Celebrating "Femminile, Plurale"
- Mar 3
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On the occasion of International Women's Day, Rekh Magazine will release a book that collects 10 interviews with leading women in the profession. It will be freely downloadable from this website, while the print version will be available on Amazon. The curator, Dr Primavera Fisogni, illustrates the core aspects of each conversation

Il potere trasformativo della sovranità femminile
di Primavera Fisogni
Femminile, Plurale, primo titolo pubblicato nella collana Rekh Magazine Stories, si propone di essere un incontro dal quale si esce diversi, come rinfrancati. La forma dell’intervista, scelta per i dieci profili di donne contemporanee dall’indubbia carica ispirazionale, avvicina al mondo delle protagoniste, portando alla luce qualche frammento di verità personale. Pur di generazioni diverse, con esperienze professionali talvolta concomitanti, le donne di questa raccolta hanno in comune la speciale capacità di comprendere il mondo della vita, nel senso più originario che impregna la parola latina cum-prehendere: nella loro storia hanno colto potenti intuizioni, hanno dato vita a impensabili progetti o sviluppato traiettorie di pensiero fuori dai canoni grazie alla presa massima sulla realtà. Uno sguardo, il loro, mai settoriale, sempre molteplice, com-prensivo, dove il cum / com indica la strada maestra dell’inclusione. I risultati, non sono mancati.
In filigrana, nelle domande rivolte alle interlocutrici, si inserisce una particolare suggestione teorica. Si è voluto, in altre parole, far emergere qualche tratto essenziale della sovranità femminile, sulla base degli auspici della filosofa Annarosa Buttarelli, autrice di Sovrane (Il Saggiatore, 2013 e 2017). Lasciare che narrative femminili fuori dagli schemi della tradizione o innovatrici di quegli stessi paradigmi, vengano alla luce, indica il percorso che, per Buttarelli, può portare al cambiamento nella condizione non semplicemente della donna ma della società tutta intera.
«La conversione – scrive Buttarelli nel prologo del suo longseller – è un capovolgimento, una sovversione con dà accesso a un “riorientamento, e un’ascesa”, per dirla con Iris Murdoch, ma per prepararla serve una lunga ricerca, come origine femminile. Mi è parso che ora fosse il momento appropriato per dare conto dell’accesso differente al tema fondamentale della sovranità (…) Penso sia necessario ritrovare il filo che tesse il vivere insieme nella condizione umana a partire dalla condizione della sovranità, praticata e pensata in maniera radicalmente differente (…) ».
Precisata la cornice in cui le conversazioni si inscrivono, e individuata nella comune capacità com-prensiva di queste protagoniste, il tratto fenomenologico che le accomuna, va riconosciuto ad esse di aver trovato nel fare-sistema la chiave della propria realizzazione. Ma che significa, questa espressione? Potremmo dire che, ciascuna delle protagoniste, sempre in modo originale, ha individuato nella visione sistemica al proprio campo professionale o ai temi affrontati, “il” percorso creativo più soddisfacente. La sovranità espressa da ogni singola intervistata, qui da intendersi come potere trasformativo con importanti ricadute, nell’affermazione professionale, umana, sociale, ha tratto giovamento dall’attitudine femminile, ad abbracciare la complessità con sensibilità generativa, includendo anziché escludendo, sperimentando piuttosto che accogliendo lo status quo.

L’idea di aprire con l’esperienza di Lucia Urbani Ulivi, ha dunque un significato architetturale preciso, trattandosi della filosofa italiana che ha sviluppato il pensiero sistemico in Italia e oltre. Una svolta nata dalla consapevolezza che la polvere sui temi filosofici si può levare soltanto restituendo al pensiero la sua forza trasformativa. Lo ha fatto animando anzitutto un cenacolo interdisciplinare di specialisti, promuovendo incontri, pubblicazioni di libri e formando allievi capaci di andare oltre paradigmi consunti, in un’epoca in cui il rischio di delegare in toto il pensiero alle macchine non ci può lasciare indifferenti.
Nell’opera di Olivia Caramello, matematica, risuona l’intuizione di Pitagora, che fece del logos dei numeri – nel suo misterioso scritto Logos Hièros – l’altra logica dell’esistenza. «La filosofia è sempre stata presente nel mio modo di fare matematica. La teoria dei topoi ha una natura intrinsecamente sistemica: non si limita a risolvere problemi locali, ma cerca le strutture generali che organizzano interi domini di conoscenza. Questo tipo di ricerca ha inevitabilmente una dimensione filosofica, perché interroga i fondamenti, i criteri di verità, le forme della rappresentazione».
A Manuela Moretti, filosofa, va riconosciuta la capacità di rilanciare il tema della generatività femminile attraverso uno studio poderoso dell’opera della pensatrice spagnola María Zambrano. Portatrice di un pensiero interpellante e fuori dai canoni, pregno di vita, Zambrano si rivolge a noi con voce di donna, o forse meglio ancora, di Madre che indica nella fenomenologia della nascita un percorso non limitato al femminile ma esistenziale tout court, non evento puntuale, ma processo che dura tutta la vita, in un continuo disfare e “disnascere”. A Moretti va ascritto il merito di aver fatto proprio il metodo di Zambrano. Un modo di fare filosofia in cui il pensiero si incarna nella vita, andando al di là della certa speculazione occidentale agganciata alla prepotenza del concetto che, nell’astrazione, si illude che la verità stia nella purezza scarnificata delle idee.
La sfida di una psicopatologia “eretica”, nella prospettiva jaspersiana1, è quella che ci consegna il Laboratorio di Antropologia Generale2. Tra i suoi co-fondatori e principali animatori, spicca la dottoressa Maria Bologna, psichiatra e attuale direttore della Rivista Sperimentale di Freniatria. La visione sistemica e interdisciplinare alla salute mentale caratterizza questa straordinaria esperienza clinica e di pensiero: «Non è un caso che tra i simboli scelti per il logo ci sia il crogiolo – ricorda –, contenitore alchemico di un processo in cui materiali eterogenei si mescolano dando vita a sostanze nuove. Questa possibilità di trasformazione diventa una modalità di apprendimento, in cui ogni partecipante è chiamato a rinunciare ad aspetti significativi del pensiero personale a favore di un meta-pensiero collettivo capace di scambio e reciprocità. "… Il Laboratorio sollecita a immaginare e sperimentare una via, intesa come metodo, che consenta di estrarre una tecnica clinica nel luogo incidentale dove le ragioni dell’intelletto cospirano insieme a quelle del cuore"».
La dottoressa Livia Porta, pediatra e neonatologa, ha fatto nascere e crescere migliaia di bambini, ma ha insieme portato a sviluppo una serie di importanti iniziative culturali, sia nell’ambito artistico che in quello associativo. La sua vita si presenta come un’esperienza di humanitas a tutto tondo, in cui il termine alo (nutrire) si intreccia ad altus, quale meta trascendente, in una costante crescita personale attraverso la conoscenza, la sensibilità, l’attenzione inclusiva all’altro.
Maestra di vita e di pensiero, la professoressa Marina Nelli, storica del tessuto, della moda e massima esperta italiana del colore, ha fatto della sua esperienza di ricerca e didattica, una tavolozza policroma. Al centro di tutto, la relazione, entro cui sta la parola, con la sua carica metamorfica. «Oltre al colore, amo molto la "parola", le sue implicazioni, il suo suono, la sua, a volte, meravigliosa ambiguità. Come per il colore, voglio moltiplicarne i significati e tradurne le emozioni in me e negli altri, compagni di vita e di lavoro. Per i giovani, spesso, le parole giuste, personalizzate e sentite, posso essere moltiplicatori di energia».
Vite vissute ad arte sono quelle di Marina Aliverti e Claudia Mahler, molto diverse eppure, per varie ragioni, “sovrapponibili”. Entrambe hanno avuto l’imprinting nella moda, sono cresciute in contesti formativi internazionali, hanno creato aziende, raggiungendo in breve tempo il successo. I molteplici talenti creativi di cui sono state dotate si sono ad un certo punto indirizzati all’arte e all’impegno per l’ambiente (Aliverti) e per l’inclusione delle donne in progetti di sviluppo (Mahler).
Il percorso di Simona Roveda, imprenditrice e responsabile delle Relazioni Istituzionali di LifeGate, si è svolto interamente nell’attenzione all’ambiente come dono e risorsa. Pioniera del “bio”, quando il termine “biologico” era ancora difficile da inquadrare oltre le scienze naturali, si è trovata ad affrontare la sfida di uno stile di vita del tutto impensato, negli anni Ottanta del secolo scorso. «Si trattava di un nuovo modello di crescita, che facesse proprie la tecnologia e l'innovazione, ma fosse più qualitativo e attento, equilibrato e rispettoso delle risorse e delle persone – spiega nell’intervista Roveda –. Il punto di partenza è stata l'alimentazione. Con un'agricoltura sostenibile che arricchisce la terra, la cura e non la impoverisce, l'uomo si ricongiunge alla Natura. L'obiettivo era anche dimostrare la possibilità di realizzare un'azienda di successo nel rispetto dell'uomo e dell'ambiente, con la convinzione che un'impresa di profitto debba necessariamente avere anche uno scopo sociale ed etico».
Con il notaio Giovannella Condò, co-founder di Milano Notai, impresa pluripremiata, possiamo dare una coordinata precisa della “sovranità” femminile quale alternativa al “potere” tradizionale, improntato a modelli culturali maschili. La contraddistingue il valore della competenza, quale strumento effettivo di crescita. Come spiega la dottoressa Condò, siamo in presenza di un paradigma necessariamente sistemico, perché mette in modo, tutti insieme, i vari settori dell’impresa notarile: dalla formazione continua, alla promozione delle diversità competenziali, alla creatività applicata a progetti in cui la crescita dell’impresa è direttamente proporzionale alla creazione di valore per la società (La carica delle 101).
1 Il carattere eretico della Psicopatologia (1913) di Karl Jaspers si riferisce alla rottura col riduzionismo naturalistico, a vantaggio di un metodo fenomenologico che descrive le esperienze vissute dal paziente (i vissuti, Erlebnisse) invece di limitarsi alla sola spiegazione causale organica. Essa distingue tra spiegazione (meccanismi cerebrali) e comprensione (significato interiore). In “Karl Jaspers e la psicopatologia”, Atque, 22, 2000.
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