Simona Roveda: the Pioneer of Sustainability
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Organic, bio, sustainable. Most of us now think these words have no real meaning. But for Simona Roveda, they are the foundation of a life spent protecting the environment and improving the quality of life. Ms Roveda was a champion of sustainability long before the term was even coined. Her interview is collected in FEMMINILE, PLURALE. A digital copy is here attached and can be downloaded freely

di Primavera Fisogni
Biologico, bio, sostenibile. Se per la maggior parte di noi queste parole di uso quotidiano tendono ad annacquare la carica semantica, per assurgere a luoghi comuni, per Simona Roveda1 rappresentano punti fermi di un’esistenza interamente dedicata alla tutela dell’ambiente e della qualità della vita. Paladina della sostenibilità ben prima che venisse coniato questo termine, Roveda promuove attivamente un’etica del rispetto ad ampio raggio, che si indirizza alla valorizzazione delle donne e della cultura, specialmente attraverso il teatro.
Inizio portandola indietro di quarant’anni. Il 1986 è stato un anno che ha segnato l’inizio della sua attività imprenditoriale, ma non soltanto. Che esperienza è stata Fattoria Scaldasole?
Mi sono trasferita in Svizzera, a Carona, nel '78 e vi sono rimasta quattro anni. In quel piccolo paese ho conosciuto l'agricoltura biologica e biodinamica e un modo diverso di guardare al mondo. Questa visione si è tradotta in una concezione della sostenibilità come connessione armoniosa tra tre elementi: ambientale, sociale, economico, che sono valori condivisi che interagiscono e si completano naturalmente. Se non c'è equilibrio tra questi non c'è sostenibilità e non c'è benessere per nessuno.
Tornata in Italia con il mio ex marito è iniziata l'esperienza, anzi l’avventura, di Fattoria Scaldasole, in un primo momento come volontà di vivere in campagna tra la natura e gli animali che poi si è trasformata in un'esperienza imprenditoriale. Con Fattoria Scaldasole non volevamo limitarci alla dimensione produttiva, ma aspiravamo a veicolare un messaggio più ampio: attraverso un prodotto di largo consumo, dalla tavola, oltre a parlare alle persone del valore salutare e qualitativo del biologico, si voleva trasmettere consapevolezza, responsabilità sociale e ambientale.
Si trattava di un nuovo modello di crescita, che facesse proprie la tecnologia e l'innovazione, ma fosse più qualitativo e attento, equilibrato e rispettoso delle risorse e delle persone. Il punto di partenza è stata l'alimentazione. Con un'agricoltura sostenibile che arricchisce la terra, la cura e non la impoverisce, l'uomo si ricongiunge alla Natura. L'obiettivo era anche dimostrare la possibilità di realizzare un'azienda di successo nel rispetto dell'uomo e dell'ambiente, con la convinzione che un'impresa di profitto debba necessariamente avere anche uno scopo sociale ed etico.
Il biologico negli anni ‘80, in Italia, era puro pionierismo. Immagino si trattasse di un momento esaltante, ma pure costellato di difficoltà.
Erano tempi in cui questi concetti quasi sconosciuti, era difficile, le persone erano lontane e disattente. Ma se ci credi e se hai un sogno lo devi portare avanti lasciando alle spalle ostacoli e difficoltà.
Un punto di svolta inatteso è arrivato in seguito al disastro di Chernobyl: una tragedia di tali proporzioni ha, paradossalmente, smosso le coscienze delle persone, che hanno iniziato a porre maggiore attenzione all’ambiente e in particolare all’alimentazione.
La nascita di Fattoria Scaldasole nel 1986 ha rappresentato un momento di svolta nel mercato italiano, introducendo il primo yogurt biologico nella grande distribuzione.
La sfida del “bio” ha portato i frutti che lei immaginava, e certamente auspicava?
Da quel momento in poi ci siamo trovati in un contesto in trasformazione continua e la consapevolezza negli anni è cresciuta. Si è partiti dall’alimentazione, ma nel tempo l’interesse si è allargato a tutti i temi connessi allo stile di vita.
È evidente che il modello di sviluppo lineare che abbiamo seguito finora non è sostenibile, anche se certamente ha consentito di raggiungere risultati importanti su diversi fronti a livello globale, ma questo ha portato anche all’aumento delle disuguaglianze, ai cambiamenti climatici, a un forte impatto sociale ed economico e spesso è stato causa di guerre. La pandemia ha dimostrato la nostra interconnessione con ciò che ci circonda: siamo come tanti anelli di un’unica catena e questo, che può sembrare una visione dai connotati mistici, è confermato invece dalla fisica quantistica: proprio per questo i problemi del mondo non possono essere affrontati separatamente.
Dal biologico alla sostenibilità: lei è stata antesignana anche per questa idea che s’è sviluppata negli ultimi venticinque anni. Ancora una volta, questa tappa, nella sua vita, è segnata dall’impresa: nel 2000 nasce LifeGate. Quale filosofia incarnava questo progetto? A quali livelli?
Il passaggio successivo è stato la creazione di LifeGate nel 2000, un'evoluzione naturale che ha permesso di ampliare il raggio d'azione dalla dimensione agricola a una piattaforma di comunicazione e servizi dedicati alla sostenibilità a 360 gradi. È nato un network di informazione, sito e radio e negli anni successivi sono partiti servizi e progetti concreti per raggiungere una rete sempre più ampia di persone, imprese, ong, istituzioni.
L’obiettivo è sempre stato, con LifeGate, ma anche prima con Fattoria Scaldasole, di farsi portavoce del cambiamento, ispirare e diffondere nuovi modelli di business e nuovi modelli di consumo, per indurre anche altri ad una comune riflessione che si traducesse nella riscoperta dei valori presenti in ognuno di noi, spesso dimenticati per distrazione o noncuranza. Dove la relazione tra le persone, le imprese e il pianeta è prendere e restituire. Oggi LifeGate è punto di riferimento della sostenibilità in Italia, conta su una community di sei milioni di persone profilate e attente a questi temi e accompagna le aziende nel loro percorso di sostenibilità.
Da direttore della comunicazione di LifeGate, in questi anni, come ha visto evolversi le pratiche sostenibili?
In 25 anni di attività con le persone e le aziende, abbiamo assistito a una vera e propria trasformazione. Oggi la sostenibilità è un tema diventato ormai parte centrale del dibattito pubblico e riguarda non soltanto la vita quotidiana di tutti, ma anche importanti risvolti nel campo dell’economia, delle imprese e delle istituzioni. Le aziende hanno imparato ad agire in modo più consapevole e a comunicare con trasparenza i loro impegni verso l'ambiente e la società. Questa evoluzione ha portato con sé un mercato più competitivo e, al tempo stesso, più responsabile.
Ma c’è ancora molto da fare, stiamo vivendo un periodo di crisi e di grandi mutazioni, le sfide globali attuali non ci possono che orientare verso il miglioramento.
Il cambiamento sociale e culturale parte dal capitale umano, diventa importante mettere la persona al centro, è necessario integrare gli obiettivi aziendali con quelli individuali e concentrarsi non solo sullo sviluppo economico, ma anche sul benessere delle persone. Ma è necessario l’impegno concreto di tutti: istituzioni, imprese, persone ognuno con il proprio modo di essere. Una profonda rivoluzione culturale, scientifica, economica.
Lei promuove da anni report che fotografano l’impatto della sostenibilità negli stili di vita. Nella sua, di esistenza, quali scelte di non ritorno ha fatto, in quella direzione?
Come ho raccontato prima, c’è stato un momento della mia vita che ha cambiato il mio modo si essere e di pensare. Da allora, in tutte le scelte ho cercato di trovare la strada più diretta al cuore, privilegiando l’equilibrio tra sentimento e razionalità, e questo mi ha portato ad avere una visione olistica della vita, dove ogni azione deve essere in armonia con tutto il resto. Promuovere la sostenibilità è diventato il mio obiettivo e ha dato un senso profondo alla mia vita privata e anche al mio lavoro. Cerco nel mio stile di vita di essere il più possibile coerente con i valori in cui credo.
Nel tempo, non c’è dubbio che il termine “sostenibilità” sia andato svuotandosi dei valori etici che lo connotano, per assumere tratti opportunistici. Forse occorre ritararlo…
Oggi molti parlano di sostenibilità, termine spesso abusato e impoverito di significato, ma penso che la parola “sostenibilità” abbia bisogno di essere protetta e difesa per tornare a rappresentare il valore autentico e trasformativo di un percorso di cambiamento e non solo un obbligo normativo. Non si tratta di sola tutela ambientale, perché la sostenibilità abbraccia a 360° lo stile di vita e il modello economico. La sostenibilità di tutti, per tutti, è oggi più che mai una necessità.
Non pensa che si dovrebbe fare di più per spiegare che l’IA consuma sempre più risorse del pianeta, in particolare acqua?
L'uso dell'intelligenza artificiale certamente genera un impatto significativo sul consumo di acqua richiede un grande fabbisogno per il raffreddamento dei server e anche per l’energia necessaria a questi sistemi. Inoltre contribuisce ad aumentare le emissioni di CO2 derivanti da energia da combustibili fossili.
Ma L’IA viene anche utilizzata per ridurre le perdite negli acquedotti e il consumo di acqua in modo funzionale, migliorare la qualità dell’acqua con il monitoraggio ambientale, ottimizzare l’irrigazione in agricoltura con meno sprechi, gestire meglio dighe e bacini idrici, affrontare crisi idriche e prevedere siccità e alluvioni. Sull’utilizzo dell’IA è necessaria una visione equilibrata e informata, che consideri sia gli aspetti tecnologici che gli impatti ambientali.
A proposito di acqua, questo elemento è stato protagonista di una recente stagione del Teatro Sociale di Como. Nel 2021 lei è stata nominata presidente. Che esperienza è stata? Quanto può fare l’arte per educare ai valori, che tipo di idea si è fatta, operando in prima persona?
Sono stata presidente del Teatro Sociale di Como fino a maggio dello scorso anno e oggi faccio parte del Consiglio. Una bella esperienza che rimarrà sempre nel cuore, che mi ha fatto conoscere il teatro dietro le quinte, un mondo affascinante e creativo e nello stesso tempo scandito con grande organizzazione.
Il teatro diffonde cultura e, dal mio punto di vista, ciò significa anche attivare un nuovo modo di operare proprio nell’ottica dello sviluppo sostenibile, con la messa in atto di azioni concrete per cercare di ridurre gli impatti ambientali, con un approccio circolare e anche con acquisti sostenibili. Non ultimo ha il compito di occuparsi di temi di attualità, così importanti, e di farsi portavoce del cambiamento, per alimentare una nuova coscienza ecologica e accompagnare la comunità in un percorso sostenibile.
Il teatro nasce per raccontare la vita con l’obiettivo di innescare una reazione, e la sostenibilità diventa il soggetto per nuove produzioni di opere teatrali e la transizione verso “il sostenibile” è una metamorfosi inevitabile e ormai indispensabile.
Il contributo della cultura è molto importante, perché oltre a intrattenere può e deve creare consapevolezza. È un’arte e, come tale, deve essere educativa e formativa anche dal punto di vista sociale e ambientale. Portando sul palcoscenico anche storie legate al rispetto per l’ambiente e le persone, il teatro può fare la sua parte per un futuro migliore e sostenibile.
Lei ha ricevuto il premio “Le tecnovisionarie” ed ha fatto parte della giuria. Vorrei portarla sul valore della leadership: quali caratteristiche, a suo giudizio, sono peculiari delle donne che fanno impresa? La differenza di genere si riconosce anche nella capacità di visione, di organizzazione, di gestione?
Le donne spesso portano prospettive diverse nella risoluzione dei problemi, nella gestione delle persone e nel processo decisionale. Sono orientate all’ascolto, all’empatia, alla motivazione e alla crescita del gruppo, questo aumenta la creatività e la capacità di innovazione e favorisce un clima lavorativo più coinvolto, inclusivo e produttivo. Hanno una forte propensione all’innovazione sociale, alla valorizzazione del capitale umano, alla sostenibilità, ai criteri ESG. Negli anni sono stati fatti passi avanti, ma ancora oggi sono molti gli ostacoli come divari salariali, accesso al credito e rappresentanza nei ruoli decisionali.
A una giovane donna che voglia fare impresa, che suggerimenti si sente di dare?
Consiglierei di portare avanti la propria idea con coraggio e di non fermarsi davanti alle difficoltà: se ci credi l’entusiasmo e la determinazione cresce.
Se hai un sogno devi provare a realizzarlo
Portare sul lavoro le qualità femminili: creatività, empatia, apertura.
Essere una guida che mette al centro la persona, vero valore aggiunto ed elemento strategico.
Essere aperte e ascoltare per creare connessioni autentiche.
Puntare sulle persone e sul benessere dei dipendenti, abbracciare la trasformazione digitale, la tecnologia, l'innovazione, la sostenibilità.
Immaginazione, creatività, impegno, intuito ma anche collaborazione, condivisione, diversità, accoglienza, rispetto, le parole chiavi delle imprese e della società del futuro.
Impresa sociale, oggi, che senso ha?
Siamo in un contesto socioeconomico molto complesso e in continua evoluzione. Le imprese sociali mettono al centro una finalità di interesse generale: sociale, sanitaria, educativa, culturale, ambientale. Hanno come obiettivo creare valore per la comunità, promuovendo un impatto positivo. Le imprese sociali sono capaci di intervenire dove il mercato o il settore pubblico non riescono ad essere efficaci.
Tra le sue passioni c’è il camminare sulle montagne del suo amato lago di Como e in luoghi lontani. Che ispirazione ne trae?
Da qualche anno il camminare è diventata una passione e lo pratico appena posso. Ho fatto viaggi lunghi a piedi, ma cammino anche solo in giornata. La bellezza naturale del lago di Como, dove abito, offre diversi itinerari e belle passeggiate sui monti alla scoperta di tanti luoghi, angoli suggestivi e panorami mozzafiato.
La stessa passeggiata con il cambio delle stagioni offre paesaggi ed esperienze diverse: il foliage autunnale, la neve, i fiori e il risveglio primaverile, i colori forti dell’estate. Camminare è ricongiungersi con la Terra, vivere le stagioni nel bello e nel brutto tempo è sempre una gioia, una meraviglia e vale la pena tutto l’anno.
Il cammino è un momento intenso da vivere in libertà e riflessione. Adoro immergermi nella natura, ho imparato ad ascoltarla, godere dei suoi profumi e dei suoi colori, delle temperature estive e invernali. La Natura mi regala emozioni e pace, nel silenzio riscopro e vivo i miei ritmi naturali e la mia parte più ancestrale. L’anima selvaggia è la parte più intima che scorre in ognuno di noi, che non scende a compromessi, che spinge a cambiare, a modificare, a realizzare i propri sogni e desideri, che non contempla la noia. Nella vita di tutti i giorni la trascuriamo e rischiamo di perderla, ma è in noi. È bello ritrovarla per ripulire e liberarci delle infrastrutture che ci pesano e non ci piacciono. Vivo il camminare come momento riflessivo. Esplorare e godermi i luoghi, i paesaggi, i momenti, senza costrizioni.
E quando posso percorrere lunghe distanze a piedi, mi dona energia ed equilibrio, imparo ad affrontare lo stare con me stessa, gli imprevisti, ad arrangiarmi in ogni situazione. Lascio andare cose inutili, abitudini e sprechi.
Divento natura, albero, fiore, erba. Annuso l’aria e ascolto il respiro della terra.
Quanto hanno contato le figure femminili della sua famiglia nella costruzione della sua identità? Nei confronti di sua nipote, che nonna è? Se dovesse consegnarle una sola parola del suo percorso esistenziale, quale sarebbe?
La mia famiglia mi ha trasferito l’apertura mentale, a essere curiosa, determinata, coraggiosa a non avere paura della vita e dei cambiamenti nel bene e nel male. Ha condiviso il valore dell’onestà, che lascia la porta aperta per imparare. Non dobbiamo essere perfetti, ma onesti nel nostro impegno.
E mi hanno lasciato libera nelle mie scelte.
Sono valori che ho cercato di trasmettere anche a mio figlio Enea; oggi è un uomo di cui sono molto fiera, ha tanta dolcezza e nello stesso è molto determinato. Oggi è il mio punto di riferimento.
La mia nipotina Matilda ha tre anni una bimba bellissima che ha già una forte personalità, mi diverto molto con lei è curiosa e un po’ ribelle come me.
Non so che nonna sono, lo chiederemo a lei quando sarà più grande. Per ora mi dice che mi vuole tanto bene e io mi sciolgo come neve al sole.
Sicuro sono una nonna innamorata! La parola che le lascerei è “libertà”. Le auguro di essere libera dalle abitudini e dalle consuetudini, coraggiosa e aperta ai cambiamenti che portano a nuove visioni e nuovi orizzonti. Di avere un cammino libero, di ascoltarsi e di scegliere cosa vorrà essere. Di credere sempre nei propri sogni, avere entusiasmo, curiosità e non smettere di sperimentare e a perseverare. Perché l’impossibile può diventare possibile.
1 Milanese di nascita e comasca di adozione, Simona Roveda è imprenditrice con la passione per la natura e per l’ambiente. La sostenibilità, da sempre, è alla base delle scelte di vita e di lavoro. Nel 1986 ha co-fondato Fattoria Scaldasole – azienda alimentare che ha promosso il mercato del biologico in Italia - e nel 2000 LifeGate - media network e advisor per lo sviluppo sostenibile, considerata oggi il punto di riferimento della sostenibilità in Italia. Attualmente è responsabile delle Relazioni Istituzionali di LifeGate. Fa parte del CdA del Teatro Sociale Aslico di Como, di cui è stata presidente dal 2021 al 2025, del CdA di Ecocerved (società delle Camere di Commercio che opera nel campo dei sistemi informativi per l’ambiente). È anche Consigliere AIRC (Fondazione Italiana per la ricerca sul cancro) per la provincia di Como.
English text:
Organic, bio, sustainable. Most of us now think these words have no real meaning. But for Simona Roveda, they are the foundation of a life spent protecting the environment and improving the quality of life. Ms. Roveda was a champion of sustainability long before the term was even coined. The company actively promotes an all-encompassing ethics of respect, aimed at empowering women and culture – particularly through the medium of theatre.
Ms Roveda. I’ll start by taking you back forty years. 1986 marked the beginning of your entrepreneurial journey, but it was much more than that. What was the Fattoria Scaldasole experience like?
I moved to Carona, Switzerland, in '78 and stayed for four years. In that small village, I discovered organic and biodynamic agriculture and a different way of looking at the world. This vision translated into a concept of sustainability as a harmonious connection between three elements: environmental, social, and economic. These are shared values that interact and complement each other naturally. If there is no balance between them, there is no sustainability, and there is no well-being for anyone.
Upon returning to Italy with my former husband, the experience—or rather, the adventure—of Fattoria Scaldasole began. Initially, it was a desire to live in the countryside among nature and animals, which then transformed into a business venture. With Fattoria Scaldasole, we didn’t want to limit ourselves to production; we aspired to convey a broader message. Through a mass-market product on the dinner table, we wanted to talk to people not just about the health and quality of organic food, but also to foster awareness, social responsibility, and environmental duty.
It was a new model of growth that embraced technology and innovation but was more qualitative, attentive, balanced, and respectful of both resources and people. The starting point was nutrition. Through sustainable agriculture that enriches and cares for the earth rather than depleting it, humanity reconnects with Nature. The goal was also to demonstrate that it was possible to create a successful company while respecting people and the environment, driven by the conviction that a profit-making enterprise must necessarily have a social and ethical purpose.
Organic farming in Italy in the 1980s was pure pioneering. I imagine it was an exciting time, but also one fraught with difficulties.
Those were times when these concepts were almost unknown; it was difficult, and people were distant and indifferent. But if you believe in something and have a dream, you must push forward, leaving obstacles and hardships behind.
An unexpected turning point came after the Chernobyl disaster (1986). Paradoxically, a tragedy of such proportions stirred people's consciences; they began to pay closer attention to the environment, specifically to what they ate. The birth of Fattoria Scaldasole in 1986 represented a watershed moment for the Italian market, introducing the first organic yogurt to large-scale retail distribution.
Has the "bio" challenge yielded the results you imagined—and certainly hoped for?
We found ourselves in a context of continuous transformation, and awareness has grown over the years. It started with food, but over time, interest expanded to encompass all lifestyle-related themes.
The linear development model we have followed so far is unsustainable. While it has certainly achieved significant results on various fronts globally, it has also led to increased inequality, climate change, a heavy social and economic impact, and has often been a cause of war. The pandemic demonstrated our interconnection with everything around us: we are like links in a single chain. While this might seem like a mystical vision, it is actually confirmed by quantum physics; this is precisely why the world's problems cannot be tackled in isolation.
From organic to sustainability: you were a forerunner for this idea as well, as it developed over the last twenty-five years. Once again, this stage of your life is marked by enterprise: in 2000, LifeGate was born. What philosophy did this project embody?
The next step was the creation of LifeGate in 2000—a natural evolution that allowed us to expand our scope from the agricultural dimension to a communication and services platform dedicated to 360-degree sustainability. An information network was born, featuring a website and radio station, and in subsequent years, concrete services and projects were launched to reach an ever-wider network of people, companies, NGOs, and institutions.
The goal has always been—with LifeGate, as with Fattoria Scaldasole before it—to act as a spokesperson for change, to inspire and spread new business and consumption models, and to lead others toward a common reflection. This reflection translates into rediscovering values within each of us that are often forgotten through distraction or neglect. In this place, the relationship among people, businesses, and the planet is one of "give and take." Today, LifeGate is a benchmark for sustainability in Italy, relying on a community of six million profiled individuals attentive to these issues, and it guides companies on their sustainability journeys.
How have you seen sustainable practices evolve over these years?
In 25 years of working with people and companies, we have witnessed a true transformation. Today, sustainability has become a central theme of public debate, affecting not only daily life but also the economy, business, and institutions. Companies have learned to act more consciously and to communicate their commitments to the environment and society with transparency. This evolution has brought about a more competitive yet more responsible market.
But there is still much to be done. We are living through a period of crisis and great mutation; current global challenges can only steer us toward improvement. Social and cultural change starts with human capital. It is vital to put the person at the center; we must integrate corporate objectives with individual ones and focus not just on economic development, but on human well-being. However, the concrete commitment of everyone is necessary: institutions, businesses, and individuals, each in their own way. It is a profound cultural, scientific, and economic revolution.
For years, you have promoted reports that capture the impact of sustainability on lifestyles. In your own life, what "point of no return" choices have you made in that direction?
As I mentioned before, there was a moment in my life that changed how I was and how I thought. Since then, in every choice, I have sought the most direct path to the heart, prioritising a balance between sentiment and rationality. This has led me to a holistic view of life, where every action must be in harmony with everything else. Promoting sustainability has become my goal and has given profound meaning to both my private life and my work. In my lifestyle, I strive to be as consistent as possible with the values I believe in.
Over time, there is no doubt that the term "sustainability" has been emptied of its ethical values to take on opportunistic traits. Perhaps it needs to be recalibrated…
Today, many talk about sustainability—a term often abused and impoverished of meaning—but I believe the word needs to be protected and defended so it can return to representing the authentic, transformative value of a journey of change, rather than just a regulatory obligation. It isn't just about environmental protection; sustainability encompasses the entirety of lifestyle and economic models. The sustainability of everyone, for everyone, is more of a necessity today than ever before.
There is a global criticism I wish to discuss with you. Don't you think more should be done to explain that AI consumes more and more of the planet's resources, particularly water?
The use of Artificial Intelligence certainly has a significant impact on water consumption; it requires a vast amount of water for cooling servers and the energy these systems consume. Furthermore, it contributes to increasing CO_2 emissions from fossil-fuel energy.
However, AI is also used to reduce leaks in aqueducts and water loss, improve water quality through environmental monitoring, optimise irrigation in agriculture to reduce waste, better manage dams and reservoirs, and address water crises by predicting droughts and floods. Regarding the use of AI, a balanced and informed vision is necessary—one that considers both technological aspects and environmental impacts.
Talking about water, this element was the topic of a recent season at the Teatro Sociale di Como. In 2021, you were appointed President. What was that experience like? How much can art do to educate on values?
I was President of the Teatro Sociale di Como until May of last year, and I am a member of the Board today. It was a beautiful experience that will always remain in my heart. It allowed me to see the theatre "behind the scenes"—a fascinating, creative world that is simultaneously governed by great organisation.
Theatre spreads culture, and, from my point of view, this also means operating in a new way through the lens of sustainable development: implementing concrete actions to reduce environmental impact through a circular approach and sustainable procurement. Not least, it has the task of addressing vital contemporary issues, serving as a messenger for change, fostering a new ecological conscience, and accompanying the community on a sustainable path.
Theatre is born to tell the story of life to trigger a reaction; sustainability is becoming the subject of new theatrical productions. The transition toward "the sustainable" is an inevitable and now indispensable metamorphosis. The contribution of culture is vital because, beyond entertainment, it can and must create awareness. It is an art, and as such, it must be educational and formative from both a social and environmental perspective. By bringing stories of respect for the environment and people to the stage, the theater can do its part for a better, sustainable future.
You received the "Tecnovisionarie" award and have served on its jury. I want to ask about the value of leadership: what characteristics, in your opinion, are peculiar to women in business? Is the gender difference recognizable in the capacity for vision, organization, and management?
Women often bring different perspectives to problem-solving, people management, and decision-making. They are oriented toward listening, empathy, motivation, and group growth; this increases the capacity for creativity and innovation and fosters a more engaged, inclusive, and productive work climate. They have a strong inclination toward social innovation, human capital enhancement, sustainability, and ESG criteria. While progress has been made over the years, many obstacles remain today, including wage gaps, access to credit, and representation in decision-making roles.
What suggestions would you give to a young woman who wants to start a business?
I would advise her to pursue her idea with courage and not to stop in the face of difficulties: if she believes in it, her enthusiasm and determination will grow.
If you have a dream, you must try to realize it.
Bring feminine qualities to work: creativity, empathy, openness.
Be a leader who puts the person at the center—the true added value and strategic element.
Be open and listen to create authentic connections.
Focus on people and employee well-being; embrace digital transformation, technology, innovation, and sustainability.
Imagination, creativity, commitment, and intuition—but also collaboration, sharing, diversity, welcoming, and respect. These are the keywords for the businesses and society of the future.
From your perspective, what is the meaning of "Social Enterprise" today?
We are in a very complex and constantly evolving socio-economic context. Social enterprises prioritise a purpose of general interest, such as social, health, educational, cultural, or environmental. Their goal is to create value for the community and promote a positive impact. Social enterprises are capable of intervening when the market or the public sector is ineffective.
Among your passions is walking in the mountains of your beloved Lake Como and in distant places. What inspiration do you draw from it?
For a few years now, walking has become a passion, and I practice it whenever I can. I have taken long journeys on foot, but I also walk just for the day. The natural beauty of Lake Como, where I live, offers various itineraries and beautiful mountain walks to discover many suggestive corners and breathtaking views.
The same walk, with the changing seasons, offers different landscapes and experiences: autumn foliage, snow, flowers, the awakening of spring, the bold colors of summer. Walking is reconnecting with the Earth. Experiencing the seasons in both good and bad weather is always a joy and a wonder; it’s worth it all year round.
The journey is an intense moment to be lived in freedom and reflection. I love immersing myself in nature; I have learned to listen to it, to enjoy its scents and colors, and the temperatures of summer and winter. Nature gives me emotion and peace. In the silence, I rediscover and live my natural rhythms and my most ancestral self. The "wild soul" is the most intimate part that flows within each of us—the part that does not compromise, that pushes us to change, to modify, to realize our dreams and desires, and that does not contemplate boredom. In everyday life, we neglect it and risk losing it, but it is within us. It is beautiful to find it again, to clean out, and to free ourselves from the infrastructures that weigh us down and that we dislike. I experience walking as a reflective moment, exploring and enjoying places, landscapes, and moments without constraints.
And when I can cover long distances on foot, it gives me energy and balance. I learn to face being with myself, to handle the unexpected, and to manage in every situation. I let go of useless things, habits, and waste. I become nature, tree, flower, grass. I smell the air and listen to the breath of the earth.
How much did the female figures in your family count in building your identity? What kind of grandmother are you to your granddaughter? If you had to hand her a single word from your life’s journey, what would it be?
My family passed down to me an open mind—to be curious, determined, and brave; to not be afraid of life and its changes, for better or worse. They shared the value of honesty, which keeps the door open for learning. We don't have to be perfect, but we do have to be honest in our commitment. And they left me free in my choices.
These are values I have also tried to pass on to my son, Enea; today, he is a man I am very proud of. He has great sweetness and, at the same time, is very determined. Today, he is my point of reference.
My granddaughter Matilda is three years old—a beautiful child with a strong personality. I have a lot of fun with her; she is curious and a bit rebellious, like me. I don’t know what kind of grandmother I am; we’ll have to ask her when she’s older. For now, she tells me she loves me very much, and I melt like snow in the sun. I am certainly a grandmother in love!
The word I would leave her is "Freedom." I wish for her to be free from habits and conventions, brave and open to the changes that lead to new visions and new horizons. To have a free path, to listen to herself, and to choose what she wants to be. To always believe in her dreams, to have enthusiasm and curiosity, and never to stop experimenting and persevering. Because the impossible can become possible. (The Editor)



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