female question” in the animal kingdom is also an epistemological question. Scientific observation is never entirely independent of historical and cultural assumptions, and long-standing gender stereotypes have profoundly influenced biological research. Without endorsing anthropomorphism, the work demonstrates how scientific progress often consists in making visible phenomena that dominant paradigms have overlooked. By revealing the complexity of female reproductive strategies, Femmine che dicono NO not only enriches contemporary evolutionary biology but also offers a compelling case study of how critical reflection on scientific paradigms advances both biological understanding and the broader philosophy of science. (The Editor)



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