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Anthropology in Question After the Encyclical Letter

Dec 2, 2022
5 min read

Updated: Sep 1

On the occasion of the launch of the second issue of Rekh Magazine Papers, dedicated to the examination of the Magnifica Humanitas by Leo XIV, here is offered the introduction authored by Lelia Plebani. The digital review can be downloaded here for free. The printed quarterly is available on Amazon.







Di Lelia Plebani


A distanza di alcuni mesi dall’uscita, la prima Lettera Enciclica di papa Leone XIV, dal titolo Magnifica Humanitas (maggio 2026), recante il sottotitolo: “Sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale” si dà a vedere come un documento di eccezionale rilevanza filosofica sulla condizione umana. Presentata in un primo momento come la risposta magisteriale della Chiesa all’intelligenza artificiale (IA), essa inquadra prima di tutto grandezza e rischi della persona umana che, nel perdere la bussola della trascendenza della propria creaturalità, finisce per affidarsi alla tecnica con rischi altissimi, quando si fa “usare” e non ne impiega le enormi potenzialità operative nel rispetto della dignità, della sapienza, dell’apertura comunicativa inscritte nell’umano.

Con questa riflessione a più voci, il quadrimestrale di pensiero sistemico Rekh Magazine Papers, curato da Primavera Fisogni, si propone di problematizzare le questioni antropologiche sottese all’enciclica. Tutti gli autori invitati hanno fornito un contributo originale, portando l’attenzione su aspetti particolari o visioni globali del rapporto uomo-macchina digitale. Il titolo Anthropology in Question evidenzia sia il dibattito sul tema antropologico, sia le aporie sollevate dal documento pontificio che, lungi dall’essere risolte, hanno il merito di accendere il dibatto sul senso dell’essere-nel-mondo. L’intelligenza artificiale assurge così a contraltare, a cartina di tornasole che rende ancora più evidente la tessitura dell’essere persona nella sua “magnifica” e troppo spesso trascurata o diminuita “umanità”.

Il filosofo Gianluigi Segalerba, nell’aprire la pubblicazione, propone una densa riflessione sull'enciclica esaminandone la visione della dignità umana nell'era dell'intelligenza artificiale. L'autore evidenzia come il documento pontificio ponga l'intrinseco valore della persona al centro di ogni dibattito etico e tecnologico, contrapponendo le allegorie bibliche di Babele e Neemia quali simboli di due modelli sociali opposti: l'uno dominato da assolutismo tecnologico e uniformità, l'altro fondato su cooperazione e bene comune. Sostenendo la non-neutralità della tecnica, che riflette sempre i valori di chi la progetta e la impiega, Segalerba ribadisce la subordinazione dello sviluppo tecnologico alla giustizia sociale e alla responsabilità; un approccio antropocentrico in cui l'IA non viene respinta, ma orientata al rafforzamento della comunità e della dignità individuale.

Il giornalista e specialista della comunicazione Bruno Profazio analizza le sfide etiche, sociali e politiche poste dall'intelligenza artificiale, nella sua densa riflessione sul magistero di Papa Leone XIV. Evocando la metafora omerica delle Sirene per mettere in guardia dal fascino di risposte tecnologiche sbrigative, Profazio sostiene che l'IA debba rimanere uno strumento al servizio dell'umanità e non convertirsi in un mezzo di dominio concentrato in mani oligopolistiche. Pur riconoscendo l'ampio potenziale dell'innovazione, l'autore denuncia i rischi di un'eccessiva delega algoritmica che riduce la persona a profilo statistico e ne depaupera il libero arbitrio e il pensiero critico; di qui l'urgenza di una governance democratica, di regole internazionali trasparenti e di una vigile responsabilità civica.

J. Gregory Johnson, voce autorevole del pensiero americano contemporaneo, esperto di gestione scolastica e didattica inclusiva, indaga il nesso indissolubile tra giustizia e pace alla luce della Magnifica Humanitas. Rielaborando il celebre motto «No Justice, No Peace… Know Justice, Know Peace» e richiamando la Beloved Community di Martin Luther King Jr., Johnson afferma che una pace autentica (shalom) non sia semplice assenza di conflitti, bensì il frutto di una giustizia fondata sull'empatia, sull'inclusione e sulla tutela dei più vulnerabili. Nel contesto digitale, l'autore mette in guardia dal rischio che un'IA priva di ancoraggio etico accentui le discriminazioni ed estrani la società dal senso della solidarietà, auspicando invece che le nuove tecnologie divengano vettori di dialogo, equa distribuzione delle risorse e promozione dei diritti umani.

La filosofa Primavera Fisogni affronta lo statuto dell'agire morale nell'era digitale, sviluppando argomenti a favore dell'antropologia personalista a partire dal paragrafo 198 della Magnifica Humanitas. L'autrice confuta l'etica dell'informazione di Luciano Floridi, con particolare riferimento a “Il nodo etico” (2026) dimostrando come le nozioni di mindless agency ed agente morale artificiale dissolvano la responsabilità etica e riducano la vita morale a mero costrutto strutturale (infraetica). Attraverso il recupero della metafisica tomista dell'atto umano — in particolare del passaggio dall' inclinatio all'applicatio mediante l’atto di consentire (simul sentire) —, Fisogni evidenzia come la libertà umana possieda una natura non-lineare e relazionale inaccessibile ai sistemi computazionali. Contrapponendo la “moralità distribuita” di Floridi al modello del “sistema ecologico morale” dell'enciclica, la studiosa individua nella persona l'unico e insostituibile centro di imputabilità etica.

Il mariologo del Benin e frate francescano Jean Joseph M. Ayélo Hounsa introduce, nella lettura della Magnifica Humanitas, il concetto di Quoziente di Umanità (QU) quale criterio etico e antropologico fondamentale per la valutazione delle tecnologie emergenti, declinando il principio guida di Leone XIV sul primato della coscienza e della libertà umane. Superando i tradizionali parametri del Quoziente Intellettuale (QI) e del Quoziente Emozionale (QE), il QU si articola in cinque principi direttivi volti a misurare la capacità dell'intelligenza artificiale di porsi al servizio della dignità personale, della saggezza e del bene comune, promuovendo un'autentica ecologia dell'intelligenza in cui la dimensione tecnica resta rigorosamente subordinata all'uomo.

L’ingegnere Paolo Foglio, esperto di trasformazione digitale e innovazione industriale, offre una lettura dell'enciclica focalizzata sull'impatto dell'IA nei settori produttivi e sociali, interpretandola non come un trattato teologico, bensì come un richiamo antropologico. Nell'odierna «Notte degli Algoritmi», caratterizzata dal predominio delle piattaforme tecnologiche e dalla reificazione dei lavoratori in meri flussi di dati, Foglio contrappone al modello tecnocratico di Babele la visione umanocentrica di Gerusalemme, respingendo le derive transumaniste che mirano a rimuovere i limiti costitutivi dell'essere umano. Evidenziando come la creatività e la crescita morale scaturiscano proprio dalla vulnerabilità, l'autore mette in guardia dal vero pericolo contemporaneo: non l'autonomia della macchina, ma il progressivo atrofizzarsi dell'intelligenza morale dell'uomo.

L'imprenditrice tessile Francesca Bassi riflette sul rapporto tra automazione e dignità del lavoro, assumendo la tradizionale tessitura artigianale del Jamdani (patrimonio immateriale UNESCO) a paradigma simbolico dell'agire umano. Contrapponendo l'efficienza algoritmica al valore comunitario della manifattura storica, la Bassi dimostra come la tecnologia possa replicare i modelli decorativi, ma non l'esperienza vissuta, la memoria culturale e la trama di relazioni interpersonali che alimentano il sapere artigiano. Il lavoro umano, pertanto, affrancato da logiche meramente produttivistiche, rivela la propria dimensione educativa e generativa di bellezza, ricordando come il vero progresso risieda nell'esaltare il potenziale della persona anziché nella sua sostituzione con le macchine.

L'artista, imprenditrice e attivista ambientale Marina Aliverti interpreta la Magnifica Humanitas come un urgente appello alla riscoperta della fraternità di fronte alle sfide geopolitiche, ambientali e cognitive poste dall'intelligenza artificiale. Pur riconoscendo le opportunità dell'IA nella ricerca scientifica, Aliverti denuncia i rischi legati ai monopoli digitali, al consumo energetico e al colonialismo algoritmico — citando le analisi della ricercatrice Timnit Gebru sugli esiti discriminatori degli algoritmi. In opposizione alle ideologie transumaniste della Silicon Valley, l'autrice rivendica il valore della fragilità e della pluralità culturale, indicando nella cooperazione internazionale e nella responsabilità etica le sole direttrici capaci di orientare l'innovazione verso la giustizia sociale.

Il sociologo e giornalista Gianfranco Brevetto analizza il capitolo dell'enciclica dedicato al lavoro umano, evidenziandone la continuità speculativa con la Rerum Novarum di Leone XIII e la Centesimus Annus di Giovanni Paolo II. Brevetto mette in luce il paradosso per cui l'IA, anziché affrancare il lavoratore dalle mansioni usuranti, ne impone spesso la dequalificazione e l'assoggettamento ai ritmi dell'algoritmo, celando sotto veste tecnologica nuove forme di dominio interpersonale. Rifiutando il mito neoliberista della “mano invisibile” del mercato, l'autore invoca un deciso intervento della governance politica affinché lo sviluppo tecnologico sia orientato al bene comune, all'inclusione e alla dignità dell'occupazione.


1Scrittrice e poetessa, editor a Rekh Magazine

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