And You, Where Were You on 9/11?
Philosopher Gianluigi Segalerba joins Rekh Magazine today in remembering the Major Event that shocked the world 25 years ago. All the papers now published online will be collected together in a digital book, freely downloadable from the website

Di Gianluigi Segalerba
Ricordo molto bene l’11 settembre 2001. Mi trovavo a Berna dove stavo trascorrendo un periodo di studi. Trascorsi la giornata nella biblioteca dell’Unitobler, l’edificio nel quale l’Istituto di filosofia aveva, ed ha tuttora, la propria sede. Quel giorno non lavorai costantemente nella sala computer della biblioteca, dato che stavo principalmente consultando un testo: pertanto, mi trovavo a lavorare in modo tradizionale (carta e penna). Di tanto in tanto, tuttavia, facevo ricorso al computer per controllare la posta elettronica.
Ricordo che, ad un certo punto del pomeriggio, tutti i computer della biblioteca rimasero senza connessione ad internet. Dato che accadeva frequentemente, a quell’epoca, che i computer della biblioteca rimanessero privi di connessione, non detti alcun risalto alla questione. Non vidi alcuna reazione particolare in biblioteca; probabilmente nessuno delle persone presenti in biblioteca ebbe notizia di quanto fosse successo.
Nel mese di settembre, la biblioteca chiudeva alle sei di sera. Come al solito, per andare a casa passai per il sottopassaggio della stazione ferroviaria di Berna. Nel sottopassaggio la mia attenzione venne attratta da numerosi gruppi di persone che si trovavano di fronte alle vetrine dei negozi: avvicinatomi, notai che le persone guardavano costernate i televisori collocati quella sera nei negozi medesimi (di solito non vi erano televisori nei negozi del sottopassaggio). Mi avvicinai ad uno dei negozi: le numerose persone che si trovavano di fronte alla vetrina mi impediva quasi completamente la visuale. I televisori erano senza audio. Riuscii a vedere nella ressa le immagini di repertorio relative alla collisione del secondo aeroplano con una delle torri gemelle.
Dato che non vi era audio, dato che nessuno parlava o faceva commenti di sorta (tutti erano autenticamente ammutoliti), e dato che nel canale non vi era alcuna sovraimpressione (ancora oggi non so di quale canale si trattasse), pensai ad un incidente di volo, credendo che il pilota avesse sbagliato traiettoria (la mia proverbiale ingenuità mi impedì autenticamente di pensare ad un attentato; non mi venne neppure in mente l’ipotesi di un attentato).
Mi incamminai verso casa. Arrivato all’edificio dove abitavo, vidi che, nella biblioteca di quartiere, era stato posto un televisore: varie persone stavano assistendo ad una trasmissione che stava andando in onda in uno dei canali della televisione della Svizzera tedesca. In base ai resoconti della trasmissione compresi finalmente quello che era successo.
Come era avvenuto nel sottopassaggio della stazione, anche di fronte al televisore posto nella biblioteca di quartiere nessuno parlava, nessuno faceva commenti, nessuno spostava gli occhi dal televisore (neanche io, ovviamente). Rimanemmo tutti congelati, per così dire. Ancora adesso ripenso, di tanto in tanto, alla mia ingenuità: senza previa spiegazione non avrei mai neanche preso in considerazione l’idea di un attentato.
Chi è l'autore

Gianluigi Segalerba è nato a Genova il 24 giugno 1967. Allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa, si è laureato in Filosofia presso l'Università di Pisa nel 1991 e ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia presso la stessa università nel 1998. È stato ricercatore ospite (visiting scholar) presso le Università di Tubinga, Berna e Vienna. Ha insegnato presso l'Istituto di Filosofia dell'Università di Vienna. La sua prima pubblicazione è stata Note su Ousia (Pisa 2001). Successivamente è stato co-editor del volume Substantia – Sic et Non (Francoforte sul Meno 2008) ed è l'autore del libro Semantik und Ontologie: Drei Studien zu Aristoteles (Berna 2013). Attualmente vive e lavora a Vienna. Tra le pubblicazioni recenti, segnaliamo: Kochetkova, T. & Segalerba, G. (2024). Environmental Personhood: Philosophical Foundations in Tantric Ecology. In S. Kanojia (Ed.), Bridging Health, Environment, and Legalities: A Holistic Approach (pp. 1-24). IGI Global Scientific Publishing.
Abstract in English
This autobiographical essay by Gianluigi Segalerba, philosopher, academic, and Alumnus of the Scuola Normale Superiore di Pisa, recalls his personal experience of September 11, 2001, while he was undertaking a period of study in Bern (Switzerland). The account begins in the library of the Unitobler, where Segalerba spent the day engaged primarily in traditional scholarly work, consulting a philosophical text with paper and pen, and only occasionally using a computer to check his email. When the library computers unexpectedly lost their Internet connection, he initially attached no particular significance to the event, since such interruptions were relatively common at the time.
The decisive moment came later that evening, as Segalerba passed through the underground passage of Bern railway station on his way home. He noticed unusually large groups of people gathered in front of shop windows, silently watching television images. Without sound, explanatory captions, or any verbal reaction from those present, the images of an aircraft colliding with one of the Twin Towers did not immediately lead him to recognize the event as a terrorist attack. Instead, he assumed that he was witnessing an aviation accident caused by a pilot’s navigational error. Only after reaching his neighborhood and seeing people gathered around a television in the local library did he understand what had occurred.
The essay authored for Rekh Magazine focuses on the extraordinary temporal and perceptual distance between the event itself and its comprehension by an individual who encountered it initially without contextual information. The silence of the spectators, the absence of explanatory mediation, and the fragmented nature of the first visual impressions produced a moment of profound uncertainty and suspension. Segalerba also reflects retrospectively on his own initial interpretation, describing it as an expression of personal naivety. (The Editor)



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