Gianfranco Brevetto on MAGNIFICA HUMANITAS
- May 31
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The Italian sociologist and the editor-in-chief of Exagere, the review of Società Italiana di Psicologia e Pedagogia, intervenes in the discussion about Pope Leo XIV's Encyclical Letter. His analysis is especially oriented to human labor facing the risks of the technological power of Artificial Intelligence

Di Gianfranco Brevetto
Magnificat Humanitas, la prima enciclica di Leone XIV, reca il sottotitolo Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.
Si tratta, come notato dai primi commenti apparsi, di un testo di agevole lettura ma, nei fatti, complesso e articolato.
Appare, quindi, pressoché inutile precisare che queste righe hanno la sola funzione di raccogliere qualche appunto preso ad una prima lettura.
Alla luce di questa considerazione, mi limiterò a prendere in considerazione la parte dell’enciclica che tratta del lavoro umano.
Una nota preliminare. Il rapporto diretto delle res novae, richiamate all’inizio dell’enciclica con la Rerum Novarum. L’enciclica di Papa Prevost si pone nell’alveo degli scritti facenti parte della consolidata dottrina sociale della Chiesa cattolica e appare a 135 anni di distanza dalla promulgazione della celeberrima lettera di Leone XIII, appunto la Rerum Novarum. Capostipite di una serie d’interventi in materia sociale da parte della Chiesa. Non ultimo quello di Giovanni Paolo II con la Centesimus Annus.
Il fatto che la Chiesa ritorni alle res novae non è, però, senza un significato preciso. In primo luogo, riporta d'attualità la questione della storicità della Chiesa. La Chiesa è nel mondo e non può prescindere da quanto nel mondo accade. Nel mondo deve operare assumendone la responsabilità.
Una riflessione: il termine custodia nel sottotitolo si riferisce alla persona umana. Un concetto centrale e, purtroppo, di drammatica attualità se ricordiamo la risposta di Caino a Dio che gli domandava dov’era suo fratello. Ma andiamo oltre.
In secondo luogo, le res novae citate nell’enciclica sarebbero piuttosto da intendere come res actualis. L’emergere con prepotenza delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale appartiene, infatti, alla quotidianità. La Chiesa non segna solo la sua valenza storica ma si cala nel presente. Non si limita a prendere atto di quanto accade, ma si pone come presenza sincrona agli accadimenti in atto.
Veniamo ora al lavoro e al suo valore. Occorre precisare, ma non ce ne sarebbe bisogno, che molto è cambiato dalla pubblicazione della Rerum Novarum. Era questa una lettera nata dalla necessità di confrontarsi con una rivoluzione industriale avanzata in alcuni paesi d’Europa e nascente in altri, con il diffondersi delle idee socialiste e delle prerogative della borghesia e dei suoi capitali.
Oggi siamo di fronte a sfide tecnologiche importanti che stanno imponendo dei profondi cambiamenti al lavoro umano.
L’IA, come ci segnalano le cronache, in questi primi tempi sta facendo il suo massimo ingresso nella ricerca scientifica, nell’automazione, nella medicina, nella produzione delle armi. Che sono poi quei settori nei quali tendono a convergere maggiormente gli investimenti.
In questi, come in altri campi, sono da attendersi grandi ricadute per chi ci lavora. Il rischio è quello che la bolla emergente dell’IA lasci parecchi danni al momento del suo ridimensionamento. Insomma, si vedrà. Anche una rivoluzione ha i suoi tempi.
A proposito di rivoluzione, per gli antichi le res novae non erano sempre cose positive, con questa espressione si indicavano, a volte, cambiamenti cruenti. Proprio per questo la Chiesa si propone di accompagnare questa rivoluzione in atto, di governarla, più che subirla.
Il capitolo 4 della Magnifica Humanitas si occupa del lavoro. Essa ha come titolo Custodire l’umano nella trasformazione.
Il pensiero, la dottrina, si pone qui, ad iniziare dal titolo, come atto attuale, sincretico. Diverso è l’atteggiamento giudicante, riparatorio, avuto più volte in passato dalla Chiesa stessa.
Siamo nel mondo e viviamo nel mondo: "Ciascuno stia attento a come costruisce", queste le parole di San Paolo citate a conclusione della lettera leonina.
L’IA, la tecnologia emergente, impone -si legge- la necessità di riscoprire la verità come bene comune, di tutelare la dignità del lavoro e di custodire la libertà contro ogni dipendenza e mercificazione.
Ed è proprio alla dignità che viene legato il tema del lavoro. La dignità che non si acquisisce e non si merita e non ha bisogno di essere dimostrata, al pari dei diritti fondamentali dell’uomo.
È opinione comune, si legge, considerare l’IA come portatrice di grandi benefici. In realtà, i “nuovi modi” di lavorare non sono necessariamente migliori perche, mentre l'IA ( e qui si cita un recente documento del Dicastero per la dottrina delle fede) promette di dare impulso alla produttività facendosi carico delle mansioni ordinarie, i lavoratori sono spesso costretti ad adattarsi alla velocità e alle richieste della macchina (ed ai suoi algoritmi ci permettiamo di aggiungere), piuttosto che siano queste ultime ad essere progettate per aiutare chi lavora.
E continua: gli attuali approcci della tecnologia possono paradossalmente dequalificare i lavoratori, sottoporli ad una sorveglianza automatizzata e relegarli a funzioni rigide e ripetitive.
Ci troviamo di fronte ad una vera e propria inversione rispetto alla progressiva tendenza che, fino ad oggi, introduceva la tecnologia proprio in quelle operazioni ripetitive e usuranti che, ora, con l’IA sembrano venire destinate definitivamente all’umano.
Uno dei temi cardine delle proteste luddistiche della prima rivoluzione industriale, fu appunto quello della concorrenza tra uomo e macchine. Ma attenzione, e questo è anche un invito alla riflessione a chi vorrebbe inserire la presente enciclica in quella corrente, qui si tratta del dominio della tecnica sull’uomo sotto la presunta superiorità dell’intelligenza artificiale.
Sotto questo aspetto la Magnifica Humanitas sembra essere molto chiara: nel dominio della tecnologia sull’uomo si nasconde la versione mistificata, moderna e condita di asetticità, del dominio dell’uomo sull’uomo.
Attenzione, come ricorda il testo, già Papa Francesco aveva messo in guardia da un’economia che si fonda su mercati che non tengono più conto dell’importanza della persona, della sua dignità. Che ritengono sconveniente e inutile investire su chi parte svantaggiato. Di un mercato, e di una tecnologia ( ripetiamo apparentemente neutrale), che sacrifica chiunque non riesce a stare al passo.
Il tema centrale, non nascondiamolo, è ( e sarà sempre) quello dell’etica dell’IA e di chi la crea. Questione magistralmente affrontata dal recente volume di Luciano Floridi al quale si rinvia.
L’invito di Papa Leone è quello a superare definitivamente il mito della “mano invisibile” del mercato di smithiana memoria. Le leggi del mercato, come gli algoritmi, hanno un nome e cognome e quindi - si legge - la politica ha il compito di orientare le dinamiche economico-tecnologiche verso il bene comune, promuovendo lavoro dignitoso, inclusione sociale e un’equa distribuzione dei benefici dell’innovazione.
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Chi è l'autore
Gianfranco Brevetto, laureato in sociologia, giornalista e narratore, ha ricoperto incarichi per attività didattiche presso le università di Napoli e Pisa. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni. È stato ideatore e curatore dei volumi Albert Camus. Mediterraneo e conoscenza (2003) e Georges Brassens. Una cattiva reputazione (2007). Ha tradotto dal francese: Maurice Halbwachs, I quadri sociali della memoria (1997), Pascal Bruckner, La tentazione dell’innocenza (2001), Emmanuel Bove, La Coalizione (2011) ed Emmanuel Bove, Il Presentimento (2012). Ha curato la prefazione del volume di P. Fisogni, Into the Void. The experience of emptiness between the Real and the Digital (2020). Dirige, dal 2016, la rivista “Exagere” (www.exagere.it della SIPP Società Italiana di Psicologia e Pedagogia.
Abstract in English
It's an honour for REKH MAGAZINE to publish a new contribution concerning Pope Leo XIV's recent Encyclical Letter. The analysis by Italian sociologist Gianfranco Brevetto focuses on the chapter "Safeguarding the Human in Transformation" from Leo XIV’s encyclical Magnificat Humanitas. He highlights how the Church addresses technological res novae as res actualis (current realities), aiming to actively govern the AI revolution rather than merely enduring it.
Published 135 years after Rerum Novarum, this text reaffirms Catholic social doctrine in the modern era. Brevetto stresses that "the Church is in the world and cannot ignore what happens in the world. It must operate within the world, assuming responsibility for it." A central concern of his analysis is the risk of labor deskilling and the inversion of the human-machine relationship. While AI promises productivity, Brevetto notes that "workers are often forced to adapt to the speed and demands of the machine," paradoxically relegating humans to rigid, repetitive functions rather than utilizing technology to assist them.
Furthermore, the analysis of the Italian sociologist dismantles the myth of a neutral technology, warning against automated surveillance and algorithmic control. Brevetto highlights a critical insight from the encyclical: "within the dominance of technology over humans hides a mystified, modern, and clinically sterile version of the dominance of man over man."
Ultimately, the text rejects the myth of the market's "invisible hand," noting that because algorithms and market laws have specific human authors, politics has a duty to "steer economic-technological dynamics toward the common good." (The Editor)



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