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Things that Matter: Materials, Forms, and Design on Stage

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Updated: 15 hours ago

The second issue of Rekh Magazine Papers, the hybrid publication of Rekh Magazine, a bilingual platform of systemic thinking, has just been published. Tomorrow, on the website of the magazine, the free digital copy will be downloadable for the readers. The printed edition on Amazon. Here is the introduction of the curator. In the next days, interviews with the author will be issued on line



La copertina è realizzata dall'artista e saggista Marina Aliverti


Di Primavera Fisogni, curatrice



Primavera Fisogni
Primavera Fisogni

La scelta di intitolare il secondo numero di Rekh Magazine Things that Matter, in inglese, non vuole essere soltanto un omaggio a una delle lingue del progetto editoriale ibrido Rekh Magazine – italiano e inglese – ma una scelta di comunicazione. L’espressione, infatti, valorizza in un solo colpo d’occhio due idee che si sono volute esplorare in questo lavoro collettaneo di pensiero: da un lato, il focus è sulla materia come componente delle cose, dall’altro sul valore e la significatività (anche nel senso di “importare”, “contare per qualcuno”) che attribuiamo ai materiali. Una scelta tematica che si spiega con la trasformazione – in atto – del concetto di materia, in un contesto in cui è continuo il passaggio tra “reale” e “digitale”.

Se, da un lato, le analisi sull’onlife, neologismo introdotto dal filosofo Luciano Floridi e colleghi con il celebre The Onlife Manifesto: Being Human in a Hyperconnected Era (2 dicembre 20141) che sta ad indicare questo ambiente misto, non si contano, con una ricchezza di suggestioni interdisciplinari notevoli, di gran lunga minore è lo sforzo di ripensamento, ovvero di ri-concettualizzazione della materia all’interno dei fenomeni della vita.

Consideriamo vivente non soltanto ciò che costituisce gli esseri viventi, ma anche quei materiali in cui si coglie l’intervento dell’umano (manufatti). Che questo sia il tema ontologico del momento, non c’è dubbio. Non senza sorpresa, poco dopo aver lanciato il call for papers per Things that Matter, alla fine di gennaio, abbiamo appreso che il titolo ispiratore del prossimo Salone del Mobile.Milano muove esattamente nella stessa direzione, trattandosi di A Matter of Salone.

Essendo programmata l’uscita di questa pubblicazione dopo la metà di aprile 2026, si era comunque pensato di affrontare la questione del design in una sezione-dossier, rivolgendo lo sguardo al Salone, l’evento del Made in Italy più impattante a livello internazionale. La felice coincidenza del tema “Matter” comune a Rekh Magazine Papers e alla Fiera di Rho, ha portato a svilupparne più tematicamente gli appuntamenti principali, così da avvicinare la pulsione esplorativa del Salone sui materiali a quella interdisciplinare di Rekh.

Sì, interdisciplinare. Le parole sono tutto quando si pensa. Nell’approccio sistemico, che guarda ai fenomeni in termini di “processi” trasformativi, continuamente in azione per dare vita a proprietà emergenti, la ricchezza di patrimoni concettuali differenti costituisce lo strumento-chiave per aprire percorsi impensati, in grado di riconsegnare concetti ormai usurati e obsoleti a nuovi paradigmi. Si tratta, dunque, di pensare in modo non lineare, facendo attenzione ai processi con sguardo fenomenologico. In realtà, questo metodo di analisi non è nuovo, perché già Aristotele nella Metafisica ci porta in questa direzione. Nel tempo, piuttosto, ce ne siamo scordati.



Gianluigi Segalerba
Gianluigi Segalerba

Il primo contributo di Things that Matter segna, infatti, un ritorno al pensatore di Stagira. Lo firma il professor Gianluigi Segalerba, filosofo protagonista in tanti contesti internazionali, formatosi alla Scuola Normale di Pisa e collaboratore / ispiratore di Rekh Magazine fine dagli inizi, nel 2022. Segalerba prende in esame i concetti di materia e forma, evidenziando l’intuizione sistemica di Aristotele. «Il passo Metafisica Eta 3, 1043b4–14, a mio avviso – scrive l’autore –, fornisce una conferma a favore dell'interpretazione della differenza tra la mera somma dei componenti di un’entità, da un lato, e la struttura di un’entità, dall’altro: “La sillaba, a un attento esame, non risulta solo dalle lettere e dalla composizione, né la casa è solo i mattoni e la composizione. E questo affermiamo rettamente: infatti, né la composizione né la mescolanza <come tali> sono costituite dagli elementi di cui c’è composizione o mescolanza. Lo stesso vale per tutte le altre cose”. (…) Aristotele, pertanto, rifiuta il modello della somma sia nel caso della connessione esistente tra materia e forma, sia nel caso della connessione presente tra le diverse componenti formali».

Si pensi che questa idea è la linea guida del General System Thinking, teorizzato da Ludwig von Bertalanffy nel 19682, sviluppato in Italia da Lucia Urbani Ulivi3, oggi considerato dalla comunità scientifica il metodo più promettente per affrontare la complessità, nonostante le pur vaste aporie.4

Il secondo contributo del quadrimestrale, della curatrice Primavera Fisogni, inquadra brevemente l’ambiente misto onlife. Oltre a fornire una cornice concettuale ai contributi, il testo intende portare alla luce alcune conseguenze dell’interazione tra reale (offline) e digitale (online). Ad esempio, il limite del verbo usare (dominio del soggetto sull'oggetto passivo) applicato alla macchina, preferendo il termine collaborare (cum-laborare). Con l'avvento dell'IA generativa e agentica, la macchina non è più solo un "per" (fine), ma un "con" (partner). Sebbene l'autrice critichi l'idea di "ibridazione" sul piano biologico/ontologico, accetta il concetto di Intelligenza Ibrida come modalità cooperativa che potenzia le prestazioni umane senza sostituirle. Il testo conclude che l'ambiente misto richiede il pensiero sistemico (modello DYSAM) per gestire la complessità. Il rischio di una "umanità diminuita" si evita solo se il digitale rimane un potenziamento delle capacità cognitive e non una sovrapposizione che invade la riservatezza (digital friction). L'obiettivo finale è una Human Centered AI, dove la tecnologia riflette e amplifica l'autoefficacia e la creatività umana.


Paolo Foglio
Paolo Foglio

L’ingegner Paolo Foglio, recente autore di “Macchinità” (Töpffer edizioni, 2024), mostra quanto sia precaria la distinzione tra reale e digitale, in una cornice teorica secondo cui ogni nuova applicazione modifica il nostro modo di essere, venendone parallelamente trasformata. Foglio, con raffinata argomentazione, enuncia il concetto di ibridazione: «(…) non è scelta, è attrazione gravitazionale: quando due sistemi condividono struttura e interfacce, tendono a integrarsi. Non perché “lo vogliamo”. Perché funziona. L’integrazione uomo-macchina diventa allora inevitabile sul piano operativo, delicata sul piano politico, decisiva sul piano antropologico. A questo punto la distinzione usuale tra reale e virtuale mostra tutta la sua fragilità».

L’ibridazione contemporanea, secondo Foglio: «non crea una nuova specie, ma rende esplicita questa instabilità originaria. Parlare di postumano rischia di reintrodurre, sotto altra forma, l’idea di una soglia netta dove in realtà c’è continuità e conflitto». Tra i motivi di rilevanza teorica di questo contributo, la critica al dibattito maggioritario sull’intelligenza delle macchine, a favore di un paradigma ibrido dove è di casa l’opacità concettuale (un concetto caro al pensiero sistemico contemporaneo), con la stesura di un Manifesto per una materia indisciplinata.


Paola Lovisetti Scamihorn con la figlia Raquel
Paola Lovisetti Scamihorn con la figlia Raquel

La materia esaminata da Paola Lovisetti Scamihorn, scienziata in ambito farmaceutico e saggista, è il cibo, interpretato come incontro filosofico tra materia e forma. Riprendendo Aristotele, gli ingredienti sono potenzialità che ricevono struttura e significato attraverso la pratica della cucina. La geometria degli alimenti – un aspetto finora mai esaminato teoreticamente dalle pubblicazione di settore – ne influenza drasticamente il gusto, la consistenza e le proprietà nutrizionali: tagliare una carota a fette o a cubetti ne cambia la risposta al calore e il rilascio di aromi, così come le diverse forme della pasta trasformano l'esperienza del palato. Se l'industria punta alla standardizzazione, la cucina domestica valorizza l'irregolarità e la memoria affettiva legata alle forme. Cucinare è dunque un atto di "intelligenza silenziosa": un dialogo chimico e geometrico che trasforma la materia grezza in un'espressione di cultura, identità e benessere.

Nicoletta Lanati, artista e performer, riconosciuta e autorevole specialista della didattica della sostenibilità, affronta il tema dell’Upcycled Art, nella prospettiva del riuso sostenibile. Nel suo contributo sposta il focus dalla materia – lo scarto tessile, l’oggetto di riuso – all’afflato comunicativo ad esso associato. Soltanto in questa prospettiva di pensiero anche l’upcycling si può smarcare dalla retorica prevalente, che annacqua le pratiche sostenibili. Questa riflessione, seppur sviluppata in un breve testo, ha un valore notevole nel dibattito sull’upcycling, perché sposta al “senso” il valore effettivo del processo di riuso/riciclo/recupero. Non l’operazione in se stessa, ma la narrativa ad essa associata ne fondano la validità e, quindi, anche l’investimento economico, non irrilevante.


Gianfranco Brevetto
Gianfranco Brevetto

Prendendo spunto dai traslochi fatti nell’arco di quarant’anni, il sociologo Gianfranco Brevetto riflette, con il ritmo di scrittore che gli appartiene, sulla complessa relazione che lega l’individuo ai propri beni. Il mutamento di dimora assurge a rito, un contatto “corpo a corpo” con migliaia di oggetti: cimeli perlopiù dimenticati o superflui che, tuttavia, seguono fedelmente il proprietario nel tempo. Richiamando il pensiero di Georges Perec ed Erich Fromm, l’autore indaga la tensione tra l’avere ed essere in seno a una società consumistica. La narrazione culmina in un simbolico foto-inventario: un ritratto dell’autore circondato dai propri averi. Tale immagine rivela come questi oggetti non siano semplice ingombro, bensì una forma di alienazione e spaesamento; essi si offrono come specchio del sé, estensione inalienabile della propria esistenza e della propria storia.


Marina Nelli
Marina Nelli

La professoressa universitaria Marina Nelli, storica del tessile, della moda e massima specialista europea del colore, ci conduce a considerare la dimensione “intelligente” del prodotto: il riferimento è al contesto della moda, ma non soltanto. Questa peculiarità «che rende la materia oltre che fine, principio» ricalibra, a ben vedere, ogni tipo di strategia di mercato, di comunicazione, con ricadute anche nel comparto digitale dove le macchine, per programmazione o per autonoma, seppur limitata capacità agentica, ricercano «la necessità di input sensoriali più emozionali, effetti che ancora oggi solo le lavorazioni analogiche riescono a dare, per spessori, colori e “meraviglia”».

È dedicato alle caratteristiche della “membrana” l’articolo scritto da un team di giovanissimi studenti (coordinati da Dario Zaramella) della scuola Starting Work di Como, del quale fanno parte Valentina Bresciani, Giovanni Bruschi, Lorena Rosa Fratacci, Camilla Gambalonga, Sarah Issiaka Kamagate, Zyke Medrano, Sarah Panichi, Arianna Pejrani, Martina Riccardi, Tatiana Rivera Ballen Del Pilar, Noel Tommasini, Ilaria Vismara.

In un’epoca dominata dai filtri, la membrana si definisce come un materiale relazionale che connette organico e inorganico. Più che una semplice superficie, essa altera e protegge, unendo l'efficienza scientifica del Gore-Tex alla visione artistica di Eliasson e van Herpen. Questo "non-tessuto" rappresenta un design bifronte: richiede una fusione tra estetica e chimica, utilizzando spesso bio-strutture sostenibili. In sintesi, la membrana funge da parete cellulare del XXI secolo, regolando il confine vitale tra l'individuo e il mondo esterno.

Soltanto gli artisti sanno ascoltare la materia, quanto meno i materiali con i quali realizzano le proprie opere.


Marina Aliverti
Marina Aliverti

Come si genera questa esperienza comunicativa, trascendente in modo assoluto, pur muovendo da un piano di immanenza altrettanto esclusivo, viene raccontato da Marina Aliverti, che ha appreso dal granito la pazienza e il rispetto, per poi orientarsi al ferro: non un tradimento, «ma un’espansione della stessa visione, cercando di dare corpo a quella tridimensionalità che ho inseguito per anni attraverso la fotografia ambientale. Se il quadro è un orizzonte 2D, una finestra bidimensionale che cattura lo sguardo, la scultura è il mondo che invade lo spazio». I lettori di Rekh Magazine Papers possono, oltre che figurarsi mentalmente questa meditazione, anche osservarne l’esito, nella copertina della rivista.


L'articolo dell'architetto e Ceo di un'impresa di interior design, Jacopo Santi, esplora il rilancio dei materiali naturali nell'arredo contemporaneo. Nonostante l'avvento di nanotecnologie e stampe digitali ad alta definizione, il mercato riscopre oggi una forte domanda di materia autentica: marmi, legni e pietre che offrono un’esperienza sensoriale insostituibile. L'autore analizza la diversa sensibilità tra architetti, legati storicamente all'ancestralità della natura, e interior designer, attratti dalla versatilità tecnica. In un contesto dominato dalla sostenibilità e dalle certificazioni ambientali, emerge una visione di coesistenza o di mediazione tra ambito naturale e artificiale, senza che vi sia un vincitore. La scelta finale spetta alla sensibilità del progettista, poiché ogni spazio richiede la sua specifica "materia che conta" (matter that matters).

L’intervista al designer giapponese Kazuki Nagasawa, fondatore dello studio Super Rat e vincitore del SaloneSatellite Award 2025 apre una prospettiva internazionale sull’uso dei materiali nell’interior design. Al centro della conversazione c'è la serie di vasi Utsuwa-Juhi, realizzata in corteccia di palma (shuro), che eleva la circolarità da tendenza passeggera a filosofia progettuale intrinseca. Nagasawa sostiene che la sostenibilità non debba essere un obiettivo isolato, ma la conseguenza naturale di scelte artigianali deliberate e dell'uso di materiali naturali come legno e argilla. Nonostante la giovane età, il designer rifiuta le logiche della produzione di massa, ispirandosi alla visione di Ettore Sottsass per porre domande profonde alla società attraverso il design. Nel bilanciare innovazione e tradizione, Nagasawa descrive l'intelligenza artificiale come un utile strumento di ricerca supplementare, sottolineando però che la vera comprensione dell'artigianato richiede un'esperienza "fisica" e corporea che la tecnologia non può replicare. Il suo lavoro rappresenta un ponte vitale tra le tecniche ancestrali giapponesi e un futuro in cui l'oggetto, terminata la sua funzione, torna a essere risorsa.

La rivista si conclude con un dossier sul Salone del Mobile.Milano 2026. Un evento che si conferma essere, nelle parole della presidente Maria Porro, una piattaforma strategica globale, capace di trasformare la complessità geopolitica in un’opportunità di crescita industriale e culturale. Attraverso una rete di roadshow internazionali (dalla collaborazione con Art Basel alle nuove frontiere in India e Arabia Saudita), l'evento evolve in una vera politica industriale che promuove il Made in Italy. L'edizione 2026 punta sull'ibridazione tra settori, con focus su Contract e Salone Raritas, ed esplora il lusso consapevole tramite installazioni come Aurea. Centrale resta il ruolo del SaloneSatellite, che unisce artigianato e innovazione tecnologica sotto la guida dei talenti under 35. Un nuovo sistema di wayfinding intuitivo traduce infine la complessità della fiera in un ecosistema accessibile, inclusivo e orientato al futuro.


Abstract


The second issue of Rekh Magazine, titled Things that Matter, authored in Italian and English, explores the evolving concept of matter within our "onlife" reality—the hybrid space between physical and digital. Contributors delve into "living" materials, the ethics of AI collaboration, and sustainable upcycling. From the geometry of food to the emotional memory of objects and the innovation of textile membranes, the issue redefines matter not just as physical substance, but as something that "counts." It concludes that true value lies where physical presence meets human meaning, bridging the gap between raw material and purposeful thought. The final section is dedicated to Salone del Mobile.Milano 2026, which explores matter in relation to design.











 
 
 

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