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Livia Porta, a Paediatrician and a Humanist

  • 3 hours ago
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The interview with the remarkably intellectual and MD, now published, is included in FEMMINILE, PLURALE, the hybrid book published by Rekh Magazine, which can be freely downloaded below


La dottoressa Livia Porta
La dottoressa Livia Porta

Di Primavera Fisogni


Una speciale vocazione per far crescere la vita – della persona e insieme della mente –, quella di Livia Porta, comasca, che alla professione di pediatra neonatologa ha associato, per decenni, quella di promotrice dell’arte e della cultura in contesti prestigiosi. Ovunque Livia ha portato la propria sapiente capacità di visione, oltre alle molteplici competenze professionali e umane, sono stati raggiunti risultati di rilievo. Figura ispirazionale per tante generazioni di donne, in ambiti differenti, Livia Porta coltiva in modo fine ed elevato l’arte della conversazione. Trascorrere un po’ di tempo con lei è un dono.


Una carriera professionale in Pediatria, poi la presidenza degli Amici dei Musei di Monza, la presidenza dell'Associazione Carducci di Como e l'organizzazione di eventi culturali. C'è un filo rosso che collega queste varie fasi della sua vita?


Non vedo nella mia vita varie fasi. Vivo le mie giornate, anche se diverse le une dalle altre, come un fluire continuo ed armonioso. Non ho mai abbandonato la mia professione di medico neonatologo mentre svolgevo attività culturali dirigenziali come ideatrice ed organizzatrice.


La porto alle sue radici. Lei è figlia di Carla Porta Musa1, narratrice e poetessa di grande valore nel panorama letterario italiano, e di Giannino Porta2, medico che ha scritto la storia della Pediatria italiana. Com'è stato crescere tra due genitori così speciali?


Sono d’accordo: parte della mia vita fortunata la devo ai miei genitori, figure di grande intelligenza e rilievo pur diversissime tra loro, con unica volontà: quella di fornirmi strumenti che mi educassero alla responsabilità e all’attenzione verso l’altro.


Quanto ha contato l'esempio di suo papà nella scelta degli studi di Pediatria?


Sicuramente affascinata fin dalla più tenera età dalla figura paterna sempre accanto a me nelle diverse fasi di crescita declinando insieme severità e fiducia.


Quando lei ha iniziato la sua attività professionale, negli anni Sessanta, l'Italia viveva il boom economico e demografico. Che tipo di problematiche esistevano, invece, sul piano pediatrico?

La pediatria negli anni Sessanta, non ancora inserita nel Sistema Sanitario Nazionale, godeva di ottima salute. Il pediatra veniva molto spesso interpellato come libero professionista. I bambini fino ai quattordici anni venivano seguiti dal medico di famiglia.


Suo padre è stato direttore della Maternità dell'ospedale di Como fino al '70. Annesso c'era il brefotrofio: com'era organizzato? Come vivevano quei bambini, figli di ragazze madri?


Il Brefotrofio della provincia di Como, diretto per trentacinque anni da mio padre,era una struttura di eccellenza, in grado di ospitare i figli di madri per lo più lasciate sole, dalla nascita al sesto anno di età. I bambini vivevano in una palazzina nel grande giardino dell’Istituto per l’Infanzia e la Maternità di Como , seguiti nella loro crescita da assistenza educativa, sportiva e sanitaria ottima (la scuola materna adottava il metodo Montessori). Io, da figlia unica. Amavo stare con loro e farli giocare e… chissà, forse anche questa opportunità mi ha spinto a fare la pediatra.


Dottoressa Porta, lasciata la pediatria, lei ha presieduto per anni gli Amici dei Musei di Monza, riuscendo ad ampliare la quota associativa. Come ricorda quell'esperienza?


Per oltre trent’anni ho abbracciato il volontariato culturale, come presidente degli Amici dei Musei di Monza e vicepresidente nazionale della Federazione Italiana degli Amici dei Musei. È vero, l’associazione di Monza è arrivata a contare oltre 800 soci. Credo che il segreto del successo fosse dovuto alla consapevolezza di ognuno dei soci di appartenere ad un organismo in grado di proporre per loro eventi di qualità e di essere per la città tutta riferimento culturale. Evento principe di ciò il restauro della Saletta Reale della stazione di Monza, abbandonata da decenni e diventata vetrina di numerose mostre di artisti contemporanei affermati o poco noti.


Poi è tornata a Como, la sua città d'origine, per una sfida forse ancora più grande: il rilancio di una storica associazione, legata a doppio filo alla sua famiglia…


Dopo un triennio in cui ricevetti l’incarico di presidente di Scenaperta Spa della cultura del comune di Monza, ritornai a Como. E qui mi aspettava una nuova avventura, che mi permise di “incontrare” e di “conoscere” il mio nonno materno Enrico Musa e la sua visione avveniristica in ambito culturale grazie all’archivio conservato nell’associazione Carducci per la cultura popolare da lui fondata nei primi del novecento da me guidata per alcuni anni.


Filantropo, umanista, il nonno Enrico Musa aveva dato vita anche a un museo "in valigia", che lei - dottoressa Porta - ha rilanciato durante gli anni alla guida dell'Associazione Carducci. Un unicum per la promozione della scienza, anche un vanto museale di Como…


Il Museo Casartelli, il museo in valigia perché nasceva per viaggiare nelle scuole cittadine, con i suoi magnifici pezzi che illustrano il regno animale (uomo incluso), vegetale e minerale. Il museo, vero gioiello con splendide scaffalature in noce, totalmente affrescato ha ospitato nel 1927 ben 12 premi Nobel per la fisica.


La sua famiglia era legata da sincera amicizia ai Falck, imprenditori dell’acciaio. C'è un aneddoto che può condividere?


I Falck, la dinastia dell’acciaio,sono amici di famiglia dalla fine dell’ottocento. Mio amico di sempre Alberto, grandissimo umanista, collezionista di opere d’arte e soprattutto di libri antichi, strappato da morte tra ed improvvisa, era dotato di un sottile senso dell’umorismo con cui sdrammatizzava ogni situazione. Quando, da bambini, giocavamo a guardia e ladri nella loro villa di Jesolo tra le robinie che crescevano sulla sabbia, Alberto sempre voleva il ruolo della guardia, dimostrando fin da ragazzino di essere dalla parte della giustizia.

Ha mai fatto i conti con la parola "resilienza", con fasi difficili della vita in cui fare appello a tutte le sue energie? Come le ha affrontate?


Fino ad oggi non ho vissuto fasi complesse della mia vita che richiedessero energie straordinarie. Ho affrontato alcune prove in ambito della salute con serenità,anche perché ho estrema fiducia nella medicina,suffragata dalla possibilità di valutare quanto di volta in volta mi veniva proposto.


La psicologia dei bambini di oggi evidenzia una generazione precoce e iper-connessa, che affronta sfide complesse come ansia, calo delle performance scolastiche e stress da sovrastimolazione tecnologica. Che suggerimenti si sente di dare ai genitori?


I genitori hanno sempre avuto grandi responsabilità nei confronti della crescita dei propri figli. Oggi queste responsabilità sono molto aumentate per la complessità e le difficoltà del mondo attuale che spesso non vengono affrontate nel modo corretto. Stare accanto ai propri figli è più che mai fondamentale per intervenire al più presto all’insorgere di comportamenti non idonei e altrettanto importante è rivolgersi ad una persona o a una istituzione competente in materia.


Lei com’è stata cresciuta? Quali sono state le linee educative dei suoi genitori?


Come ho già detto, ho avuto accanto a me genitori dotati di sensibilità e attenzione estrema. Ero consapevole di linee guida cui non transigere: impegno nello studio e coerenza nei comportamenti , unite ad una grande libertà e fiducia da non tradire.


Dottoressa Livia, lei è una grande lettrice. Ci può indicare una sua lista di romanzi e saggi?


Come scrittori, meglio scrittrici contemporanei amo Annie Ernaux e Viola Ardone. Confesso che la lettura veramente entusiasmante è stata La recherche di Proust, in francese nella edizione originale di Gallimard. Ho vissuto con Proust momenti intensissimi, avevo davanti a me, seduti accanto a me tutti i suoi personaggi. Mi sono sentita sola quando sono arrivata all’ultima parola.


Quali insegnamenti o suggerimenti lascia alla generazione di suo nipote, diciottenne?


Sono questi tempi molto complicati e in qualche modo difficili da interpretare soprattutto con gli occhi delle nuove generazioni che incontrano quotidianamente difficoltà esistenziali. Come posso pensare di insegnare o suggerire valori che a me sembrano imprescindibili e che agli occhi di un diciottenne possono sembrare pura retorica? Credo che sia meglio dimostrare interesse e curiosità per la loro vita senza nessuna invasione di campo, ma dando loro certezza di un amore infinito.



1 Carla Porta Musa (Como, 1902-2012) è stata una scrittrice, poetessa, giornalista italiana di formazione internazionale. Il suo romanzo d’esordio “Virginia 1880” è stato incluso nella “Medusa degli Italiani” di Mondadori. La sua straordinaria carriera nel giornalismo l’ha portata a firmare l’ultimo articolo all’età di 110 anni. Di recente una biografia ne ha ricostruito la complessa carriera letteraria, riconoscendone il valore, anche di animatrice culturale, tra Novecento e prima decade degli anni Duemila. Fisogni, P. (2022). Giovane è la parola, Bologna, Carocci.

2 Nel 1930, a soli trentadue anni, Giannino (Giovanni) Porta (1898-1984) vince il concorso nazionale per dirigere l’Istituto provinciale per l’infanzia e la maternità, collocato in un edificio di fresca costruzione a Rebbio, dapprima comune e poi quartiere popolare alle porte della città. Vi fanno riferimento un reparto di Ostetricia, uno di Neonatologia e il Brefotrofio. In quest’ultima sezione erano ospitate le nubili gravide che le famiglie d’origine allontanavano da casa e, successivamente, i figli piccoli di queste donne quando le mamme non erano in grado di accudirli. La “Maternità” di Como divenne un modello, in Italia e in Europa, per la qualità dell’assistenza alle madri e per la crescita di quei bambini meno fortunati. La visita della principessa del Piemonte, la colta e moderna Maria José di Savoia, sancisce il primato scientifico della struttura nell’Italia degli anni Quaranta del Novecento. Oltre a luce, dieta adeguata, spazi per il gioco, i piccoli ospiti frequentavano un asilo con metodo Montessori, fortemente voluto proprio dal dottor Porta.


English text:


MD. Livia Porta has always had a special vocation for nurturing life. For decades, she has combined her profession as a pediatric neonatologist with that of promoting art and culture in prestigious contexts. Wherever Livia has brought her wise vision, as well as her many professional and human skills, significant results have been achieved.


A professional career in pediatrics, then the presidency of the Friends of the Museums of Monza, the presidency of the Carducci Association of Como, and the organization of cultural events. Is there a common thread connecting these various phases of your life?


I don't see my life as having different phases. I live my days, even if they are different from one another, as a continuous and harmonious flow. I never abandoned my profession as a neonatologist while carrying out cultural management activities as a creator and organizer.


Let's go back to your roots. You are the daughter of Carla Porta Musa, a highly regarded storyteller and poet in the Italian literary scene, and Giannino Porta, a doctor who wrote the history of Italian paediatrics. What was it like growing up with two such special parents?


I agree: I owe part of my fortunate life to my parents, figures of great intelligence and importance, yet very different from each other, with a single desire: to provide me with the tools to educate me in responsibility and attention to others.


How much did your father's example influence your decision to study paediatrics?


I was certainly fascinated from an early age by my father, who was always by my side during the different stages of my growth, combining strictness and trust. When you started your professional career in the 1960s, Italy was experiencing an economic and demographic boom.


What kind of problems existed in paediatrics at that time?


Paediatrics in the 1960s, not yet included in the National Health System, was in excellent health. Paediatricians were very often consulted as freelancers. Children up to the age of fourteen were cared for by their family doctor.


Your father was director of the maternity ward at Como hospital until 1970. There was an orphanage linked to the hospital: how was it organized? How did those children, the children of single mothers, live?


The orphanage in the province of Como, run by my father for thirty-five years, was an excellent facility, able to accommodate the children of mothers who were mostly left alone, from birth to the age of six. The children lived in a building in the large garden of the Institute for Children and Maternity in Como, where they were cared for by excellent educational, sports, and health services (the nursery school adopted the Montessori method). As an only child, I loved being with them and playing with them and... who knows, perhaps this opportunity also prompted me to become a paediatrician.


Dr. Porta, after leaving paediatrics, you chaired the Friends of the Museums of Monza for years, managing to increase membership. How do you remember that experience?


For over thirty years, I embraced cultural volunteering as president of the Friends of the Museums of Monza and national vice president of the Italian Federation of Friends of Museums. It's true, the Monza association grew to over 800 members. I believe that the secret of its success was due to the awareness of each member that they belonged to an organization capable of offering them quality events and being a cultural reference point for the whole city. The main event was the restoration of the Saletta Reale (Royal Room) at Monza station, which had been abandoned for decades and had become a showcase for numerous monstrosities by established or little-known contemporary artists.


Then, Dr. Porta, you moved back to Como, your hometown, for an even greater challenge: the relaunch of a historic association closely linked to your family...


After three years as president of Scenaperta Spa della Cultura in the municipality of Monza, I returned to Como. And here a new adventure awaited me, one that allowed me to ‘meet’ and ‘get to know’ my maternal grandfather Enrico Musa and his futuristic vision in the cultural sphere, thanks to the archive preserved in the Carducci association for popular culture, which he founded in the early 20th century and which I led for several years.


A philanthropist and humanist, your grandfather Enrico Musa had also created a “suitcase museum,” which Dr. Porta relaunched during her years at the helm of the Carducci Association. It is unique in promoting science and is also a source of pride for Como's museums...


The Casartelli Museum, the museum in a suitcase because it was created to travel to schools in the city, with its magnificent pieces illustrating the animal kingdom (including humans), plants, and minerals. The museum, a true gem with splendid walnut shelving and completely frescoed, hosted 12 Nobel Prize winners in physics in 1927.


Your family was bound by sincere friendship to the Falcks, steel entrepreneurs. Is there an anecdote you can share?


The Falcks, the steel dynasty, have been friends of the family since the late 19th century. My lifelong friend Alberto, a great humanist, collector of works of art and especially antique books, who was taken from us by a sudden death, had a subtle sense of humor with which he defused any situation. When we played cops and robbers as children in their villa in Jesolo among the locust trees growing on the sand, Alberto always wanted to be the cop, showing even as a young boy that he was on the side of justice.


Have you ever come to terms with the word “resilience,” with difficult phases in life in which he had to draw on all his energy? How did he deal with them?


To date, I have not experienced any complex phases in my life that required energy.I have faced certain health challenges with serenity, partly because I have extreme faith in medicine, supported by the possibility of evaluating what was proposed to me each time.


Today's youngest generation highlights a hyper-connected generation that faces complex challenges such as anxiety, declining school performance, and stress from technological overstimulation. What advice would you give to parents?


Parents have always had great responsibilities towards their children's upbringing. Today, these responsibilities have increased greatly due to the complexity and difficulties of the current world, which are often not addressed in the right way. Being close to your children is more important than ever in order to intervene as soon as possible when inappropriate behavior arises, and it is equally important to seek help from a person or institution with expertise in the field.


How were you raised? What were your parents' educational guidelines?


As I said, I had parents who were extremely sensitive and attentive. I was aware of guidelines that could not be compromised: commitment to study and consistent behavior, combined with great freedom and trust that could not be betrayed.


Dr. Livia, you are an enthusiastic reader. Can you give us a list of your favorite novels and essays?


As a writer, I love Annie Ernaux and Viola Ardone. I confess that the most exciting read for me was Proust's La recherche, in French in the original Gallimard edition. I experienced some very intense moments with Proust; I had all his characters sitting next to me. I felt lonely when I reached the last word.


What lessons or advice do you leave to your 18-year-old grandson's generation?


These are very complicated times and somewhat difficult to interpret, especially through the eyes of the younger generations who face existential difficulties daily. How can I think of teaching or suggesting values that seem essential to me but may seem like pure rhetoric to an 18-year-old? I believe it is better to show interest and curiosity in their lives without invading their space, but giving them the certainty of infinite love.






 
 
 

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