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Trump, Netanyahu, Putin e the God of Autocrats

  • 1 day ago
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A remarkable event will take place on March 24 in Lugano: Professor Ernesto Borghi, a journalist, novelist, and a specialist in Theology, Carlo Silini will discuss the paradox of three autocrats who consider themselves to be veritable believers. Here the conversation with Professor Borghi


La Bibbia (Wix Pics)
La Bibbia (Wix Pics)



di Primavera Fisogni


Trump, Netanyahu, Putin. Tre autocrati e signori della guerra accomunati, oltre che dal fastidio per le leggi e dal rispetto della vita umana, dalla - dichiarata - centralità delle rispettive fedi nella propria vita. Da questo paradosso muove l'incontro IL DIO IN CUI NON CREDIAMO, in programma lunedì a Lugano alla Biblioteca Salita dei Frati, a Lugano (Svizzera), alle ore 18. Oggi e domani Rekh Magazine anticipa il confronto tra i due intellettuali, entrambi specialisti in teologia, Ernesto Borghi e Carlo Silini (introduce Fernando Lepori). La parola al teologo Ernesto Borghi, docente universitario e presidente dell’Associazione Biblica della Svizzera Italiana e coordina la formazione biblica nella Diocesi di Lugano.


A Suo giudizio, perché i nuovi autocrati brandiscono con tanta sfacciataggine la fede e Dio?

Se partiamo dal presupposto che essi realmente credono in quello che dicono, si tratta essenzialmente del riproporsi di un approccio religioso fondato su una fisionomia autoritaria e piuttosto terroristica del divino, in una prospettiva che molte altre persone, da un capo all’altro del Pianeta, condividono a vario titolo. Se invece pensiamo che essi non credano in nulla se non in se stessi – è il caso, per es., mi pare, di Benyamin Netanyahu e di Donald Trump – allora si tratta di pure strumentalizzazioni a fini politici o socio-economici personali o di minoranze autoreferenziali.



Il dio di Trump e di Putin non sembra conoscere la misericordia, ma agire semmai secondo un’idea di giustizia del tutto umana e sbilanciata su interessi di parte. Come si è arrivati, a Suo giudizio, a questa transvalutazione teologica?

Una lettura letteralistica di vari testi biblici, anzitutto dalla Bibbia ebraica/Primo Testamento, in cui la contestualizzazione storica e l’interpretazione culturale dei testi non hanno alcun ruolo e rilevanza, fa arrivare a sovrapporre alle Scritture bibliche delle applicazioni distorte e finalizzate ai propri interessi più o meno materialistici la giustizia retributiva e distributiva delle tradizioni greche e romane. Di giustizia effettiva non vi è traccia e un tradizionalismo moralistico piuttosto becero si impone. Siccome né Trump né Putin, né Netanyahu, né Erdogan né vari altri figuri alla testa di numerosi Stati nel mondo sembrano avere alcuna nozione del rispetto dei diritti umani fondamentali, si potrebbe sintetizzare quanto sta terribilmente avvenendo da anni in molte parti del Pianeta con questa frase: quando a Dio, in particolare quello delle tradizioni abramitiche, si sostituisce essenzialmente il proprio “Io”, non vi è alcun valore umanamente degno di umanità che abbia realizzazione.



Nel mondo attuale scristianizzato, il signore della guerra Donald Trump ha tratti dell’anticristo: usa la fede come gli pare, passa da modalità seduttive nella comunicazione alla violenza, all’ira. Non può essere soltanto un problema psichico. C’è qualcosa di più profondo, inquietante…

Sentendo e leggendo quanto dice e scrive Mary L. Trump la nipote psicologa dell’attuale inquilino della Casa Bianca (cfr. il volume Sempre troppo e mai abbastanza. Come la mia famiglia ha creato l'uomo più pericoloso del mondo, tr. it., UTET, Novara 2026) il problema psichico risulta fondato anche su un’ingiustificata valorizzazione vissuta da Donald Trump, sin dalla giovinezza, per scelta del padre, a danno del fratello maggiore assai più capace di lui a livello professionale. D’altra parte Anticristo non significa soltanto contro Cristo, ma anche e forse soprattutto al posto di Cristo. La scristianizzazione attuale di cui si parla da molto tempo è figlia, mi pare, della sostituzione ad un’apertura ad un trascendente fonte di giustizia e libertà con gli altri e per gli altri ad una logica di egoismo più o meno totale caratterizzante i singoli o gruppi variamente settari. In termini parossistici Trump incarna da moltissimi anni questa logica, persuaso, come ha detto esplicitamente nelle scorse settimane, di non dover rispettare alcun principio, se non la sua autonoma coscienza (c’è da chiedersi, tra l’altro, se di coscienza nel caso suo e degli uomini politici prima menzionati si possa parlare). 


Papa Francesco è stato molto esplicito nei confronti di Trump e di Putin. Perché questi autocrati hanno così tanto seguito tra gli elettori cristiani?

Che cosa significa essere cristiani? Chiunque può affermare di esserlo, confondendo la fede nel Dio di Gesù Cristo manifestata anzitutto nell’amore concreto per gli altri con un perbenismo più o meno moralistico, fondato sulla centralità di valori etici, in campo familiare, relazionale e professionale, di carattere essenzialmente borghese o neo-borghese. Chi vive in questo modo è spaventato da ogni occasione in cui debba non obbedire a regole “certe”, ma utilizzare la propria coscienza in chiave di discernimento etico secondo libertà e responsabilità. Costoro non si chiedono essenzialmente se le regole tradizionali siano effettivamente sull’amore evangelico prima citato: obbediscono e fanno obbedire a principi, precetti, norme che li tranquillizzano psicologicamente e li tengono in una condizione di sicurezza, spesso, anche socio-economica. Il mondo delle relazioni interpersonali non fondate esclusivamente su un matrimonio religioso tra un uomo e una donna è uno dei terreni che mettono maggiormente in difficoltà queste persone, che ovviamente lo rigettano e aspirano a norme che mettano fuorilegge e puniscano coloro che sono in queste condizioni “peccaminose”. Papa Francesco, che, sia pure a malincuore (ricordiamo le fotografie di rito in proposito e lo sguardo del vescovo di Roma), ha accettato di incontrare anche i due presidenti prima menzionati (come anche il patriarca russo Kiril) e ha espresso posizioni religiose ed etiche in larghissima parte alternative. Sia pure con alcuni errori e talune “fughe” in avanti poi non confermate a livello normativo, papa Francesco ha espresso la necessità di un rispetto “senza se e senza ma” delle tre relazioni da lui reputate essenziali nella vita umana: quella con Dio, quella con gli altri esseri umani, quella con l’ambiente naturale (cfr. enciclica Laudato si’, 19.6.2015, n. 66). Mi pare proprio che Trump e Putin siano stati e siano ripetutamente testimoni proprio del contrario.



Un tratto di Dio, l’Onnipotenza, entra nella fenomenologia del potere di Trump e Putin: si sentono di poter fare quello che vogliono. Se non è mettersi al posto di Dio, questo atteggiamento… A suo giudizio, come si è arrivati a tanto?

Nel cuore dell’essere umano non è sensato credere di poter entrare agevolmente. In una delle sue visite italiane – presidente del Consiglio era Romano Prodi – Putin chiese, al mattino presto, a Bari, di essere lasciato vari minuti sulla tomba di san Nicola e si sdraiò letteralmente su di essa per vari minuti. Devozionismo? Autentica religiosità? Chi può dirlo. Certamente non è stupefacente che un oscuro agente del KGB sovietico, con un’infanzia e un’adolescenza relazionalmente aridissime, possa essersi reso responsabile direttamente o indirettamente, della morte di un numero enorme di persone. E che un uomo assai problematico sin dalla sua giovinezza come Trump manifesti un delirio di onnipotenza che gli faccia credere di poter risolvere in modo rapido – si pensi, per esempio, a quello che disse circa la guerra Russia-Ucraina all’inizio di questo suo secondo mandato presidenziale – crisi politiche internazionali di grande complessità, è un'altra condizione che non può ragionevolmente stupire. Non vorrei sembrare a mia volta semplicistico o banale, ma una domanda mi viene spontanea: questi due uomini, per ragioni diverse alla testa di due dei Paesi più importanti del mondo, hanno incontrato sin dalla loro prima infanzia persone che li amassero realmente e che fossero esempi positivi per lo sviluppo della loro personalità? Anche se non tutto dei loro comportamenti disumani e distruttivi si può probabilmente spiegare a partire da carenze relazionali originarie, molto verosimilmente dipende da ciò.



Soprattutto per quanto riguarda la Russia di Putin, colpisce il supporto della locale chiesa ortodossa. Com’è possibile, o semplicemente pensabile, che il capo di una comunità religiosa cristiana, non islamica estremista, sia così apertamente pro-guerra?

Come è noto, sin dal V secolo d.C. nell’impero romano d’Oriente potere politico e potere religioso hanno avuto rapporti di identificazione che in Occidente non si sono manifestati in modo analogo. L’attuale patriarca ortodosso russo, al di là degli interessi economici suoi personali in rapporto con il potere politico attuale (non ho conoscenze sufficienti in proposito per parlarne in modo circostanziato), interpreta un’idea di relazione con Dio rispetto alle azioni belliche in atto, in particolare dal 24 febbraio 2022, piuttosto simile al famigerato “Gott mit uns” espresso durante il XX secolo. Anche in questo caso non vi è alcuno spazio per il connotato essenziale del Dio di Gesù Cristo, un amore misericordioso teso ad includere le differenze culturali, sociali e religiose e a dialogare con loro, non ad erigere muri e barriere variamente difensive rispetto a idealità religiose più o meno ritualistiche. Il discorso ovviamente è assai più complesso di quanto si possa delineare rispondendo a questa Sua domanda, ma è indiscutibile e drammatico il male che l’attuale patriarca russo sta arrecando non soltanto ai rapporti ecumenici, ma alla credibilità effettivamente cristiana del suo predicare e del suo operare.


© Copyright Rekh Magazine



L'intervistato


Ernesto Borghi (1964, Milano) è laureato in lettere classiche, licenziato in scienze religiose, dottore in teologia e baccelliere in Sacra Scrittura. È biblista professionista a livello universitario dal 1992. Insegna attualmente Introduzione alla Sacra Scrittura presso l’ISSR “Romano Guardini” di Trento e Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli e l’ISSR di Padova. Dal 2003 presiede l’Associazione Biblica della Svizzera Italiana e coordina la formazione biblica nella Diocesi di Lugano. Dal 2019 è coordinatore della sub-regione Europa del Sud e dell’Ovest della Federazione Biblica Cattolica.


English text:


Trump, Netanyahu, Putin. They are three autocrats and warlords united not only by their disdain for the law and their disregard for human life but also by the avowed centrality of their respective faiths in their lives. This paradox serves as the jumping-off point for the encounter "THE GOD IN WHOM WE DO NOT BELIEVE," scheduled for Monday at 6:00 PM at the Biblioteca Salita dei Frati in Lugano, Switzerland.

Today and tomorrow, Rekh Magazine previews the dialogue between two intellectuals and theological specialists, Ernesto Borghi and Carlo Silini (introduced by Fernando Lepori). We begin with theologian, Professor Borghi, president of the Biblical Association of Italian Switzerland, and coordinator of biblical formation for the Diocese of Lugano.


In your view, why do these new autocrats brandish faith and God with such brazenness?


If we start from the premise that they truly believe what they say, we are essentially seeing the resurgence of a religious approach based on an authoritarian and rather "terroristic" physiognomy of the divine—a perspective shared, for various reasons, by many others across the globe. If, however, we suspect they believe in nothing but themselves—as appears to be the case with Benjamin Netanyahu and Donald Trump—then we are dealing with pure exploitation for personal political or socio-economic ends, or for the benefit of self-referential minorities.


The God of Trump and Putin seems to know no mercy, acting instead according to a purely human idea of justice skewed toward partisan interests. How did we arrive at this "theological transvaluation"?


A literalist reading of various biblical texts—primarily from the Hebrew Bible/Old Testament—where historical context and cultural interpretation are rendered irrelevant, leads to a distortion. Biblical Scriptures are overlaid with applications tailored to more or less materialistic interests, mimicking the retributive and distributive justice of Greek and Roman traditions. Of actual justice, there is no trace; instead, a rather crude moralistic traditionalism imposes itself.

Since neither Trump, Putin, Netanyahu, Erdogan, nor various other figures heading numerous states seem to have any notion of respect for fundamental human rights, one could summarize the terrible events of recent years thus: when God—specifically the God of the Abrahamic traditions—is replaced essentially by one's own "Ego," no value truly worthy of humanity can be realized.


In today’s de-Christianized world, the warlord Donald Trump exhibits traits of the Antichrist: he uses faith as he pleases, oscillating between seductive communication, violence, and wrath. This cannot be merely a psychological issue; there is something deeper, more unsettling...


Reading the work of Mary L. Trump, the psychologist niece of the current White House resident (cf. Too Much and Never Enough: How My Family Created the World's Most Dangerous Book, 2020), the psychological issue appears rooted in an unjustified sense of entitlement fostered in Donald since youth by his father, at the expense of his older brother, who was far more professionally capable.

Furthermore, "Antichrist" does not only mean against Christ, but also—and perhaps primarily—in place of Christ. The long-discussed current de-Christianization is the offspring of a substitution: instead of an openness to a transcendent source of justice and freedom with and for others, we have a logic of near-total egoism characterizing individuals or various sectarian groups. Trump has embodied this logic in a paroxysmal way for decades, convinced—as he explicitly stated in recent weeks—that he needs to respect no principle other than his own autonomous conscience (though one wonders if "conscience" is even the right word for him or the aforementioned politicians).


Pope Francis has been very explicit regarding Trump and Putin. Why do these autocrats command such a following among Christian voters?


What does it mean to be "Christian"? Anyone can claim the title, confusing faith in the God of Jesus Christ—manifested primarily through concrete love for others—with a moralistic respectability based on the centrality of "bourgeois" or "neo-bourgeois" ethical values in family and professional life.

Those who live this way are frightened by any occasion requiring them not to obey "certain" rules, but to use their own conscience for ethical discernment based on freedom and responsibility. They do not ask if traditional rules are actually rooted in Gospel love; they obey and enforce principles and norms that psychologically reassure them and maintain their sense of security, often socio-economic. The world of interpersonal relationships, not founded exclusively on religious marriage between a man and a woman, is one of the areas that most unsettles these people; they reject it and long for laws that outlaw and punish those in "sinful" conditions.

Pope Francis, who met these presidents (and Patriarch Kirill), albeit reluctantly, has expressed religious and ethical positions that are largely antithetical to theirs. Despite some errors or "forward leaps" not yet codified into law, Francis has expressed the necessity of an uncompromising respect for the three relationships he deems essential: with God, with other humans, and with the natural environment. It seems to me Trump and Putin have repeatedly borne witness to the exact opposite.


The idea of Omnipotence enters the phenomenology of power for Trump and Putin: they feel they can do whatever they want. Is this not putting oneself in the place of God? How did we reach this point?


One cannot easily enter the depths of the human heart. During one of his visits to Italy, Putin asked to be left alone for several minutes at the tomb of Saint Nicholas in Bari, where he literally lay prostrate upon it. Was it "devotionalism" or authentic religiosity? Who can say?

Certainly, it is not surprising that an obscure Soviet KGB agent, with a relationally barren childhood, could become responsible for the deaths of so many. Nor is it surprising that a man as troubled since youth as Trump should manifest a delusion of omnipotence, believing he can "rapidly" solve—as he claimed regarding the Russia-Ukraine war at the start of this second term—international political crises of immense complexity. I don’t wish to sound simplistic, but a question arises: did these two men ever encounter people in their early childhood who truly loved them and served as positive examples? While relational deficiencies cannot explain all their inhuman behavior, much likely depends on it.


Regarding Putin’s Russia, the support of the local Orthodox Church is striking. How is it even thinkable that the head of a Christian community could be so overtly pro-war?


Since the 5th century AD, the Eastern Roman Empire saw a degree of identification between political and religious power that the West did not experience in the same way. The current Russian Patriarch—regardless of his personal economic interests—interprets a relationship with God regarding current military actions that is chillingly similar to the infamous "Gott mit uns" of the 20th century.

Here, too, there is no room for the essential hallmark of the God of Jesus Christ: a merciful love that seeks to include and dialogue with cultural and social differences, rather than erecting defensive walls around ritualistic religious ideals. The discourse is far more complex than a single answer allows, but the harm the current Russian Patriarch is inflicting—not only on ecumenical relations but on the very Christian credibility of his words and deeds—is indisputable and tragic.

 
 
 

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