How to Flourish as Humans: A Decalogue
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Ten tips for living a long and good life: this is the central theme of Decalogo per non morire by psychologist Franco Casoni, published by Armando Editore. Rekh Magazine sat down with the author for an interview

di Primavera Fisogni
Psicologo, terapeuta, specialista in Teologia, il professor Franco Casoni firma un prezioso saggio, dal titolo DECALOGO PER NON MORIRE (10 consigli utili per prolungare la nostra esistenza), Armando, 180 pagine, 19 euro, in cui la psicologia dialoga con gli stili di vita contemporanei e suggerisce pratiche efficaci per una migliore qualità della vita.
Gentile professor Casoni, vorrei portarla in particolare sulle paure. Da risorsa per la vita, la paura diventa sempre più ostacolo al vivere bene e a lungo. Perché?
È vero: viviamo in una società convulsa e carica di stimoli e rischi di ogni genere. Nel mio precedente libro, Ci salverà nostra “madre” yin, ho scritto che ci salverà la “notte”, cioè il riposo, la quiete, l’ascolto e l’alternanza con il fare continuo. Per rispondere alla sua domanda sulla paura, quando essa è reale, diventa una risorsa che ci protegge dai pericoli. Ma quando diventa eccessiva o immaginaria, si trasforma in paura nevrotica e finisce per limitarci. In questi casi va affrontata, altrimenti si espande e ci condiziona sempre di più. Possiamo farlo con un’esposizione graduale, a piccoli passi, oppure con tecniche paradossali che utilizzano il sintomo stesso: tremo, arrossisco, balbetto… e provo volontariamente ad accentuare questa condizione.

Nel suo libro, mi ha molto incuriosito il riferimento alle "Prescrizioni paradossali", che consistono nel fare ciò che si teme. Quali tecniche ci aiutano a metterle in pratica?
Le prescrizioni paradossali richiedono impegno e responsabilità. Consistono nel trasformare ciò che si evita in un compito volontario. Ad esempio, a una coppia conflittuale ho proposto di dedicare ogni giorno mezz’ora a dirsi, a turno, critiche e difetti, mentre l’altro ascoltava senza interrompere. L’esercizio, mantenuto per un mese, ha ridotto la tensione nella coppia, perché ciò che diventa volontario perde la sua carica ansiogena e spesso distruttiva.
Tessere socialmente reti è importante per l’autostima. Che consigli dare oggi, in un’epoca in cui più che la “rete” relazionale diretta conta la “Rete” digitale, con annessi e connessi social?
Il contatto umano diretto resta insostituibile: voce, sguardo, presenza fisica. I genitori dovrebbero trasmetterlo loro stessi con l’esempio. La rete digitale per ciascuno di noi deve essere un ponte, mai un rifugio. Occorre educarsi a uscire, incontrarsi, creare occasioni reali: attività comuni, sport, interessi, momenti conviviali. L’autostima nasce dal riconoscimento vivo e diretto, non da quello virtuale.
Far vivere il bambino interiore, come lei suggerisce per vivere in serenità, sembra facile. Ma forse è la pratica più difficile per ritrovare la gioia di vivere. Ci consiglia due azioni da cui partire?
Il bambino interiore è una risorsa vitale spesso compressa da educazione e doveri. La prima azione che proporrei è quella di stilare un elenco di ciò che ci dà autentica gioia e attribuire un punteggio da 1 a 10, scegliendo poi le attività con un punteggio più alto. Nella seconda consiglierei di sospendere, almeno in parte, l’autocritica e gli scopi utilitaristici di routine. Occorre concedersi momenti gratuiti, in cui si agisce con la leggerezza e la spontaneità di un bambino.
Le tecnologie mediche e i farmaci hanno allungato la vita. Ci troviamo però a confliggere con esistenze lunghe ma penose, con degenerazioni cognitive, gravi malattie croniche. Anche questo può entrare nella “vita buona”? E come?
I progressi medico-scientifici permettono oggi di arrivare più avanti con condizioni migliori, se accompagnati da prevenzione, controlli e stili di vita adeguati. Tuttavia, la “vita buona” non è solo assenza di malattia: è anche capacità di mantenere relazioni, interessi e senso. Anche nella fragilità si può vivere dignitosamente, con una certa autonomia, affetti e significato esistenziale.
Dopo la pandemia tutti familiarizziamo con il termine “resilienza”. Ho l’impressione che, però, l’uomo non impari mai davvero a rialzarsi. Come funziona la nostra mente?
Il termine nasce dalla fisica dei materiali: capacità di resistere agli urti e tornare alla forma iniziale. Nell’uomo significa sviluppare elasticità mentale. Questa si costruisce con l’educazione e con l’abitudine ad affrontare le difficoltà, non evitandole. Ma esiste anche una risorsa più profonda: una creatività psichica che emerge nelle crisi e permette di trovare soluzioni nuove, spesso impreviste anche senza che ci siano stati allenamenti precedenti.
L’aumento del disagio psicologico e delle patologie psichiche è in crescita, di anno in anno. Ne sono sempre più colpiti i giovani: che consigli dare ai genitori per prevenire questi stati esistenziali penosi e difficilissimi da affrontare?
È un fenomeno complesso. Metterei al primo posto l’attenzione autentica ai figli e la vigilanza sui contesti sociali che frequentano soprattutto nell’età adolescenziale. I giovani vivono una doppia pressione: da un lato una società che spinge all’apparire, allo scarto, al piacere momentaneo , dall’altro una società “liquida” priva di riferimenti stabili. Serve dialogo, ascolto e presenza. I genitori non devono porsi come onnipotenti, ma come persone reali, capaci di condividere le difficoltà dei figli e di parlare delle proprie difficoltà. Importante cogliere i loro segnali precoci nel corso dello sviluppo: perdita di interesse, isolamento, calo del rendimento scolastico,ecc..
DECALOGO PER NON MORIRE è indubbiamente un titolo che provoca. L’unica certezza che abbiamo è che siamo a termine. Perché invece non imparare a invecchiare, ad accettare i limiti, financo a morire?
A tale proposito nel libro propongo il principio A.A.R.: Accettazione, Adattamento, Resilienza. È una sorta di “muraglia interiore” che ci aiuta a vivere. Accettare il limite, adattarsi ai cambiamenti e sviluppare resilienza permette di affrontare anche l’idea della morte. Però mi viene in mente Erich Fromm, il quale sosteneva che coloro i quali non sono “in rapporto” con la realtà non vivono e sentono il peso della fine anche in età giovane. Vivere pienamente, invece, rende non solo più naturale accettare il termine della vita, ma talvolta questo pensiero viene persino dimenticato.
Chi è l'intervistato

Franco Casoni è nato a Roma, dove si è laureato in psicologia clinica discutendo una tesi con il professor Adriano Ossicini, ha conseguito diversi corsi di specializzazione in psicoanalisi, ipnosi, tecniche cognitive comportamentali. Possiede un diploma per laici in teologia. Ha pubblicato: Guida al rapporto di coppia (1987); Tecniche moderne per dimagrire (1990); Il Padre Nostro con immagini gestuali (2012); Psicologi di voi stessi (2017); L’Italia tra i gioielli del mondo; in italiano e in cinese (2020); Spiritualità e corporeità nella preghiera del Padre Nostro (2020); Nati per offendere (2021); L’omelia che salva (2022);Il Cane psicoterapeuta del suo padrone (2023); Ci salverà nostra “Madre” Yin (2025). Diviso in tre sezioni p



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