top of page

The Eclipse of the Encounter

  • 2 days ago
  • 4 min read

Updated: 1 day ago

The current crisis of mediation of conflict in the global scenario can be viewed as the result of a bloody video game where the respect for the Other has been, activist, artist, and author Marina Aliverti argues

Una scena bellica (Wix Pics)
Una scena bellica (Wix Pics)

di Marina Aliverti


La mia riflessione al dibattito di Rekh Magazine sulla crisi delle relazioni internazionali si può in sintesi titolare: "L’eclissi dell’incontro: perché tra USA e Iran il dialogo è un videogioco cruento".

Quando la politica si stacca dalla realtà umana e si trasforma in una simulazione di forza, il terreno per l'incontro scompare come nel caso così attuale di USA e Iran. L'idea che l'incontro sia la precondizione del dialogo è un principio filosofico profondo: senza un riconoscimento reciproco dell'altro come "persona" e non come "ostacolo" o "bersaglio", il dialogo diventa un mero esercizio di retorica o, peggio, di propaganda.

L'analisi delle patologie politiche che  si riflettono nel blocco diplomatico tra Washington e Teheran:

• Narcisismo e protagonismo - Entrambe le potenze sono prigioniere della propria narrazione identitaria. Gli USA come "esportatori di democrazia" e l'Iran come "baluardo contro l'imperialismo". Ammettere un compromesso equivarrebbe, per i rispettivi leader, a sgonfiare l'immagine di forza necessaria a mantenere il consenso interno.

• Sindrome di onnipotenza - Si manifesta nella convinzione di poter piegare l'altro attraverso sanzioni economiche estreme (USA) o minacce asimmetriche e nucleari (Iran), ignorando che la resilienza umana e nazionale spesso si indurisce sotto pressione anziché spezzarsi.

• L'effetto "PlayStation" - La guerra e la diplomazia vengono vissute attraverso schermi, droni e report d'intelligence. Questa deumanizzazione dell'avversario trasforma decisioni che influenzano milioni di vite in mosse tattiche su una scacchiera virtuale, dove il "game over" non ha l'odore del sangue o della fame.

• Distacco dalla specie umana - Quando le ideologie o gli interessi geopolitici diventano assoluti, si perde il contatto con i bisogni primordiali delle popolazioni (pace, salute, prosperità). L'altro non è più un essere umano, ma un'astrazione statistica o ideologica.



I punti di vista delle testate internazionali

Il dibattito mediatico riflette queste dinamiche, spesso esasperandole a seconda della linea editoriale:

1. La visione occidentale (es. The New York Times, The Guardian)

Spesso mettono l'accento sulla violazione dei diritti umani in Iran e sulla minaccia alla sicurezza globale. Il fallimento dell'incontro viene attribuito all'intransigenza dei Guardiani della Rivoluzione. Tuttavia, le testate più critiche evidenziano come l'uscita unilaterale degli USA dall'accordo nucleare (JCPOA) nel 2018 sia stata l'apice del "protagonismo" politico americano che ha distrutto la fiducia.

2. La visione medio-orientale e statale iraniana (es. Al Jazeera, Tehran Times)

Qui il focus è sulla "sindrome di onnipotenza" americana. L'Iran viene dipinto come una nazione che resiste al bullismo internazionale. Per queste testate, non può esserci "incontro" finché una parte (gli USA) usa il dollaro come arma, impedendo l'accesso ai medicinali e ai beni di prima necessità, mostrando appunto quel "distacco dalla realtà umana" di cui parlavamo.

3. La visione geopolitica realista

 (es. Limes, Foreign Affairs)

Queste analisi confermano la mia teoria del "gioco alla PlayStation". Vedono il conflitto come una necessità strutturale: entrambi i regimi hanno bisogno del "nemico perfetto" per giustificare spese militari e controllo sociale. In questo senso, l'incontro non "funziona" perché, cinicamente, non conviene a chi detiene il potere.


Conclusione

Finché il linguaggio della politica sarà quello dell'ego e non quello dell'empatia, l'incontro rimarrà un miraggio. Senza il coraggio di scendere dal piedistallo della propria "verità assoluta", USA e Iran continueranno a parlarsi addosso, mentre la realtà della specie umana — quella che soffre le conseguenze di queste scelte — resta fuori dalla stanza dei bottoni.

Esiste, esisterà una figura o una "terza parte" che possa avere l'autorità morale per forzare questi due giocatori a spegnere la "PlayStation" e guardarsi in faccia?


L'autrice


Marina Aliverti, art director e autrice di Rekh Magazine e Rekh Magazine Papers, è un'artista, designer di moda e gioielli, fotografa e attivista ambientale di Cernobbio (Lago di Como) e Celerina (Svizzera). Direttore del Creative Think Tank Filorosso.net, è una "rainmaker" della moda con un profondo legame con l'universo tessile comasco, ereditato dalla famiglia fondatrice di storiche aziende tessili. La sua carriera spazia dal design tessile di livello mondiale alle collaborazioni con top player del lusso (Capucci, YSL, Dior, Armani) fino alla creazione di linee personali (ALISEI, Marina Aliverti) e al progetto di upcycling sostenibile BackAgainShirts. Come artista e fotografa, dedica il suo lavoro a sensibilizzare sulla bellezza e fragilità del nostro pianeta, riflettendo un impegno costante per l'interazione sistemica su temi ambientali complessi.


Abstract


Marina Aliverti's reflection explores the diplomatic deadlock between the USA and Iran as a symptom of a deeper crisis in international relations. When politics detaches from human reality, it devolves into a "PlayStation effect"—a virtual simulation where the "other" is reduced to a target or a statistical abstraction rather than a person. The author identifies four core pathologies fueling this stalemate: narcissism of identity narratives, a syndrome of omnipotence regarding sanctions and threats, the dehumanization of tech-mediated warfare, and a total detachment from the human species. While media outlets frame the conflict through opposing lenses of human rights or anti-imperialism, the analysis suggests both powers use the "perfect enemy" to maintain internal control. For Aliverti, without a moral authority to force an authentic encounter, diplomacy remains a violent, ego-driven game that ignores the lived suffering of civilians, especially of the most fragile ones.



 
 
 

Comments


Drop Me a Line, Let Me Know What You Think

Thanks for submitting!

© 2035 by Train of Thoughts. Powered and secured by Wix

bottom of page