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A Living Matter in the Artist's Studio

  • 3 days ago
  • 3 min read

On the occasion of the release of the second issue of the bilingual quarterly REKH MAGAZINE PAPERS dedicated to matter in the onlife world, a conversation with Italian-Swiss artist Marina Aliverti, who authored the cover and a paper for this collective work


In copertina uno degli Iron Peaks realizzati da Marina Aliverti e, sullo sfondo, una tela della medesima autrice
In copertina uno degli Iron Peaks realizzati da Marina Aliverti e, sullo sfondo, una tela della medesima autrice

Gentile Marina, dal tuo scritto per Rekh Magazine, mi sembra di capire che l’artista abbia un’intuizione particolare della materia: ne coglie una dimensione trascendente…



L'artista e autrice Marina Aliverti
L'artista e autrice Marina Aliverti

È esattamente così. Per me la materia non è mai un limite fisico, ma un punto di accesso. Cogliere questa dimensione trascendente significa capire che il granito o il ferro non sono solo "oggetti", ma custodi di una memoria universale. La mia intuizione non è un atto magico, ma una forma di ascolto: cerco di sentire ciò che la materia potrebbe diventare.

 

La materia chiama l’artista: nel tuo caso come si verifica questo fenomeno?

 

Spesso abbandono il disegno preparatorio. Lascio che sia il materiale stesso a dirmi fin dove posso colpire. Se il ferro oppone resistenza o se la pietra si spacca, mi stanno rivelando un nuovo profilo della vetta.

Si verifica come una sintonizzazione magnetica, un fenomeno che ho imparato a riconoscere anni fa, in un ambito apparentemente molto diverso: il taglio dei diamanti.

Nel mio periodo dedicato ai gioielli, assistendo a quel processo, ho capito che non puoi lavorare una pietra preziosa a caso; devi saperne leggere il "cuore", individuare i piani di sfaldatura, assecondare la sua natura intima affinché sprigioni la luce. Se sbagli l'attimo o la direzione, la materia esplode. Oggi, con il ferro e il granito, vivo la stessa identica dinamica. Anche se le proporzioni sono cambiate — passando dalla minuzia di un gioiello alla monumentalità delle Iron Peaks — l'approccio rimane uguale.

 

Il ferro e la pietra, che materiali sono per Marina Aliverti?


La lastra di ferro mi incute rispetto e tagliarla per costruire  le mie Iron Peaks.

è un approccio complesso: vedo nel "corten" (lega metallica composta da rame, cromo e fosforo, ndr) quella durezza che mi ricorda lo skyline delle montagne che ho fotografato in Groenlandia e in Engadina.

In quel momento, il ricordo del viaggio si fonde con l'elemento che ho davanti.

 La pietra, in particolare il granito, è la memoria geologica: lavorarla significa confrontarsi con l'eternità. Scolpire una montagna nel sasso è voler raccogliere e conservare un pezzo del massiccio alpino che mi protegge, ospita e ispira.

 

Rekh Magazine Papers ha in copertina un'immagine firmata da te. Come dialoga la fotografia con le sculture?


Il dialogo tra fotografia, quadri e sculture non è semplice documentazione, ma identità speculare. Per me, ogni opera 3D ha un suo ritratto 2D. Non sono lavori distinti, ma la stessa anima è catturata in due dimensioni diverse. Quando scatto o dipingo un quadro, sto cercando di fermare l'emozione visiva, l’orizzonte che mi ha ispirato.

Poi sento l'urgenza di estrarre quella visione dalla bidimensionalità della carta per farla diventare corpo, massa, presenza fisica nello spazio. Voglio creare un ricordo solido, materico e indistruttibile del mio passaggio su questa terra. 

Se la fotografia cattura l'istante che fugge, la scultura è il mio regalo per i posteri: un frammento di montagna che sfida il tempo, proprio come le vette che l'hanno ispirata.


Abstract in English


Italian-Swiss artist Marina Aliverti designed the cover of the second issue of REKH MAGAZINE PAPERS and authored a paper about her interaction with very special materials.

Aliverti’s sculpture redefines matter not as a physical limit, but as a "point of access" to universal memory. Thus, her practice presents itself as a form of radical listening, where materials like iron and granite are treated as sentient guardians of geological time. This "magnetic tuning" stems from her background in gemology; much like cutting a diamond, she seeks the "heart" and cleavage planes of the stone, exposing its intimate nature to release its inherent form.

For Aliverti, the process is a negotiation with resistance. By abandoning preparatory drawings, she allows the material to dictate the "peaks" of the work. Corten iron embodies the sharp skylines of Greenlandic and Alpine travels, while granite is able to capture the eternity of the Earth. Aliverti's photography and sculpture exist in a specular identity: the lens captures the fleeting emotion of the horizon, while the sculpture anchors that vision into a "solid memory", which is a fragment of the mountain designed to challenge time and witness the human passage. (The Editor)

 
 
 

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