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Fashion and Materials, interview with Roberta Redaelli

  • 14 hours ago
  • 8 min read

Entrepreneur and textile researcher Roberta Redaelli redefines Made in Italy through her latest collection, TRASPARENZE. In an exclusive interview for Rekh Magazine, Redaelli addresses the crisis of luxury by championing radical transparency, social responsibility, and authentic craftsmanship


La stilista e imprenditrice Roberta Redaelli
La stilista e imprenditrice Roberta Redaelli

di Primavera Fisogni


Imprenditrice, stilista di alta moda, ma soprattutto ricercatrice tessile, la comasca Roberta Redaelli, si gode le soddisfazioni che arrivano dall'ultima collezione, intitolata TRASPARENZE, in cui ciò che è classico trova una puntuale riscrittura sapiente. Per Rekh Magazine, intervistare Roberta Redaelli significa portare i lettori, con occhi di insider, nell'alchimia del Made in Italy di successo. Inoltre, ci dà la possibilità di esplorare un caso concreto di elaborazione della materia, tema di REKH MAGAZINE PAPERS, da oggi scaricabile dal sito o acquistabile, in forma cartacea, su Amazon.


Signora Redaelli, stiamo assistendo a una crisi del lusso, che non fa sconti nemmeno ai grandi brand. Come si resta competitivi?


Il periodo attuale, storicamente e sociologicamente, sta scardinando le certezze e le prassi tradizionali di acquisto. Le esigenze cambiano, come cambiano le necessità dei consumatori: non saper leggere gli indicatori del mutamento porta a una stagnazione del mercato e delle idee; per questo il lusso è entrato in crisi. Molti brand hanno scelto di rincorrere solo i guadagni e un’immagine utopica, basata sul “marchio” come status symbol, ma a un aumento di prezzi ed esclusività non è corrisposto un incremento della qualità, anzi. Basta vedere i numerosi reportage che stanno uscendo in questo periodo su noti brand i cui fornitori sono stati accusati di sfruttare manodopera sottopagata e senza tutele. I consumatori oggi sono molto consapevoli e attenti a questi risvolti sociali: non chiudono più gli occhi di fronte a queste situazioni di squilibrio di potere; per questo cercano sempre di più brand di nicchia, con dei solidi valori legati alla responsabilità sociale e all’impatto ambientale. Per essere competitivi bisogna essere trasparenti e portare davvero un prodotto di valore ed esclusivo sul mercato. L’immagine unificata imposta dal fast fashion sta crollando. Oggi il cliente vuole qualcosa di unico, fatto secondo un know-how di forte tradizione: sta tornando a cercare il vero Made in Italy, i capi che non seguono le tendenze ma rispecchiano e valorizzano uno stile ricercato e personale; capi fatti per durare davvero nel tempo, perché gli acquisti si riducono ma diventano sempre più mirati e studiati. Per sopravvivere oggi sul mercato bisogna prendere queste trasformazioni, queste nuove esigenze e farle proprie. Bisogna rimanere autentici e fedeli alle proprie idee.

Un modello della collezione TRASPARENZE
Un modello della collezione TRASPARENZE

Artigianalità. È una parola che troviamo spesso evocata nella presentazione della sua collezione TRASPARENZE. Precisamente, in che cosa consiste? Dal filo alla confezione, alla vendita, come si esprime?


Artigianalità, in realtà, è una parola chiave della mia azienda. Per me è qualcosa di imprescindibile e di non negoziabile, mai. La componente del saper fare tessile comasco e italiano è qualcosa a cui non rinuncerei per nulla al mondo, nemmeno per dei profitti più alti, perché è l’anima del mio lavoro. Nel mio caso si palesa fin dal momento in cui penso e progetto una collezione. Parto da un’idea, un’ispirazione, disegno i pattern di stampa, scelgo personalmente i filati e progetto jacquard esclusivi e tessiture, creo i modelli e seguo la confezione e le rifiniture. Tutto viene pensato “su misura” per quella collezione. I capi vengono realizzati a mano così come le rifiniture. Anche gioielli e accessori sono realizzati da mani abili e consapevoli che ogni pezzo è unico e speciale. Anche la vendita rispecchia questi valori perché ciascuno dei miei capi è personalizzabile nei colori, nei tessuti, nelle proporzioni e lunghezze e viene realizzato su ordinazione, offrendo alla cliente un abito che sposi perfettamente la sua figura e le sue richieste e riducendo al minimo gli sprechi senza rischi di invenduto.


Il tema dei materiali è di forte attualità nel design. Il Salone del Mobile 2026, ad esempio, ne fa la parola chiave (A Matter of Salone). Per lei, fin da principio, la moda è stata orientata dai materiali. In questa collezione, come si declinano?


Dico sempre che il tessuto è la materia di cui sono fatti i sogni di una stilista e lo penso davvero. I materiali, dai filati ai tessuti finali, sono fondamentali per me. Ogni materiale parla un suo linguaggio peculiare, reagisce in modo diverso alla stampa, ai finissaggi, al taglio e alla confezione. Le mie idee sono fatte di “materia”. Amo come le diverse tipologie di materia si presentano al tatto e amo mixare texture diverse tra loro per sedurre i sensi delle mie clienti. Per questa collezione ho spinto un po’ più in alto la mia asticella sugli jacquard, sto creando tessuti che sono tridimensionali al tatto, che creano luci e ombre quando si muovono e cambiano forma quando si fanno capo finito. Quest’anno ho puntato anche su giochi di vedo non vedo, mixando le mie sete elastiche lucide e opache, con georgette impalpabili e organza leggera come un velo. Amo il contrasto che si crea abbinando tessuti diversi. Penso che la moda debba essere creatività in costante divenire e non può prescindere dai materiali per esprimere sé stessa in modo sincero e diretto.


Ci parli di DINAMI-TECS - materiale core del brand - con seta elastica, cotone e jeans. Lo jacquard in maglia DINAMI-TECS tocca nuove vette espressive, lei fa notare: ci spiega come?


Come anticipato, quest’anno i miei jacquard hanno fatto un salto in più. Ho giocato non solo con compattezze e pesi diversi ma ho elaborato uno stesso disegno in diverse varianti con mani completamente differenti al tatto e giochi di trasparenze. Lo jacquard diventa sempre più ricco ed elaborato con disegni complessi che richiamano le stampe di collezione per poter osare con abbinamenti ancora più arditi. Ho sperimentato anche con più colori diversi in uno stesso pattern di tessitura creando qualcosa di nuovo e inedito. Lo jacquard diventa come un quadro da indossare e interpretare, scegliendo tra il power block dei completi o il divertimento degli spezzati.


A giorni uscirà il sequel di IL DIAVOLO VESTE PRADA. Quella moda competitiva, fatta di business, glamour, quanto rispecchia l’industria attuale del fashion?


Credo che questa visione della moda sia datata e attuale insieme. È attuale perché attraverso i social media si cerca ancora molto l’ostentazione, il mostrare uno stile di vita di successo e fatto di lusso sfrenato come se fosse qualcosa di “normale” e “facile” da ottenere. È ancora forte la tendenza a voler dare un’immagine di sé ricercata e costruita. Ma sta diventando una visione obsoleta perché le nuove generazioni sono più consapevoli, si sta verificando un ritorno alla semplicità ma soprattutto alla sincerità. Grazie anche a reportage e inchieste, che mostrano il lato oscuro del mondo del lusso, e alla maggiore attenzione ai diritti umani e ambientali si sta invertendo la rotta. Oggi soprattutto chi ha un alto potere di spesa, tende a cercare unicità, qualità, responsabilità sociale in un brand; non cerca più il logo da esibire ma è disposto a spendere per un prodotto che rispecchia valori di sostenibilità umana ed ecologica. E anche i consumatori di prodotti di un livello più basso cercano aziende che siano attente a queste tematiche e guardano sempre meno al fast fashion. Si sta tornando al passato, al poco ma di valore. Il lato glamour e scintillante della moda non morirà mai ma per sopravvivere dovrà mettere in luce nuovi elementi e puntare alla sostanza e meno all’apparenza. La moda deve far sognare ma deve essere un sogno concreto e autentico.


Ogni collezione è una sfida creativa. Come si alza l’asticella? E, più in generale, si riesce ad andare oltre le tendenze, per arrivare a qualcosa di realmente unico e che non invecchia?


L’asticella si alza quando si rimane fedeli alla propria vena creativa e non si scende a compromessi con il mercato, il che non vuole dire non ascoltare le esigenze della clientela e dei fruitori finali ma saperle accogliere e farle proprie reinventandole nel proprio stile. Se si segue la propria idea, il proprio personale concetto di moda e si porta nelle proprie collezioni una parte di sé, per donarla ai clienti, allora si rimane unici e inimitabili. Saper andare oltre le tendenze non è semplice ma nemmeno così difficile. Bisogna dimenticarsi di cosa fanno gli altri, di cosa tutti vogliono in quel momento. Se ci uniformiamo a quello che il mercato sta chiedendo in un dato periodo si finisce per perdere personalità e diventare uno tra tanti in un mare magnum di voci confuse e identiche. Fondamentale poi è non smettere mai di fare ricerca e di sperimentare per fare sempre un passo avanti.

Un total look della collezione TRASPARENZE
Un total look della collezione TRASPARENZE

Nel suo armadio, quali capi troviamo?


Nel mio armadio non possono mancare assolutamente le mie giacche. Il bello di essere una stilista è che gioco in casa e posso personalizzarle nei colori della mia palette e sulle mie misure. Le uso in ogni modo possibile: con jeans e sneakers quando ho un appuntamento informale, su un abito da sera quando ho un’occasione speciale, con dei pantaloni in seta o una gonna particolare quando voglio essere più creativa. Non mancano mai nemmeno i jeans in tutti i tagli e colori perché sono estremamente versatili e mi piace abbinarli al mio mood del giorno e ai miei capi in base a come mi sveglio la mattina. In generale non mancano anche capi basici che fanno da jolly quando voglio dare risalto agli accessori e a un capo in particolare. Credo che il segreto per un guardaroba vincente sia mixare abiti semplici a pezzi ricercati e stravaganti. E poi lasciarsi ispirare dalla creatività di ogni giorno, saper giocare con il proprio stile e reinventarsi sempre per esprimere tutte le nostre personalità.


Lei dialoga sempre con l’arte e il pensiero filosofico. In TRASPARENZE come ritroviamo questi riferimenti?


Arte e filosofia sono due mie grandi passioni e sono spesso il filo conduttore delle mie collezioni. Nella PE 2026, Trasparenze, ho scelto di lasciarmi ispirare dall’arte dell’alabastro intarsiato, dai suoi giochi di tridimensionalità e di spessori contrapposti. Questo si vede soprattutto nei miei tessuti in maglia jacquard ma anche nelle stampe dove il floreale si reinventa con giochi di trasparenze e contrasti che animano linee decise e contemporanee. La filosofia si inserisce in modo sinuoso nella mia attività artistica, soprattutto con il concetto di “Panta Rhei”. Per me tutto è costantemente in divenire, anche la mia visione artistica - per quanto sia sempre coerente e ci siano dei principi imprescindibili per me - cambia da un giorno all’altro perché mi lascio ispirare e affascinare dal mondo che mi circonda; io stessa ogni giorno sono diversa, per questo le mie collezioni cambiano totalmente da una stagione all’altra e non ci sono mai temi visivi che si ripetono simili. Per ogni collezione seguo un’idea e un mood totalmente diverso dal precedente e questo mi permette di non esaurire mai la mia immaginazione.


Abstract in English


Entrepreneur and textile researcher Roberta Redaelli redefines Made in Italy through her latest collection, TRASPARENZE. In an exclusive interview for Rekh Magazine, Redaelli addresses the crisis of luxury by championing radical transparency, social responsibility, and authentic craftsmanship. Moving beyond fleeting trends and logos, she explores the "alchemy of matter" through her signature DINAMI-TECS elastic silk and 3D jacquards. By blending art, philosophy, and technical innovation, Redaelli offers a vision of fashion that is sustainable, bespoke, and timeless—a concrete dream where the excellence of Como’s textile heritage meets contemporary consciousness. (The Editor)


Résumé en français


Roberta Redaelli, entrepreneure et chercheuse textile, réinvente le Made in Italy avec sa collection TRASPARENZE. Pour Rekh Magazine, Redaelli analyse la crise du luxe et prône un retour à la transparence, à la responsabilité sociale et à l'artisanat pur, face à l'obsolescence du logo. À travers l'innovation de sa soie élastique DINAMI-TECS et de ses jacquards tridimensionnels, elle explore « l'alchimie de la matière », thème central des REKH Papers. Entre art et philosophie, elle propose une mode sur mesure et durable, alliant l'excellence technique de Côme à une vision éthique : un luxe authentique qui transcende les tendances pour privilégier l'émotion et la substance. (L'editrice)

 
 
 

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