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The Loss of the Sense of Sin: Interview with Sister Goretti

3 days ago
12 min read

In an era increasingly shaped by secularism and technological acceleration, the foundational concepts of Christian theology often face marginalization or open trivialization. Prompted by a controversial commercial lampooning Catholic doctrine, journalist Primavera Fisogni interviews Sister Maria Goretti for Rekh Magazine to examine the erosion of the sense of sin in contemporary culture. Sister Maria Goretti—a religious sister of the Fraternity of the Servants of Jesus the Poor, missionary, author, and long-time host of Radio Maria’s “Amare Gesù e farlo amare”—offers a rigorous theological and pastoral critique of modern ethical drift


Interno di un confessionale (Wix Pics)
Interno di un confessionale (Wix Pics)


Il recente spot di una popolare piattaforma tv a pagamento, costruito sulla ridicolizzazione del peccato e del sacro, ha avuto il merito di portare alla ribalta una parola chiave della fede, oggi considerata desueta, anche dai fedeli. Si tratta del peccato. Dopo il contributo del filosofo Gianluigi Segalerba, Rekh Magazine ha interpellato una religiosa che dedica la sua vita alla carità per i più poveri e all’evangelizzazione. La sua trasmissione “Amare Gesù e farlo amare” è da molti anni una delle più seguite sulle frequenze di Radio Maria (https://radiomaria.it/trasmissioni/amare-gesu-e-farlo-amare/).


Gentile suor Goretti, che cosa si intende quando ci si riferisce al "peccato"?


Il peccato è, come ci insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, un'offesa a Dio: «Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto» (Salmo 51,6). Il peccato è una mancanza d'amore, è un'offesa a Dio, un atto contro la legge eterna. Il peccato è un'offesa contro la ragione, la verità, la retta coscienza. Per Sant'Agostino il peccato è un atto volontario e un amore disordinato con cui l'uomo si allontana da Dio per rivolgersi ai beni creati, finiti. Per il Santo Curato d'Ars (San Giovanni Maria Vianney), il peccato è «il carnefice di Dio, l'assassino dell'anima» e la radice di ogni disgrazia e tristezza umana.


Anche i credenti fanno una certa fatica a pensare al peccato. Se consideriamo gli stili di vita di oggi, specialmente nell’ambito delle relazioni, dell’affettività, della sessualità, le maglie si sono allargate. Da Pio XII a papa Leone, la preoccupazione di fondo dei pontefici è la perdita del senso del peccato. Quanto conta il modernismo, quanto la tiepidezza della fede?


Oggi assistiamo alla perdita del senso del peccato. Nell'esortazione apostolica Reconciliatio et Paenitentia del 2 dicembre 1984, al numero 18, Papa Giovanni Paolo II scrive: «La perdita del senso del peccato è una forma o un frutto della negazione di Dio: non solo di quella ateista, ma anche di quella secolaristica». In verità è venuto meno il riconoscimento della propria condizione di peccatori. Sembra antiquato parlare di Comandamenti, di vivere secondo la verità del Vangelo. Il modernismo ha omologato tanta gente, propinando idee libertine con la scusa della libertà, ma noi cristiani sappiamo che solo “La Verità ci fa liberi” (Gv 8,32). Seguire le leggi ideologiche del mondo contemporaneo, moderno in apparenza, ma nate col peccato originale, ci rende schiavi. In ogni epoca storica il peccato assume aspetti diversi per rivestire i sette vizi capitali che albergano nel cuore dell'uomo. Il modernismo nasconde ciò che sono corsi e ricorsi storici. Come dice Qoelet (1,9-10): «Ciò che è stato è quel che sarà ; ciò che si è fatto è quel che si farà ; non c’è nulla di nuovo sotto il sole».1

Sicuramente la nostra epoca storica passerà ai posteri come un tempo di oscurantismo, di violenza, di irriverenza verso Dio e verso il prossimo.

Suor Maria Goretti
Suor Maria Goretti

Dal ‘74 il divorzio è legge dello Stato. Come valutare la condizione di tanti cattolici che hanno divorziato? Lei, che è guida spirituale e predicatrice, avverte il disagio di queste persone rispetto, ad esempio, alla possibilità di vivere pienamente la vita cristiana?


La legge sul divorzio ha fatto immani danni alle famiglie. Si rompono matrimoni anche per futili e immaturi motivi. Anche i cristiani seguono con leggerezza l'eterna parola di Gesù:

«Alcuni Farisei vennero ad interrogarlo, cercando d'ingannarlo e fargli dire qualcosa che avrebbe potuto comprometterlo».«Tu permetti il divorzio?» gli chiesero. «Non leggete le Scritture?» rispose Gesù. «C'è scritto che fin dal principio Dio creò l'uomo e la donna, e che l'uomo avrebbe dovuto lasciar padre e madre per essere per sempre unito a sua moglie. E così l'uomo e la donna diventeranno una cosa sola, non più due, ma un unico essere. Perciò nessun uomo può separare ciò che Dio ha unito». Gli altri insistettero: «Allora come mai Mosè disse che un uomo può divorziare da sua moglie, consegnandole semplicemente un atto di ripudio?» Gesù rispose: «Perché Mosè conosceva i vostri cuori duri e malvagi; ma non era così che Dio aveva inteso da principio.  E vi dico questo: chiunque divorzia da sua moglie, salvo che per relazioni sessuali illecite, e ne sposa un'altra, commette adulterio». (Mt 19,3-8)

Si parla di convivenza tra persone come una cosa normale. Spesso dopo la rottura con il coniuge si riformano nuclei familiari formati da coppie di conviventi o di persone sposate solo al comune. Le richieste di annullamento di matrimonio sono senza numero.

I figli soffrono terribilmente di questa situazione e hanno modelli genitoriali che turbano la loro crescita psicologica e morale. Tutto ciò è una piaga spirituale. Molti divorziati e conviventi ricevono la Comunione in maniera sacrilega perché non sono in grazia di Dio. Ma non si rendono neanche conto del male che fanno alla loro anima e anche il cattivo esempio che danno alla comunità cristiana.

Suor Lucia di Fatima ha detto che la Madonna le ha rivelato che l'ultimo attacco di Satana sarebbe stato proprio contro le famiglie. Ecco, ci siamo dentro.


Papa Francesco, nell’Amoris Laetitia, ha indicato linee di cammino anche per i divorziati e separati entro la chiesa. Hanno dato frutto, sulla base della sua esperienza?


L'esortazione apostolica Amoris Laetitia del 2016 di Papa Francesco ha dato un orientamento alle coppie di divorziati, soprattutto a chi li accompagna. Nella logica del testo del Dicastero si tratta di un processo di accompagnamento che non si esaurisce necessariamente con i sacramenti, ma può essere orientato verso altre forme di integrazione nella vita della Chiesa: una maggiore presenza nella comunità, la partecipazione a gruppi di preghiera o di riflessione, o il coinvolgimento in vari servizi ecclesiali.

Essa apre alla possibilità, in casi specifici e dopo un processo di discernimento, all'accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucaristia per i fedeli divorziati e risposati civilmente.

Questa possibilità, che prevede un accompagnamento fatto con molta serietà, ha dato purtroppo campo, invece, a un'interpretazione leggera e superficiale da parte di sacerdoti e laici. Alcuni sacerdoti lo vedono come un lasciapassare per tutti i divorziati in maniera indistinta, e questo, chiaramente, ha portato molta confusione.

Sicuramente nella mente di Papa Francesco non c'era questo, ma un accompagnare persone che vivevano situazioni irregolari. Per esempio, Giovanni Paolo II aveva permesso ai divorziati risposati la possibilità di un'integrazione nella comunità cristiana, però a queste persone veniva chiesto di vivere nella continenza. Benedetto XVI parlava di vivere nell'amicizia, cioè veniva chiesto a persone che magari si convertivano dopo tanti anni di convivenza e che vivevano già un nuovo matrimonio con dei figli, quindi una situazione un po' difficile da variare, una possibilità di scegliere di vivere in continenza per accedere ai sacramenti.

A mio parere bisogna essere molto attenti su questa cosa perché poi diventa anche un pretesto per dire: «Va bene, la Chiesa accetta il divorzio, la Chiesa accetta queste nuove forme», mentre la Chiesa ha cercato di recuperare pecorelle già ferite e non è un lasciapassare per tutti.

Quindi, a mio avviso, certamente c'è stata della confusione e comunque rimane ferma la cosa che non si può fare la Comunione tranquillamente se si vive una vita matrimoniale da sposati soltanto civilmente. Quindi bisogna stare molto attenti perché in gioco c'è la nostra anima. Ricordiamoci cosa dice San Paolo:

 «Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna». (1Cor 11, 27-29)

Non si deve scherzare nell'accostarsi ai sacramenti senza che veramente si faccia un cammino di luce e di discernimento sulla propria situazione personale.


Per un credente il peccato è una macchia che inficia l’anima. Oggi, però, si pensa più all’intelligenza artificiale che alla salute della propria vita interiore…


Il peccato non solo è una macchia dell'anima ma, come dice Sant'Agostino, crea una rottura tra l'anima e Dio, quindi non solo ci macchia ma ci separa, separa il nostro cuore, il nostro spirito, quindi il nostro mondo interiore da Dio. È come se costruissimo proprio un muro dentro di noi senza poter recepire la grazia del Signore che è la vita della nostra anima, quindi le conseguenze del peccato sono terribili, oscurano anche l'intelletto.

L'uomo diventa incapace di discernere ciò che è bene da ciò che è male e si attacca a ciò che è materiale, a ciò che è transitorio.

L'intelligenza artificiale fa parte delle cose del mondo. Può essere un aiuto per quanto riguarda la tecnica, la medicina, l’agricoltura o alcuni aspetti pratici della nostra vita, ma anche su questo punto ci vuole tanta attenzione e discernimento.

La tradizione cristiana vede l'intelligenza umana come un riflesso dell'essere fatti «a immagine di Dio».

I progressi tecnologici non sono visti a priori come negativi, ma come parte della cooperazione dell'uomo nel perfezionare la creazione. L'IA è uno strumento, non un sostituto della coscienza.

Gli algoritmi possono simulare il ragionamento o imitare le emozioni, ma sono privi di anima, autocoscienza e moralità.

La Chiesa ammonisce sul pericolo che l'essere umano ceda il proprio potere decisionale, specialmente in campo etico, spirituale o giudiziario, alle macchine. L'uomo deve restare sempre al centro e arbitro delle proprie scelte. La vita interiore non ha nulla a che vedere con l’Intelligenza artificiale.

Per vita interiore si intende un’unione profonda con Dio vissuta attraverso l'ascolto della voce dello Spirito Santo. Inoltre è l'offerta d'amore al Signore della nostra vita quotidiana che deve conformarsi a Cristo.

Per Sant’Agostino la vita interiore è la dimensione più intima dell'essere umano, il luogo privilegiato dell'anima in cui abita la Verità e in cui è possibile incontrare Dio.

«Non andare fuori di te, ritorna in te stesso, la verità abita nell’uomo interiore». (Sant’Agostino)

Per coltivare il nostro cuore viviamo la preghiera, la lettura della Bibbia e la frequenza dei sacramenti. Che Dio ci aiuti ad avere una coscienza delicata, attenta alla voce di Dio che parla dentro di noi. Chi ha Dio in sé trova la pace, la GIOIA e IL SENSO PROFONDO DELLA VITA.


Parlare di peccato significa anche pensare alla riconciliazione. Il sacramento della confessione è poco praticato, almeno così sembra: i sacerdoti sono pochi, difficilmente prima della messa si vede un prete in confessionale. Poi, la fede fai-da-te tende ad allontanare dal sacramento: “io che peccati avrò mai fatto…”. Come invertire la rotta?


Conseguenza della perdita del senso del peccato è chiaramente il fatto che la gente, non avendo più comprensione della gravità del peccato o non capendo più neanche cos'è il peccato, non sente il bisogno di confessarsi. Quindi sono diminuite le persone che vivono il Sacramento della Riconciliazione. Poi, come lei mi ha rilevato, c'è anche un calo delle vocazioni sacerdotali, quindi ci sono pochi sacerdoti e a volte è difficile trovare quello disponibile per la confessione.

Quindi è bene istruire nuovamente i cristiani riguardo al Sacramento della Riconciliazione; far comprendere quanto il Sacramento della Confessione guarisca, liberi e ci riconcili con Dio.

Si vede per esempio che molte persone vivono forme di depressione e di ansia che sono legatissime al fatto che non ci si confessa più. Perché quando si sbaglia, quando si ha un peso sulla coscienza, la coscienza è malata, lo spirito è malato e siccome lo spirito fa parte della persona, rende malsana anche tutta la vita della persona. Per cui una persona che non è riconciliata con Dio vive un malessere del quale non comprende l’origine.

E quindi oggi pullulano persone che si rivolgono allo psicologo, allo psichiatra o prendono psicofarmaci e calmanti. Perché? Perché non c'è uno stato di benessere interiore.

Oppure oggi va di moda lo yoga, visto come una semplice ginnastica rilassante, ma non è così. Tutto questo è un cercare altrove ciò che prima si trovava nella preghiera, nei sacramenti, nella Confessione.

Quindi bisogna far comprendere che veramente noi abbiamo una miniera immensa di tesori che Dio ci ha lasciato tramite la Chiesa e i sacramenti, e questa miniera noi non la sfruttiamo e andiamo a cercare rivoli falsi con acque avvelenate.


Come la mettiamo con la vita eterna? Ho l’impressione che le catechesi di papa Francesco sulla misericordia di Dio abbiano innescato una sorta di “liberi tutti”… Che ne pensa?


Un'altra catechesi da fare è quella sui Novissimi, cioè Morte, Giudizio, Inferno, Paradiso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica su questa parte è molto chiaro, io inviterei tutti ad andarlo a rileggere e soprattutto ad avere tutti il Catechismo della Chiesa Cattolica, che è uno dei più bei frutti del pontificato di Papa Giovanni Paolo II.

I Novissimi si dicono cose ultime dell’uomo, perché la Morte è l’ultima cosa che ci accade in questo mondo; il Giudizio di Dio è l’ultimo fra i giudizi che dobbiamo sostenere; l’Inferno è l’estremo male che avranno i cattivi; il Paradiso il sommo bene che avranno i buoni.

È bene pensare ai Novissimi ogni giorno, e massimamente nel fare orazione alla mattina subito svegliati, alla sera prima di andare a riposo e tutte le volte che siamo tentati a far male, perché questo pensiero è validissimo a farci evitare il peccato.

Molti, per poter vivere liberamente una vita sregolata, si convincono che non esiste l'Inferno o se esiste è vuoto. Questa forma di catechesi che sembrerebbe accentuare la misericordia di Dio non fa altro invece che far perdere le anime, perché Gesù nel Vangelo ci ha detto:

«Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione e molti son coloro che entrano per essa. Quanto è stretta la porta ed angusta la via che conduce alla vita e pochi son coloro che la trovano». Quindi Gesù è stato abbastanza chiaro. Gesù è la Via, la verità e la vita, quindi ci ha insegnato come andare in paradiso e ci ha anche avvisato su ciò che può essere invece pericoloso per la nostra salvezza eterna.

E quindi l'Inferno esiste ed esiste il Paradiso. L'inferno l'anima lo sceglie scegliendo percorsi contrari alla volontà di Dio, quindi è una libera scelta.



Chi è l’intervistata


Suor Maria Goretti è una religiosa della Fraternità dei Servi di Gesù Povero, impegnata nell’annuncio del Vangelo e nella formazione / guida spirituale. È autrice di numerose pubblicazioni. Originaria di Palermo, con esperienza missionaria in Africa, ha dedicato il suo apostolato alla diffusione della fede, alla preghiera e alla riscoperta della vita cristiana vissuta nella quotidianità.

Da diversi anni collabora con Radio Maria, dove conduce, in particolare, la trasmissione Amare Gesù e farlo amare, attraverso la quale propone riflessioni sulla vita spirituale, sulla preghiera, sulla conversione, sull’amore di Dio, sulla Vergine Maria, sull’Eucaristia e sulla vita interiore. L’archivio di Radio Maria raccoglie numerosi suoi interventi, che testimoniano la continuità del suo servizio di evangelizzazione.

I suoi libri nascono dallo stesso desiderio di accompagnare le persone nel cammino della fede. Tra le sue principali pubblicazioni figurano La carità verso le anime del Purgatorio, ampia riflessione dedicata alla preghiera per i defunti; Non contristate lo Spirito, raccolta di preghiere, meditazioni e riflessioni sullo Spirito Santo; «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri», dedicato alla chiamata evangelica alla povertà e alla sequela di Cristo; e Vivere in grazia di Dio, orientato all’esame di coscienza e alla vita cristiana.

Tra gli altri suoi libri si ricordano Non dire: sono giovane, La verginità e L’umiltà – Dove non c’è umiltà non c’è fede, speranza e carità, opere che affrontano temi fondamentali della vita spirituale e della crescita nella fede.

Al centro della spiritualità di suor Maria Goretti emerge il desiderio di amare Gesù e farlo amare, invitando ogni persona a riscoprire la preghiera, la conversione del cuore, la carità, l’umiltà e l’abbandono fiducioso alla volontà di Dio. Le sue riflessioni, proposte sia attraverso i libri sia attraverso Radio Maria, intendono tradurre la fede in un cammino concreto di vita, nella consapevolezza che la santità passa attraverso le scelte quotidiane, il servizio ai fratelli e l’amore verso Dio.

Il suo apostolato è inoltre profondamente legato alla sensibilità della Fraternità dei Servi di Gesù Povero, particolarmente attenta alla testimonianza della povertà evangelica e al servizio verso gli ultimi.



Abstract in English


In an era increasingly shaped by secularism and technological acceleration, the foundational concepts of Christian theology often face marginalization or open trivialization. Prompted by a controversial commercial lampooning Catholic doctrine, journalist Primavera Fisogni interviews Sister Maria Goretti for Rekh Magazine to examine the erosion of the sense of sin in contemporary culture. Sister Maria Goretti—a religious sister of the Fraternity of the Servants of Jesus the Poor, missionary, author, and long-time host of Radio Maria’s “Amare Gesù e farlo amare”—offers a rigorous theological and pastoral critique of modern ethical drift.

The dialogue unpacks the classical definition of sin as an offense against God, reason, and human truth, citing teachings from the Catechism of the Catholic Church, Saint Augustine, and Saint John Vianney. Sister Goretti contends that secularization and modernism have fostered a pervasive "loss of the sense of sin," leading to the normalization of fractured family structures, sacrilegious reception of the Sacraments, and a widespread rejection of moral absolutes. Addressing Pope Francis’s Amoris Laetitia, she warns against superficial interpretations that mistake pastoral accompaniment for a relaxed doctrine on marital indissolubility and Eucharistic discipline.

Furthermore, the interview contrasts the spiritual depth of the inner life with modern technological over-reliance, arguing that while Artificial Intelligence can serve technical ends, it remains inherently void of soul, conscience, and moral agency. Sister Goretti highlights how the neglect of the Sacrament of Reconciliation directly correlates with contemporary existential anxieties and "do-it-yourself" spiritualities. Finally, she calls for a revival of catechesis on the Novissimi (the Four Last Things: Death, Judgment, Heaven, and Hell), emphasizing that true divine mercy goes hand-in-hand with moral responsibility and the eternal stakes of human freedom.


1 Le scrivo un esempio, giusto per spiegare meglio il concetto. Nel Primo Libro dei Maccabei (1 Maccabei 1, 11-14) si legge: “ Sotto il regno del sovrano seleucide Antioco IV Epifane, un gruppo di ebrei rinnegati decise di allearsi con i pagani circostanti per assimilare la cultura greca.

La citazione biblica: «In quei giorni sorsero da Israele figli empi che convinsero molti dicendo: "Andiamo e facciamo alleanza con le nazioni che ci stanno attorno..." [...] Eressero anche una palestra in Gerusalemme secondo le usanze dei pagani, cancellarono i segni della circoncisione e si allontanarono dalla santa alleanza».

Il significato della palestra: Nel mondo greco, la palestra e il ginnasio erano i centri della vita culturale, educativa e sportiva. Tuttavia, per gli ebrei ortodossi dell'epoca, frequentare la palestra significava abbandonare la Legge di Mosè (la Torah), poiché gli atleti greci si allenavano e gareggiavano completamente nudi, il che violava i precetti ebraici sulla pudicizia e comportava spesso il tentativo di nascondere la circoncisione per integrarsi nella società ellenistica.

Questo processo di assimilazione culturale forzata e volontaria scatenò in seguito la celebre rivolta dei Maccabei.

 
 
 

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