Students Lost in Translation
- Mar 2
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In the era of AI, learning English as a foreign language has never been so complex: while students can generate high-quality texts with the help of chatbots, they seem to struggle when asked to find an entry in a traditional dictionary. Furthermore, an increased use of English words in Italian sentences does not necessarily mean that they are used correctly in current English. An experienced teacher sheds light on two paradoxes in learning

Di Stefania Clerici
Sono un insegnante di lingua inglese ormai da diversi anni. L'insegnamento della lingua inglese è cambiato e sta cambiando con grande velocità. Se un tempo dovevo richiamare uno studente per distrazione o per la mancanza di motivazione, oggi il richiamo è verso l’abuso dei mezzi tecnologici. I compiti a casa sotto forma di traduzione e esercizi grammaticali, sono ormai un lontano ricordo. L'Intelligenza Artificiale o i diversi traduttori online permettono agli studenti di generare testi perfetti in pochi secondi, rendendo difficile all'insegnante verificare, al momento della consegna, chi ha realmente svolto i compiti e il reale processo di acquisizione della lingua in autonomia. Questi strumenti, se usati come scorciatoia, annullano lo sforzo cognitivo necessario per interiorizzare strutture grammaticali e lessicali. Esistono, però, due paradossi: nell'era dell'accesso illimitato alle informazioni, gli studenti appaiono smarriti di fronte a uno strumento che ai miei tempi era “normale”: il vocabolario cartaceo. È diventato un oggetto misterioso.
La maggior parte dei ragazzi non sa più sfogliarlo o cercare una parola se non in tempi lunghissimi. L’altro paradosso è la mancanza di ragionamento: spesso l'uso dei termini inglesi nella vita quotidiana italiana (i cosiddetti prestiti linguistici) non corrisponde a una reale comprensione.
Gli studenti ripetono parole "alla moda" senza collegarle al loro vero significato semantico nella lingua d'origine. Per esempio usano l’espressione: facciamo il take away al McDonald e poi se in un esercizio trovano la frase: “Tom prende un panino da portare via”, mi chiedono Prof come si dice portare via?
Assisto alla perdita della capacità di fare la fatica a imparare i vocaboli in lingua straniera e ad un impoverimento lessicale dovuto all’uso della tecnologia che poi si traduce in una cronica difficoltà nel sostenere una conversazione spontanea o nell'esprimere pensieri complessi in inglese senza l'ausilio di un traduttore digitale.
Senza voler demonizzare la tecnologia, sarebbe bello riportare la lingua in aula, ma poi c’è il programma da fare, ci sono le verifiche, i recuperi e ci sono solo tre ore alla settimana di inglese. E quindi come fare? Esercizi svolti in classe insieme, momenti “ritagliati” per una conversazione orale breve e semplice per cercare di attivare e far amare una lingua che è mezzo di comunicazione e di relazione nel mondo. E poi resta la passione che ogni studente dovrebbe avere e usare per far crescere quel seme che io come “prof” provo a seminare in ogni mia lezione.
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L'autrice

La professoressa Stefania Clerici insegna inglese in un liceo della provincia di Como.



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