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In the Age of the Sorcerer's Apprentices

  • 16 minutes ago
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Rationality and communicative action—so dear to Jürgen Habermas—are giving way to forms of magical thinking with malignant overtones. The latest issue of Exagere, available online tomorrow, examines the many facets of this ‘magical phenomenon’ in the global era. A conversation with Gianfranco Brevetto

Calderone (Wix Pics)
Calderone (Wix Pics)

Di Primavera Fisogni


Ci eravamo illusi, in Europa, che la guerra non potesse più irrompere improvvisa entro i confini: invece la Russia ha aggredito l'Ucraina. Ci siamo illusi di poter controllare le macchine: invece nell'Infosfera i rapporti uomo-macchina e macchina-macchina sono di gran lunga più complicati di quanto pensassimo... Insomma, l'illusione regna sovrana, in ogni campo della vita globale e questo richiede una riflessione, secondo la rivista Exagere, magazine della SIPP, la Società Italiana di Psicologia e Pedagogia (www. exagere.it), che dedica il numero in uscita domani (sabato 18 aprile) alla magia. Un concetto all'apparenza antico, in realtà mai uscito di scena, da intendersi in senso ampio come gran calderone di illusione, equilibrismi illusionistici, pregiudizi di ritorno, escamotage più o meno sinistri nella politica, dove sembrano aver ripreso la scena gli "apprendisti stregoni". Ne parliamo con il direttore, Gianfranco Brevetto.



M - Maghi e fattucchiere: ieri spaventavano. Oggi fanno sorridere, se pensiamo a soggetti come Trump, Netanyahu e Putin.


Sì, affettivamente, anche perché alcuni personaggi della scena internazionale sono reali e producono effetti tragicamente reali. Noi conosciamo maghi e fattucchiere dai racconti, la magia è qualcosa che appartiene ad un mondo altro, parallelo, ma mai reale. Possiamo dire che il drammatico e il tragico sono generi che possono adattarsi al teatro o al cinema, perché fanno riferimento a ciò che realmente può accadere. La magia, invece, ha un genere tutto suo, il fantastico, dove le cose “vengono agite da” con poteri non comuni. Il rischio è che la realtà, alla quale stiamo assistendo, sia avvicini piuttosto a quella degli apprendisti stregoni.


A - Alchimie del pensiero: come entra la magia in una rivista di psicologia e pedagogia? Perché parlarne?


Credevamo che il secolo dei lumi, il pensiero cosiddetto scientifico ci avesse finalmente consegnato alla razionalità. Di esserci completamente liberati da tutte quelle divinità che modificavano il destino degli uomini a proprio piacimento. Pratiche che credevamo essere ridotte ad un residuo premoderno, preindustriale. Invece, nel quotidiano ci rendiamo conto che le cose non stanno proprio così, che occorre approfondire, capire senza preconcetti.


G - Giovani: ci sono generazioni cresciute con Harry Potter, dal 2000 ad oggi. Sono i nativi digitali. Quali magie servirebbero per questi ragazzi?


Io credo che i ragazzi dovrebbero iniziare a credere nel cambiamento, senza l’ausilio di formule magiche. Credere che quello che viviamo si può migliorare, che alcuni problemi si possono risolvere con gli strumenti di partecipazione democratica e non violenta alla vita civile. Le magie di Henry Potter sono destinate, come in tutte le fiabe, a naufragare. L’attore che ha impersonato il primo Henry Potter è diventato grande e lo hanno dovuto sostituire nella prossima miniserie. Alcune magie funzionano solo se sostituiamo le persone. Io consiglierei di restare se stessi, che è meglio anche se costa tanto: io da sempre simpatizzo con i babbani.


I - Intelligenza a confronto con la magia.


La magia è altro, dicevo, è un mondo altro, esiste solo in un altromondo della fantasia, che l’intelligenza umana può solo immaginare. Esiste solo nel mito della bacchetta magica. Ne ho acquistate diverse quando, un po’ di tempo fa, me le richiedevano i miei figli convinti di poter esercitare poteri soprannaturali. Quando le spacchettavano un attimo di ansia è venuto anche a me, ma l’incanto è durato molto meno della delusione e del pensiero dei soldi mal spesi.


A - Artifici tecnologici, le vere magie di oggi. Siamo tutti un po' vittime dell'incantesimo digitale. Come spezzarlo?


Non sappiamo dove condurrà l’intelligenza artificiale, o la vulgata di questa che ci perviene attraverso l’informazione e la rete. Io personalmente credo che ci sia una parte della conoscenza umana, soprattutto in ambito scientifico, che farà certamente notevoli progressi con l’ausilio della cosiddetta intelligenza artificiale. Per il resto, diciamo la parte che più mi riguarda, vedo che alcuni prodotti: produzioni e elaborazioni di testi, traduzioni, chatbox, ecc. sono strumenti molto deboli, almeno oggi. Si possono certamente utilizzare ma con la consapevolezza dei chiari e riconoscibili limiti. Si tratta di un’illusione, e sappiamo che dentro questo lemma, come in delusione, è contenuta la parola gioco.


Gianfranco Brevetto dirige Exagere (www.exagere.it)


Abstract in English


Europe’s long-standing peace has been shattered by the invasion of Ukraine, while the digital Infosphere reveals a man-machine complexity far beyond our control. These ruptures prove that illusion still reigns supreme in global life. The latest issue of Exagere—the magazine of the SIPP (Italian Society of Psychology and Pedagogy)—explores this "magical phenomenon," treating magic not as an ancient relic but as a modern cauldron of prejudices, political sleight of hand, and the rise of "sorcerer's apprentices" like Trump, Netanyahu, and Putin. In an interview with Editor Gianfranco Brevetto, the journal examines why the "Age of Enlightenment" failed to exorcise irrationality. While Harry Potter’s world enchants digital natives, Brevetto advocates for "Muggle" reality over supernatural shortcuts, urging a return to democratic participation. Addressing AI as the ultimate modern artifice, he warns that while it aids science, its creative output remains an illusion—a high-tech "game" that requires conscious human limits to break the spell. (The Editor)

 
 
 

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