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Witches, from Folklore to Historical Investigation

  • 9 hours ago
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For centuries, knowledge of medicinal herbs was passed down through oral tradition along the shores of Lake Como. Many women knew about the properties of wild plants and used them to treat minor ailments, as natural remedies, or simply for cooking. This heritage lives on through the cultural commitment of the I Strii de Ruena association. Here is an interview with Elena Urio, the association's president


Felci (Wix Pics)
Felci (Wix Pics)


di Primavera Fisogni


Alla ricerca delle tradizioni locali, da ventitré anni. In questo tempo l’associazione I Strii de Ruena (Le streghe di Rovenna) si è caratterizzata come un unicum nel panorama culturale italiano, per la capacità di unire la ricerca storica all’intrattenimento, richiamando la crescente attenzione del pubblico. Si tratta di una case history interessante perché, da un originario ambito folkloristico, l’impegno culturale ha portato i riflettori su aspetti sconosciuti della “medicina tradizionale”. Una pratica alla quale erano prioritariamente dedite le donne, bollate come figure maligne o “streghe”. Elena Urio è la presidente dell’associazione che, il 28 marzo a Cernobbio, assegnerà i premi del concorso letterario che ha, tra i vincitori (II Premio per il racconto), anche l’editor di Rekh Magazine, Lelia Plebani.


Signora Urio, anzitutto, che senso ha oggi parlare di “streghe”?


Oggi parlare di streghe può essere un modo per riflettere su diversi aspetti della nostra storia e della nostra cultura.


  • Storia: ricordare fenomeni come la caccia alle streghe in Europa aiuta a comprendere come paura, superstizione e potere possano portare a persecuzioni e violenze contro persone innocenti.

  • Potere: le accuse di stregoneria sono state spesso strumenti di controllo sociale, politico e religioso, usati contro chi veniva percepito come diverso o scomodo.

  • Genere: molte delle vittime erano donne; per questo la figura della strega è diventata anche un simbolo attraverso cui riflettere sui ruoli di genere, sulla misoginia storica e sull’autonomia femminile.

  • Immaginario culturale: nella letteratura, nel cinema e nella cultura popolare la strega è un archetipo molto forte, che richiama il mistero, la conoscenza nascosta e la trasformazione.

Parlare di streghe oggi, quindi, non significa tanto credere alla loro esistenza, quanto utilizzare questa figura per comprendere meglio il passato e interrogare il presente.


Da vent’anni l’associazione culturale promuove un’indagine “alta” delle tradizioni popolari di Rovenna: come vi siete mossi, con quale intento?


L’associazione I Strii de Ruena è nata nel 2003 con l’obiettivo di mantenere vive le tradizioni di Rovenna e del territorio circostante, valorizzandone la cultura, la storia e le peculiarità locali. “I Strii de Ruena” era il nomignolo con cui venivano chiamate le donne di Rovenna, che si recavano nei mercati a vendere i prodotti dell’orto e le erbe spontanee raccolte sui pendii del Bisbino, utilizzate sia a scopo curativo sia culinario. Nel corso degli anni, all’interno della festa “Castagne, streghe e dintorni”, che celebra queste tradizioni, abbiamo introdotto anche un concorso letterario, giunto oggi alla quinta edizione. Inoltre abbiamo pubblicato l’antologia “L’urlo delle streghe”, che raccoglie racconti e poesie partecipanti alle diverse edizioni del concorso. Dallo scorso anno abbiamo inoltre realizzato il percorso dei “RicorDipinti”, un itinerario che si snoda all’interno della frazione di Rovenna e che, attraverso pannelli realizzati con diverse tecniche artistiche, racconta e ricorda le antiche attività artigianali e commerciali del luogo.


Nel Comasco i processi alle streghe sono stati numerosi, tra XV e XVI secolo. Che notizie avete raccolto, nella vostra ricerca culturale?


Ci siamo appoggiati principalmente a ricerche già svolte negli anni da storici e studiosi del territorio. Tuttavia, per quanto riguarda Rovenna, fortunatamente non risultano episodi legati alla caccia alle streghe. Il nostro paese non è mai stato coinvolto direttamente in quei tragici eventi che invece hanno interessato altre zone del Comasco tra il Quattrocento e il Cinquecento. La figura delle “streghe” legata a Rovenna nasce piuttosto dalla tradizione popolare e come dicevo prima, il soprannome “I Strii de Ruena” veniva infatti dato alle donne del paese che scendevano ai mercati con i prodotti dell’orto e con le erbe spontanee raccolte sui pendii del Bisbino, utilizzate sia a scopo curativo sia in cucina.


La raccolta di erbe spontanee e l’uso di pratiche medicinali naturali sono state spesso associate alla stregoneria. Come lo spiega?


Per secoli la conoscenza delle erbe medicinali è stata tramandata soprattutto attraverso la tradizione popolare. Molte donne conoscevano le proprietà delle piante spontanee e le utilizzavano per curare piccoli disturbi, preparare rimedi naturali o semplicemente in cucina.

In un’epoca in cui la medicina scientifica era poco diffusa e gran parte della popolazione viveva di saperi tramandati oralmente, queste conoscenze potevano apparire misteriose o difficili da comprendere. In alcuni casi, proprio ciò che non si riusciva a spiegare veniva guardato con sospetto e associato alla stregoneria. Oggi sappiamo invece che molte di quelle pratiche facevano semplicemente parte della cultura contadina e della conoscenza della natura, un patrimonio di saperi che racconta il profondo legame tra le comunità locali e il loro territorio.


La figura della strega ha ispirato libri, film, cartoon, musica. Ma resta un personaggio sostanzialmente negativo: come vi interfacciate con questo problema?


In realtà cerchiamo di ribaltare proprio questo stereotipo. La figura della “strega”, nel nostro caso, non ha nulla di oscuro o negativo: è piuttosto legata alla tradizione popolare e alla memoria delle donne che conoscevano la natura, raccoglievano erbe spontanee e portavano i prodotti del territorio ai mercati.

Con le nostre iniziative vogliamo quindi restituire a questa figura un significato diverso, più vicino alla cultura contadina e al rapporto con la natura. La “strega” diventa così un simbolo di saperi antichi, di legame con il territorio e di tradizioni che meritano di essere ricordate e valorizzate. Anche attraverso eventi, racconti e attività culturali cerchiamo di trasformare un’immagine spesso caricata di aspetti negativi in un’occasione per riscoprire la storia locale e il patrimonio di conoscenze che ci è stato tramandato.


La neo stregoneria o Wicca, cultura neopagana, è oggi molto di moda. La vostra associazione, come guarda a questo fenomeno non privo di ambiguità, sul piano etico, non soltanto della fede religiosa?


La nostra associazione nasce con finalità culturali e di valorizzazione delle tradizioni locali. Il riferimento alle “streghe”, nel nostro caso, è legato esclusivamente alla storia e alla memoria popolare del territorio.

Guardiamo quindi a fenomeni come la neo-stregoneria o la Wicca con rispetto per le scelte personali e spirituali di ciascuno, ma senza un coinvolgimento diretto. Il nostro interesse resta quello di raccontare e tramandare la cultura contadina, i saperi legati alla natura e le tradizioni della nostra comunità. Le nostre iniziative hanno dunque un carattere storico, culturale e divulgativo, e non intendono promuovere pratiche religiose o spirituali, ma piuttosto offrire occasioni di conoscenza, riflessione e valorizzazione del territorio.


L'intervistata


Elena Urio, di origine comasca, vive a Rovenna da oltre vent’anni, un borgo che porta nel cuore fin dall’infanzia. Proprio qui, a soli nove anni, ha iniziato a suonare il sax contralto nel Corpo Musicale di Rovenna, un’esperienza che ha segnato profondamente il suo legame con la comunità e che negli anni l’ha portata anche a far parte del direttivo dell’associazione.

Nella vita professionale lavora come responsabile amministrativa in una società specializzata in allestimenti floreali per eventi. Un lavoro che, in qualche modo, riflette la sua sensibilità e il suo amore per la bellezza e la natura, elementi che per lei rappresentano da sempre un rifugio e una fonte di equilibrio. Nel 2014 entra nell’attuale Associazione I Strii de Ruena ODV come segretaria. Da quel momento nasce un legame profondo, fatto di passione, impegno e senso di appartenenza. Anno dopo anno contribuisce alla crescita dell’associazione, fino ad assumerne la presidenza nel 2024.



© Copyright Rekh Magazine


English text:


Searching for local traditions for twenty-three years: over this time, the association I Strii de Ruena (The Witches of Rovenna), on the shores of Lake Como, has become a unique project in the Italian cultural landscape. In fact, the "Strii" have distinguished themselves through an ability to blend historical research with entertainment, drawing ever-increasing public interest. This is a compelling case history; originating in the realm of folklore, their cultural commitment has eventually thrown a spotlight on the forgotten facets of "traditional medicine"—a practice primarily carried out by women who were once branded as malevolent figures or "witches."

Elena Urio is the president of the association, which, on March 28th in Cernobbio, will present the awards for its literary competition. Among the winners (taking Second Prize in the Short Story category) is Lelia Plebani, editor of Rekh Magazine.


Ms Urio, first of all, what is the point of speaking about "witches" today?


Today, discussing witches is a way to reflect on various aspects of our history and culture:

  • Remembering phenomena like the European witch hunts helps us understand how fear, superstition, and power can lead to the persecution of innocent people.

  • Accusations of witchcraft were often tools of social, political, and religious control used against those perceived as "different" or inconvenient.

  • Many victims were women. Consequently, the figure of the witch has become a symbol through which we reflect on gender roles, historical misogyny, and female autonomy.

  • In literature, cinema, and pop culture, the witch is a powerful archetype evoking mystery, hidden knowledge, and transformation.


Speaking of witches today, therefore, isn't about believing in their existence, but rather using this figure to better understand the past and question the present.


For twenty years, your cultural association has promoted a "high-level" investigation into the folk traditions of Rovenna. How have you operated, and what was your intent?


I Strii de Ruena was founded in 2003 to keep the traditions of Rovenna and the surrounding area alive, celebrating its culture, history, and local character. "I Strii de Ruena" was actually the nickname given to the women of Rovenna who travelled to markets to sell garden produce and wild herbs gathered from the slopes of Mount Bisbino—herbs used for both healing and cooking. Over the years, as part of the "Chestnuts, Witches, and Such" festival, we introduced a literary contest, now in its fifth edition. We also published the anthology L’urlo delle streghe (The Witches' Scream), a collection of stories and poems from the contest. Since last year, we have also created the "RicorDipinti" path—an itinerary through the hamlet of Rovenna that uses artistic panels to narrate and commemorate the ancient artisanal and commercial activities of the village.


In the Como area, witch trials occurred during the 15th and 16th centuries. What information have you gathered in your research?


We have relied primarily on research conducted over the years by local historians and scholars. However, as far as Rovenna is concerned, there are fortunately no recorded episodes of witch hunts. Our village was never directly involved in those tragic events that affected other parts of the Como province. The "witch" figure in Rovenna stems instead from folk tradition. As I mentioned, the nickname was given to local women who brought their herbs and produce to market.


The gathering of wild herbs and the use of natural medicinal practices were often associated with sorcery. How do you explain this?


For centuries, knowledge of medicinal herbs was passed down through oral tradition. Many women knew the properties of wild plants and used them for minor ailments, natural remedies, or simply for cooking. In an era when scientific medicine was scarce, and much of the population lived by inherited knowledge, these skills could appear mysterious. In some cases, what couldn't be explained was viewed with suspicion and linked to witchcraft. Today, we know these practices were simply part of rural culture—a heritage of knowledge that speaks to the deep bond between local communities and their land.


Witches have inspired books, films, and music, but sorcery is a dark phenomenon of evil. How do you deal with this?


Actually, we try to subvert that very stereotype. In our case, the figure of the "witch" has nothing dark or negative about it; it is tied to folk tradition and the memory of women who understood nature. Through our initiatives, we want to restore a different meaning to this figure—one closer to rural culture and the relationship with the environment. The "witch" thus becomes a symbol of ancient knowledge and traditions that deserve to be remembered. We use events and storytelling to transform an often negative image into an opportunity to rediscover local history.


Neo-witchcraft or Wicca—modern neo-pagan cultures—are very fashionable today. How does your association view this phenomenon, which is not without ethical and religious ambiguity?


Our association was founded for cultural purposes and to promote local traditions. Our reference to "witches" is exclusively linked to the history and folk memory of our territory.

We view phenomena like neo-witchcraft or Wicca with respect for personal and spiritual choices, but without any direct involvement. Our interest remains the preservation of rural culture and the knowledge of nature. Our initiatives are historical and educational in nature; they are not intended to promote religious practices, but rather to offer opportunities for reflection and the appreciation of our local heritage. (The Editor)


 
 
 

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