Pope Leo's Loneliness and the End of Transcendence
- 7 days ago
- 7 min read
Pope Leo has recently been judged "weak" by US President Trump, who makes the "will to power" the trademark of his politics. Italian philosopher Professor Gianluigi Segalerba argues that the perceived "weakness" or solitude of Pope Leo is not a failure of the Church itself, but rather a symptom of a profound educational and spiritual crisis within modern society

Papa Leone XIV giudicato “debole” da un presidente Trump che fa della volontà di potenza il marchio di fabbrica della sua politica. Le persone di buona volontà, che ancora credono nel valore dell’ALTRO e del RISPETTO, possono forse stare in silenzio? Rekh Magazine pubblica contributi di riflessione che vanno ben al di là del fatto in sé, per ragionare sull’involuzione dei rapporti umani. E della politica. Ecco il contributo del filosofo, professor Gianluigi Segalerba, eccellenza italiana del pensiero critico nel mondo.
Di Gianluigi Segalerba
Proprio oggi riflettevo su questi temi. Circa la questione della solitudine di Papa Leone, se così posso esprimermi, credo che questa solitudine corrisponda ad una crisi profonda delle istituzioni spirituali. Nei dibattiti attuali e, più in generale, nei processi di formazione, si ha la tendenza - almeno questa è la mia impressione - a spezzettare, a dividere i temi, a non avere una visione complessiva né per quanto riguarda le domande, né per quanto riguarda le risposte. Si pretende di avere un problema semplice con una risposta semplice. La Chiesa Cattolica, in generale, e l'autorità papale, in particolare, non possono - non devono neppure - adeguarsi a questo modo di procedere; vogliono e devono dare risposte complessive, affrontando i problemi da una prospettiva complessiva. Pertanto, il loro messaggio risulta estraneo, dato che coloro che dovrebbero riceverlo sono incapaci di adottare una prospettiva complessiva.
La Chiesa non è una ONG
A livello generale, credo che la difficoltà della Chiesa consista in questo: non si tratta di difetto della Chiesa; si tratta di un problema di formazione negli ascoltatori. Non ci siamo resi conto che la semplificazione dei messaggi privava le persone di una prospettiva globale e della capacità di assumersi tutta la fatica di arrivare ad una prospettiva globale. È un problema di formazione, di incapacità a ricevere tradizioni, sviluppi che durano secoli; si è tentato di trasformare la Chiesa Cattolica in una ONG. Ora, pur rispettando le ONG, la Chiesa non può essere una ONG.
Non può perdere la dimensione della Trascendenza. Non può dimenticare la presenza del Male. Non può dimenticare di essere Chiesa di Salvezza e di Rivelazione. Non può farlo e, naturalmente, non vuole farlo. Tuttavia, proprio qui sta il problema: le persone non sono più abituate a parlare di questi temi, ad assumersi la responsabilità di tutto quanto sia collegato a questi temi. La Chiesa non ha colpe; le colpe sono di tutti coloro che hanno voluto semplificare i processi di formazione delle persone. In questo modo, le persone sono state limitate nelle loro capacità; sono state letteralmente storpiate. Si è voluto trasformare la scuola in un'istituzione che dovesse insegnare esclusivamente quello che serve, dove quello che serve era identificato immediatamente nell'utilità di trovare un'occupazione. La scuola non può essere soltanto questo; se diviene questo, allora tutta la dimensione della formazione spirituale scompare.
Credo che la radice del problema sia qui. È un problema di ordine generale. Ricordo molto bene, ad esempio, ancorché frequentassi soltanto la quinta elementare, sia il giorno del rapimento di Aldo Moro, sia il giorno del ritrovamento della salma. Il paese, letteralmente, si fermò. Ricordo lo sgomento generale, l'angoscia che letteralmente si toccava con mano, ricordo le discussioni in Parlamento, l'atmosfera di incertezza. Ora, in presenza di un evento del genere, il paese si fermerebbe? Dove risiede la causa della differenza tra ora ed allora? Si è voluto abolire, o quasi, metafisica, teologia, mistero, fede, trascendenza, responsabilità, dovere: ci possiamo davvero stupire se l'autorità papale rimane inascoltata? Purtroppo credo ci si dovrebbe stupire del contrario. Non faccio fatica ad immaginare il Papa che entra nel balcone della Basilica di San Pietro e parla in una piazza completamente vuota, o, peggio, in una piazza piena in cui nessuno comprende quanto il Pontefice stia dicendo dato che nessuno riesce più a comprendere i termini del discorso. Ripeto: il Papa svolge il proprio compito; il problema risiede nella società, in una società che sembra avere perso qualunque capacità di astrazione. Il desiderio è diventato la guida: in questo modo, non il Trascendente, ma l'effimero diventa il valore e la misura. Sembra che il sistema educativo, e non solo questo, debba tranquillizzare le persone, che debba minimizzare i problemi, che debba fare apparire che non vi siano problemi. Le persone vogliono stare tranquille, almeno così si dice. Come può un'istituzione che crede nella Redenzione, e nella necessità della Redenzione, trovare uno spazio in tutto questo? Credo che la ricostruzione spirituale sarà lunga ed ardua.
Interessi economici e gap formativo
Per quanto riguarda poi la questione specifica dei problemi attuali, credo che purtroppo una dimensione non indifferente sia rappresentata dagli enormi interessi economici che sono in gioco in questi momenti. Purtroppo ogni istituzione spirituale in questo momento si trova spiazzata. Tuttavia, credo che le ragioni dell'assenza di ascolto nei confronti del Pontefice risiedano proprio in una mancanza di formazione delle persone. Concetti come Peccato e Redenzione, Colpa, Eucarestia, Salvezza, Sacrificio, Sacramento, secondo me - almeno questa è la mia impressione - risultano incomprensibili a larga parte della popolazione. Le persone non li percepiscono, non li sentono, non li vedono. Sembra vi sia un accecamento spirituale. Tutto nasce da esperienze personali: più volte mi sono trovato di fronte a persone che - in ambiente filosofico - sostenevano che non si potessero adoperare concetti come "anima", per fare un esempio, dato che non tutti gli elementi del pubblico erano credenti. Di fronte a certe asserzioni sono sempre rimasto esterrefatto, senza sapere come esattamente replicare (tuttora non saprei come esattamente replicare). Dette asserzioni testimoniano la presenza di un'estraneità concettuale tra persone, ossia tra quelli che ammettono che si possa parlare di anima, da una parte, e quelli che rifiutano l'uso del concetto dall'altra. Si tratta di un'estraneità reciproca di apparati concettuali. La domanda, al proposito, è: se mi sono trovato in difficoltà di comunicazione io, che, tra le altre cose, non stavo parlando in un ambiente teologico, quali difficoltà può incontrare un'autorità religiosa? In particolare, il Pontefice, quali difficoltà si trova ad affrontare?
La teologia dimenticata e il deficit di comprensione
Avendo io frequentato le elementari presso le Suore Marcelline, ed avendo io frequentato la preparazione alla Prima Comunione nell'ambito delle ore di scuola, sono stato da sempre abituato ad adoperare concetti come Transustanziazione, Teologia del Sacrificio, Eucaristia, Redenzione, Caduta, Liturgia Eucaristica, Liturgia della Parola, e via dicendo. Ripensando a quel periodo, a volte non posso fare a meno di stupirmi considerando quali e quanti concetti teologici fossimo in grado di padroneggiare io e i miei compagni di scuola senza problemi di sorta (avevamo tutti otto anni). Capivamo i concetti (chi ha poi detto che i bambini non capiscono? Posso assicurare che capivamo; lo si poteva notare dalle verifiche che venivano eseguite). Il punto, al proposito, non consiste in prima istanza nella Fede o meno in detti concetti: qui si tratta, in modo più fondamentale, di disporre di detti concetti, di comprenderli, di comprenderne la connessione, a prescindere dal fatto che vi si creda o non vi si creda. Se il Pontefice parla di Transustanziazione, le persone lo seguono nella comprensione? Sanno di che cosa il Pontefice stia parlando? A quell'epoca non avrei avuto dubbi circa una risposta affermativa, sia che le persone fossero credenti, sia che non lo fossero; ora non sarei così sicuro (non sarei sicuro neanche per i credenti). Ovviamente, le Sorelle Reverende ci prepararono a dovere per più di un anno prima della Prima Comunione: il Cardinale in persona avrebbe officiato la Messa, per cui le Sorelle Reverende non erano davvero disposte a correre rischio alcuno. Ricordo, pertanto, tutto: lezioni, interrogazioni, appunti, concetti, ritiri spirituali, e via dicendo; lo rivedo di fronte agli occhi (ivi compresa la Prima Confessione che avvenne alcune settimane prima della Messa per la Prima Comunione). In questo senso, la formazione che ricevetti fu privilegiata, se così si può dire. Ora mi sembra che non vi sia più nulla. Almeno questa è la mia impressione.

Chi è l'autore

Gianluigi Segalerba è nato a Genova il 24 giugno 1967. Si è laureato in Filosofia presso l'Università di Pisa nel 1991 e ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia presso la stessa università nel 1998. È stato ricercatore ospite (visiting scholar) presso le Università di Tubinga, Berna e Vienna. Ha insegnato presso l'Istituto di Filosofia dell'Università di Vienna.
La sua prima pubblicazione è stata Note su Ousia (Pisa 2001). Successivamente è stato co-editor del volume Substantia – Sic et Non (Francoforte sul Meno 2008) ed è l'autore del libro Semantik und Ontologie: Drei Studien zu Aristoteles (Berna 2013). Attualmente vive e lavora a Vienna. Tra le pubblicazioni recenti, segnaliamo: Kochetkova, T. & Segalerba, G. (2024). Environmental Personhood: Philosophical Foundations in Tantric Ecology. In S. Kanojia (Ed.), Bridging Health, Environment, and Legalities: A Holistic Approach (pp. 1-24). IGI Global Scientific Publishing. https://doi.org/10.4018/979-8-3693-1178-3.ch001
© Copyright Rekh Magazine
Abstract / English
In this philosophical meditation, Professor Gianluigi Segalerba argues that the perceived "weakness" or solitude of Pope Leo is not a failure of the Church itself, but rather a symptom of a profound educational and spiritual crisis within modern society. He posits that we have entered an era of "spiritual blindness" where the capacity for complex, holistic thought has been sacrificed for the sake of immediate utility and oversimplification. By transforming education into a mere tool for employment, society has systematically stripped away the conceptual vocabulary—metaphysics, transcendence, and responsibility—necessary to understand the Church’s message. Segalerba warns that the Church cannot simply be reduced to a humanitarian NGO; it must maintain its focus on the Transcendent and the consistency of Evil, even if these themes now feel foreign to a public conditioned by the ephemeral. Ultimately, Professor Segalerba suggests that the Pope speaks into a growing void, not for lack of a message, but because modern humanity has lost the abstract tools required to decode the profound language of salvation and redemption.



Comments